Intervista a Rosa Maria Di Salvatore, haijin di Memorie di una geisha

rosa

1) Presentati brevemente, indicando anche il tuo blog, se ne usi uno per pubblicare.

Nata e residente a Catania, sono laureata in lingue e letterature straniere moderne e ho insegnato inglese negli Istituti Superiori.
Il mio percorso poetico comincia dopo l’attività lavorativa, forse per il maggiore tempo libero a disposizione che mi ha permesso di portare in superficie ed evidenziare nella scrittura dei versi le mie sensazioni e le mie emozioni.

2) Quando hai iniziato a scrivere cosa ti ha spinto e perché?

Forse sembrerà strano, ma ho scritto la mia prima poesia dopo aver osservato ed ammirato un prato di papaveri, fiori che si mostravano in tutto il loro splendore, quasi fieri della loro bellezza, una bellezza purtroppo fragile ed effimera, destinata a durare poco.

3) Che genere di poesia scrivi? Se più di uno, in quale pensi di riuscire ad esprimerti meglio?

La mia, ripeto, è una poesia fatta di emozioni, di stati d’animo, di nostalgia pervasa a volte da una vena di sottile malinconia. I miei versi sono sobri e spontanei, in cui le bellezze della natura si fondono ai pensieri d’amore e ai sentimenti più vari.
Ultimamente scrivo soprattutto haiku, un genere di poesia che coltivo da circa una dozzina di anni, anche se la loro produzione si è intensificata col passare del tempo, tanto da permettermi di pubblicare recentemente una silloge che contiene soltanto questo tipo di poesia.
Non sta a me dire in quale genere poetico riesco ad esprimermi meglio… io penso che solo chi legge le mie poesie possa dare un giudizio… io sarei troppo di parte!

4) Il tuo lavoro è influenzato/ispirato da qualche poeta del passato? Se sì, chi è e in che modo t’influenza/ispira?

Ho frequentato il liceo classico e quindi ho studiato letteratura greca e latina. Successivamente, avendo scelto la facoltà di lingue, ho avuto modo di conoscere ed approfondire anche le letterature straniere.
Devo dire, comunque, che la mia poesia nasce spontanea e non credo che sia ispirata da qualche poeta del passato, anche se, sicuramente, di ognuno dei poeti che ho letto è rimasto dentro di me un qualcosa che, anche solo inconsciamente, ha influenzato il mio sentire.
Mi piacciono tanto i poeti “laghisti” del Romanticismo inglese, soprattutto W.Wordsworth e
mi lascio coinvolgere dalla poesia di Emily Dickinson e di Elizabeth Barrett Browning.
Fra i poeti italiani, Leopardi è il mio preferito insieme con Montale ed Ungaretti.
Per quanto riguarda la poesia orientale, in particolare mi riferisco agli haiku, ho letto i grandi Maestri… Basho, Buson, Taigi, Issa, Chora, Shiki… cercando di cogliere quello che è l’essenza di un kaiku che possa essere ritenuto valido.

5) Definisci il tuo stile poetico con un aggettivo e spiegane il motivo.

Non mi è facile spiegare con un solo aggettivo il mio stile poetico… forse potrei dire “romantico” o “nostalgico” o “emozionale” perché, come ho già detto, la mia poesia si ispira alla natura o alle emozioni.

6) Tutti i poeti hanno delle parole, delle frasi che non riescono a fare a meno di usare. Quali sono le tue parole o frasi più ricorrenti.

Le parole che si possono trovare più facilmente nelle mie poesie sono tante e sono quelle che si riferiscono alle bellezze della natura come alba, tramonto, luna , stelle, mare, battigia, risacca, ma anche agli stati d’animo come sussurro, silenzio, sogno, carezze ecc.

7) Si dice che per vedere il mondo per quello che è veramente si dovrebbero guardare commedianti, artisti e poeti. Che cosa pensi emerga spontaneamente dalle tue opere?

Penso che dalle mie opere emerga soprattutto l’amore per la Natura, che purtroppo, specialmente in anni abbastanza recenti, viene sempre più maltrattata.
Emerge anche lo scorrere del tempo, l’avvicendarsi delle stagioni, non visti con pessimismo o con malinconia, ma sempre attraversati da un raggio di luce, da un sentimento di ottimismo che illumina anche le zone più buie del cuore.
Tutto questo con un linguaggio semplice, anche se non privo di metafore e di musicalità.

8) Spesso i poeti sono attivi anche in altri campi creativi. Oltre alla poesia ti esprimi anche in altri campi artistici non-letterari? Quali?

Sono molto discontinua per quanto riguarda la mia attività in campi creativi, al di là della poesia.
Per alcuni anni mi è piaciuto fare dei lavori a punto croce, con cui ho realizzato dei quadretti davvero graziosi… in un altro periodo ho avuto l’idea di raccogliere dei fiori e delle foglie per comporre dei lavori con i fiori pressati.

9) Quale tipo di letture preferisci?

Per quanto riguarda la lettura, devo dire che non ho particolari preferenze, cioè mi piace leggere un po’ di tutto. Leggo libri di narrativa, di poesia e mi piace anche la saggistica.
Ultimamente leggo molto i libri che contengono gli haiku degli antichi Maestri giapponesi.

10) In tempi recenti è sempre più frequente la pubblicazione di poesie su blog o social network. Molto spesso si possono trovare lavori interessanti e ben scritti. C’è qualche poeta che torni a leggere di frequente e che vorresti raccomandare? (se possibile aggiungi anche il link al blog).

Per quanto riguarda i social network, sono iscritta, su facebook, ad alcuni gruppi di poesia, soprattutto di haiku, dove posso leggere e pubblicare i miei lavori.
Non sono solita leggere i blog, anche se recentemente ho trovato alcuni di essi molto interessanti e curati, come, ad esempio, “Memorie di una geisha” e “Cha No Keburi”… blog in cui ho il piacere e l’onore di essere presente con i miei haiku.

11) Hai mai pubblicato una raccolta personale delle tue poesie? Se sì fanne una breve descrizione indicando anche i dettagli della pubblicazione (editore, distributore).

Sì, ho pubblicato alcune raccolte delle mie poesie, a cominciare dal 2007, con “La risacca del tempo”, inclusa nel libro dal titolo “Poesie”, pubblicato a cura del Comune d Leonforte, come vincitrice del Premio “Città di Leonforte”.
Seguono:
”L’isola delle emozioni” Ed. ETS – Pisa – 2010
“Ineffabile Sincronia” Ed. Il Convivio – Castiglione di Sicilia (CT) – 2013
“Il colore delle primule” E. Ibiscos Ulivieri – Empoli – 2014
“Nel fluire dei giorni” Ed. Akkuaria – Catania – 2015
“Dove fiorisce il glicine” Ed. Il Convivio – Catiglione di Sicilia (CT) – 2015
“In un battito d’ali” Il Convivio Editore – Castiglione di Sicilia – 2016
“All’ombra dei ciliegi in fiore” Il Convivio Editore – Castiglione di Sicilia (CT) – 2017

12) Spesso i poeti sono persone eccentriche. C’è qualcosa di te che rientri in questa definizione?
No davvero… non credo di essere eccentrica, stravagante o anticonformista in nessuno dei miei comportamenti, anzi, al contrario sono abbastanza tradizionalista.
Non credo che possa essere definita eccentrica una persona come me solo per il fatto che dice sempre la verità, non è ipocrita e difende i suoi punti di vista.
In effetti, mi considero una persona “normale” (tra virgolette).

13) Per chiudere l’intervista cita tre dei tuoi versi che credi siano i migliori (indicando tra parentesi il titolo della poesia e, se pubblicata, dove leggerla.)

Non so se siano i migliori, ma, forse perché, anche se sono una persona loquace e socievole, mi piace ritagliarmi degli spazi di silenzio, in cui rimanere sola con me stessa, sono molto legata a questi versi: “… e, assaporando la quiete / di questo silenzio / mi nutro”… versi che concludono la poesia “L’isola delle emozioni” che apre la raccolta che porta lo stesso titolo.

Sul silenzio ho scritto anche vari haiku, fra cui

Silenzio intorno
Versi di poesia
mi porta l’alba

 

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World Children’s Haiku Contest

Buongiorno amici haijin.
Mi permetto di condividere con voi questo progetto internazionale di haiku per l’infanzia: più studenti partecipano, più impariamo a crescere bambini con la poesia nel cuore.
Una preghiera di condivisione. ❤

Gaia R. Sain

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Da qualche tempo ormai gioco a creare attimi di poesia con i bambini: fra scuole, centri estivi, eventi e festival, i laboratori poetici per l’infanzia sono diventati un appuntamento fra i miei più cari.

Nello specifico, da ottobre e fino ai primi di gennaio sto seguendo e seguirò le selezioni per il concorso internazionale di poesia haiku per bambini: il World Children’s Haiku Contest, indetto ogni due anni dalla JAL Foundation.
Sono stata coinvolta in questo bellissimo progetto dall’Associazione Culturale Kitsune di Udine che, fra i suoi tanti progetti, è stata resa responsabile della “sezione italiana” di questo concorso.
Ma esattamente di cosa stiamo parlando?

Il World Children’s Haiku Contest è un concorso di poesia haiku indirizzato ai bambini di tutto il mondo, fino ai 15 anni di età – il tema di questa edizione è ESSERIVIVENTI.
Ogni partecipante invierà un haiku nella propria lingua…

View original post 267 altre parole

Eufemia Griffo – Asahi Haikuist, November 17

di-Bram-Stokers-Dracula-3

(nell’immagine Winona Ryder nei panni di Mina Arker)

absinthe glass
the souls of poets lost
in a green river

bicchiere di assenzio
le anime dei poeti perse
in un fiume verde

–Eufemia Griffo (Settimo Milanese, Italy)

http://www.asahi.com/sp/ajw/articles/AJ201711170001.html

Haiku liberamente ispirato a una scena tratta dal film “Bram Stoker’s Dracula” di F. Coppola

About absinthe…
The legacy of absinthe as a mysterious, addictive, and mind-altering drink continues to this day. Absinthe has played a notable role in the fine art movements of Impressionism, Post-impressionism, Surrealism, Modernism, Cubism and in the corresponding literary movements. The legendary drink has more recently appeared in movies, video, television, music, and contemporary literature. The modern absinthe revival has had a notable effect on its portrayal. It is often shown as an unnaturally glowing green liquid.
Oscar Wilde wrote:
“What difference is there between a glass of absinthe and a sunset?”. After the second, you see things as they are not. Finally, you see things as they really are, and that is the most horrible thing in the world.”
There is a beautiful scene of Francis Ford Coppola’s “Bram Stoker’s Dracula” movie in which the vampire tells to Mina: “Absinthe is the aphrodisiac of the self. The green fairy who lives in the absinthe wants your soul. But you are safe with me. “
https://www.youtube.com/watch?v=zhFFOsikyQ0

Francesco Palladino

fot

(Foto di Luca Palladino)

Gelo nell’aria
Riscalda la discesa
fino al nevaio

*

Francesco Palladino

 Il paradosso del riscaldamento reciproco tra l’aria gelida e la discesa verso la fonte estrema del freddo. La vita nella semplicità ,a contatto con la natura. “Arrampicati a piedi nudi su una cima di spada e immergiti nel fuoco con una pelliccia “. (Zenrin Kushu)

Angela Giordano – Haiku Column

pon

ponte dei sospiri
selfie e risate dei turisti
【歌澄訳】
ため息橋
旅行者の自撮りと笑顔

*

Angela Giordano

Dalla selezione Daily Haiku del 31 ottobre 2017 della pagina Haiku Column di Mr Nagata Mitunori e collaboratori

Alessandra Delle Fratte

LE

ombre autunnali
di arabeschi dorati
parlano i muri

autumn shadows —
of golden arabesques
the walls speak

*

Alessandra Delle Fratte

 

Intervista a Dolores Santoro, haijin di Memorie di una Geisha

mia foto

1) Presentati brevemente, indicando anche il tuo blog, se ne usi uno per pubblicare.

Sono nata nel 1983 in terra salentina; mi occupo di benessere (massaggi, psicosomatica, rimedi naturali, nutrizione) e sono vicepresidente dell’associazione “NotteBlu”, che svolge attività di formazione e informazione sull’autismo attraverso incontri, convegni e laboratori.
Da maggio 2017 impegnata nell’amministrare il gruppo “Haiku, tre versi di luna crescente”, assieme a Paola Martino (abbiamo viaggiato insieme già in altro gruppo, a partire dall’ottobre del 2015, e devo a lei l’imprinting e buona parte del mio percorso).

Amante della lettura – poesia in particolare – e delle culture straniere; mi piace osservare le sfumature di ogni mente che incontro nel mio cammino (perché le reputo ciascuna preziosa anche all’evoluzione e alla comprensione del mondo) e mi entusiasmano gli anagrammi, infatti collaboro con altri sei autori nella pagina “L’Oracolo delle Parole” in cui, lasciati dei componimenti, se ne ricavano di nuovi, permutandone le lettere.

La mia pagina personale di poesie e riflessioni è disponibile al seguente link:

https://www.facebook.com/Voli-di-Luce-1477673299211334/

La maggior parte del mio impegno tecnologico/virtuale è però riversato nel gruppo di cui sopra

https://www.facebook.com/groups/133248500549651/?ref=bookmarks

e al sito ad esso associato, raggiungibile a questo indirizzo:

http://treversidiluna.simplesite.com/

2) Quando hai iniziato a scrivere cosa ti ha spinto e perché?

Ho iniziato a scrivere da piccolissima, con le prime poesiole in rima dedicate esclusivamente ai miei genitori, cui allegavo qualche nastro colorato e l’immancabile fiore di campo.
Ho interrotto per poi riprendere durante la frequenza della scuola superiore, al momento del primo amore non ricambiato.
E’ seguita una nuova pausa conclusasi all’età di 24 anni; da allora non ho più smesso.
Ciò che mi spinge alla scrittura è cambiato nel corso del tempo: è passato dalla necessità di tradurre uno stato d’animo molto intenso in parole – con lo scopo di ridimensionarlo – alla necessità di riscoprirmi attraverso ciò che osservo, ampliando la mia (prima) percezione.

L’osservazione diretta è ciò che mi sprona verso uno slancio maggiormente autentico ma più contenuto, e quando mi trovo in un momento molto carico d’emozione preferisco aspettare per evitare di vagliarne solo la superficie, ossia quell’esubero di tensione che in questo caso allontanerebbe dalla verità.

3) Che genere di poesia scrivi? Se più di uno, in quale pensi di riuscire ad esprimerti meglio?

Sperimento il necessario: più che cimentarmi in qualunque genere mi capiti, faccio una prima selezione – se così posso dire – attraverso una visione periferica e soltanto dopo scendo nel dettaglio.

Citando Chuang-tzu:
“ Il bambino guarda tutte le cose tutto il giorno senza batter ciglio; questo perché i suoi occhi non si concentrano su qualche oggetto particolare. Egli cammina senza sapere dove va, e si ferma senza sapere cosa fa. S’immerge nelle cose che lo attorniano e procede con esse.
Questi sono i principi dell’igiene mentale”
(estratto da: La via dello Zen, Alan W. Watts)

In sostanza sono passata dalla poesia romantica (pur non abbandonandola del tutto) alla poesia d’ispirazione giapponese ed è stata una scelta che ho sentito congeniale: nella mia poesia mi trovavo sovente rinchiusa, nonostante la libertà dei versi; la disciplina dell’haiku, invece, mi ha aiutato a canalizzare meglio e, dopo un primo conflitto da ribellione agli schemi, me ne sono letteralmente innamorata.
Trovo che abbia un’energia particolare e che sia tanto universale da poterne scoprire sempre nuove sfaccettature e dinamiche.
Questo è più o meno rappresentativo (anche) della mia idea di libertà.

4) Il tuo lavoro è influenzato/ispirato da qualche poeta del passato? Se sì, chi è e in che modo t’influenza/ispira?

Sono e sono stata certamente influenzata da diversi autori, in particolare dai poeti romantici, ma anche decadenti ed ermetici.
Ci sono poesie, racconti o a volte anche immagini che segnano moltissimo: nella mia memoria è incisa quella manina tesa al melograno (come non ricordare Carducci?) così come il mio stupore alla lettura de “Il treno ha fischiato” di Pirandello: quante volte ho provato ad immedesimarmi, anche a distanza di anni, nel Belluca.
Mi sono chiesta come possa essere sentire quel fischio: “svegliarsi” e poter ribaltare ogni prospettiva.
Sembra una divagazione, ma non lo è: nei miei componimenti cerco sempre di dare percezione della tenerezza di quella mano e della scossa di quel fischio.

Nella poesia giapponese leggo molti Maestri ma in parallelo, proprio per cercare di non essere influenzata da alcuno in particolare.
Poiché lo stesso Bashō diceva “Non sforzarti di imitare le imprese dei grandi uomini del passato, ma preoccupati di scoprire che cosa li ha ispirati” (citazione da un contributo di Stefano d’Andrea, estratto da: Millepiedi-Yasude, maggio 2002, foglio informativo dell’Associazione Italiana Amici del Haiku) ho cercato di seguire la sua indicazione nel modo per me più spontaneo, come faccio, da sempre, con le letture serali: non c’è un solo libro in corso accanto a me.

5) Definisci il tuo stile poetico con un aggettivo e spiegane il motivo.

Liquido, mi piace definirlo così.
Amo il movimento nelle composizioni, e trovo che l’acqua, da cui per associazione deriva il mio aggettivo, sia perfetta a definire un continuo fluire e rinnovarsi.
Qualunque immagine io vada a proporre, anche se apparentemente immobile, deve avere una “via d’uscita”; mentre ne parlo mi rendo conto che potrebbe essere con molta probabilità la traduzione di una mia costante ribellione.
Personalmente, non attribuisco valore negativo a questa parola: ribellione per me non è (solo) reazione violenta o rumorosa, ma un modo per non perdere il contatto con se stessi; è una riserva della mente che segue il proprio arbitrio, fermo restando che ci si ribella anche con la non-azione.

6) Tutti i poeti hanno delle parole, delle frasi che non riescono a fare a meno di usare. Quali sono le tue parole o frasi più ricorrenti?

Nei miei scritti sono abbastanza frequenti gli aggettivi, per l’insita caratteristica di definire meglio immagine e/o emozione, e tra essi prediligo quelli che suggeriscono sensazioni tattili; spesso li utilizzo nella sinestesia, figura retorica a me cara, quanto la metafora.
Se devo scegliere un termine che ricorre, però, direi flesso (in questo caso più visivo) perché trasmette forza e fragilità allo stesso tempo.
Mi entusiasmano da sempre i contrasti, e cerco di far giungere al lettore questo tipo di sensazione, non necessariamente con le sole parole, devo ammettere, ma con le differenti parti del componimento: di solito la dimensione più leggera è inserita alla fine del lavoro.

Mi piace molto anche la parola ritorno, a cui attribuisco una sorta di consapevolezza: spesso tornare (sui propri passi, su un’idea, accanto ad una persona…) non è indice di debolezza ma di diversa comprensione; come ritornano le stagioni, e gli eventi, allo stesso modo si può fare un passo indietro e far vacillare qualche nostra sicurezza.

7) Si dice che per vedere il mondo per quello che è veramente si dovrebbero guardare commedianti, artisti e poeti. Che cosa pensi emerga spontaneamente dalle tue opere?

Certamente una malinconia di fondo che reputo sia, nonostante il mio atteggiamento positivo nei confronti della vita, il segno inequivocabile della volontà di lasciarsi attraversare da ogni tipo di emozione, ma punto sul fatto di non intristire chi mi legge perché dovrebbe giungere anche (e sempre) un chiarore che acquieta l’anima.
Scrivo secondo queste sensazioni, in questo ordine, come già accennato, ma non posso garantire di riuscire a portarle a destinazione tali e quali.

8) Spesso i poeti sono attivi anche in altri campi creativi. Oltre alla poesia ti esprimi anche in altri campi artistici non-letterari? Quali?

Sicuramente la fotografia è una mia passione: mi piace immortalare qualunque cosa, soprattutto durante le passeggiate; provo lo stesso entusiasmo nel “fermare” un tramonto o una serie di sassolini.
Credo sia un grande strumento per far passare l’emozione di chi scatta e suscitarne di nuove in chi osserva; la reputo quindi poesia in piena regola.
Adoro cantare.
Qui siamo lontani anni luce da un potenziale vero, ma il canto mi aiuta ad esternare emozioni molto forti per le quali trovo insufficienti o più elaborati altri canali.
Con i miei figli, oltre che per la ninna nanna, mi piace utilizzare il canto (talvolta) per comunicare, e loro sembrano seguire – e gradire – questo mezzo.
Il mio primogenito ha imparato ad esprimersi a parole proprio partendo dalle canzoni.

9) Quale tipo di letture preferisci?

Prediligo poesie, letture su meditazione e Zen, ma anche testi didattico/educativi, psicoanalitici e romanzi autobiografici.
Per ciascun genere mi piace leggere attivamente: ritrovare uno stato o un’idea, oppure divergenze con una personale prospettiva o ancora scoprire un aspetto che mi è sconosciuto; per me la lettura in sostanza inizia quando elaboro le mie riflessioni, non prima.
Il mio libro preferito è ancora “Il Codice dell’Anima”, di Hillman.

10) In tempi recenti è sempre più frequente la pubblicazione di poesie su blog o social network. Molto spesso si possono trovare lavori interessanti e ben scritti. C’è qualche poeta che torni a leggere di frequente e che vorresti raccomandare? (se possibile aggiungi anche il link al blog).

Ci sono diversi autori che danno forti emozioni e porgono senso estetico, musicalità e contenuto in buona od ottima sinergia, ma citarne qualcuno comporterebbe il rischio di sminuirne altri, quindi preferisco lasciare all’intelligenza e sensibilità di ognuno la scoperta di poeti e haijin che meritano in modo particolare.

11) Hai mai pubblicato una raccolta personale delle tue poesie? Se sì fanne una breve descrizione indicando anche i dettagli della pubblicazione (editore, distributore).

Ho pubblicato un’unica raccolta, edita nel luglio del 2015 da Irda Edizioni: si tratta di una silloge di poesie d’amore in cui ha un ruolo predominante la Natura; una sorta di osmosi tra essa e la coppia donna/uomo.
Il titolo è “Voli di Luce”, e giunti a questo punto non credo occorra spiegare le motivazioni: ho descritto nelle precedenti risposte sia il Volo della libertà che la Luce sopra la malinconia.
In ogni lirica ho cercato di lasciare un volo, ossia un momento che abbia il sapore di accoglienza verso l’amore e che chiuda il suo librarsi a fine lettura.

12) Spesso i poeti sono persone eccentriche. C’è qualcosa di te che rientri in questa definizione?

Lo sento un po’ stridente come termine che possa definirmi, ma se vogliamo prendere la sfumatura più moderata, e quindi puntare a identificarci un atteggiamento sveglio nei confronti del proprio cammino di vita, con l’intenzione di esprimere il proprio pensiero anche se divergente dai più oppure di assumere un comportamento differente, allora sì, sono un pochino eccentrica.

13) Per chiudere l’intervista cita tre dei tuoi versi che credi siano i migliori (indicando tra parentesi il titolo della poesia e, se pubblicata, dove leggerla.)

I migliori, ammesso che ci siano, non potrei riferirli io!
Mi viene in mente uno tra i lavori che mi sembrano ben riusciti; in questo componimento ho raccolto più dimensioni temporali – come piace a me – e ho puntato su diverse suggestioni: il calore della temperatura esterna (lasciato intuire) a contrasto con il gusto freddo/rinfrescante di un gelato, una sensazione nell’udire che può essere di interesse, commozione o noia ( a discrezione del lettore) e il periodo di vita narrato; su quest’ultimo aspetto secondo me entra in gioco una ulteriore apertura tra l’input che ha fatto scaturire il racconto e il contenuto dello stesso: potrebbe essere che il padre stia raccontando quanto ai suoi tempi fosse raro mangiare un gelato, oppure potrebbe trattarsi di qualunque altra vicissitudine rievocata da una situazione presente, o ancora, un’abitudine (spesso i papà, o i nonni, tendono a non parlare quasi d’altro che del loro tempo…).
E’ stato pubblicato nel gruppo haiku di cui ho lasciato il link nella risposta alla prima domanda.

Cono gelato
Mio padre racconta
la sua infanzia

(maggio 2017)

Grazie di cuore, Eufemia, per la disponibilità e la squisitezza, nonché per questo bel progetto (tra i tanti che porti avanti) che punta alla condivisione e alla conoscenza tra noi scrittori.
Sono onorata di occupare un posto nel tuo blog.

Eufemia Griffo – Failed Haiku

spider

spiderweb

all my life

hanging by a thread

*
Eufemia Griffo

Lucia Cardillo – Failed haiku

lucia

autumn …
leaf teaches me 
the levity

(autunno … una foglia m’insegna / la leggerezza)

Lucia Cardillo

Francesco Palladino – Haiku con commento dell’autore

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Treno a vapore
Da stazione a stazione
la luce rossa

*

Francesco Palladino

 

Kigo: “la luce rossa”= la mia estate. Tecnica della “messa a fuoco”. Stato d’animo: nostalgia e transitorietà della vita e delle cose.Ripenso a tutto il tempo trascorso nelle stazioni aspettando il via libera del capostazione di turno. . Quasi un monito ad apprezzare anche i ritardi, senza voler mettere fretta alla vita che scorre.

Angela Giordano – Haiku column

 

carpe

Fiume ghiacciato
L’ombra delle carpe a pelo d’acqua
【歌澄訳】
凍った川
水面に鯉の影

Angela Giordano

Traduzione in giapponese di Mr. Nagata Mitunori

 

Le lumachine, numero 8 – Foglio degli amici dello haiku di Stefano D’Andrea

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“Le lumachine, foglio degli amici dell’haiku”, numero 8   periodico diretto  da Stefano D’Andrea,  è disponibile cliccando a questo link:

basho

https://docs.wixstatic.com/ugd/0ba2eb_478fd2711b3e4cc895cde78004150b3a.pdf

Anna Maria Domburg-Sancristoforo haiku

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Invitation à la danse by Sølve Sundsbø

vento dal nord –
così trascorre il tempo
di queste foglie

©A.M.

Tanka del compleanno di Paola Martino e Dolores Santoro

TANKA DEL COMPLEANNO per Eufemia Griffo
Auguri da parte di tutto il gruppo!

Kami:  Paola Martino
Shimo:  Dolores Santoro
tann

Non sembra autunno
La tavolozza splende
di nuove tinte

Le foglie una ad una
passano in armonia

*
Paola Martino e Dolores Santoro

Ringrazio tantissimo Paola e Dolores, admin del gruppo facebook ” HAIKU, TRE VERSI DI LUNA CRESCENTE” per questi meravigliosi auguri di compleanno ❤

Lucia Cardillo – Haiku column

cr

 

ricci ribelli
fresca corolla d’un crisantemo 
【歌澄訳】
反骨の反り
シクラメンの花冠(かかん)

Dalla selezione Daily Haiku del 29 ottobre 2017 della pagina Haiku Column
Grazie a Mr Nagata Mitunori e a tutti i suoi collaboratori

Eufemia Griffo – Asahi Haikuist Network, September 29

cup

afternoon tea
drinking from the Victorian cup
of an old aunt

tè del pomeriggio
bevendo dalla tazza vittoriana
di una vecchia zia

~

Eufemia Griffo

Maria Pina Belfiore – Okuribi Samhain 33

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semi di zucca –
sorridono ancora 
gli occhi di mamma 

maria pina

 

Elisa Allo

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Ognissanti
dolce malinconia
in questa nebbia

All Saints’ Day
sweet melancholy
in this fog

*
Elisa Allo

(foto dell’autrice dello haiku)

Rosa Maria Di Salvatore – Haiku column

 

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pomodori secchi –
anche l’autunno profuma d’estate

【歌済訳】
乾燥トマト –
秋にも夏の香を放つ
*

Rosa Maria Di Salvatore

(traduzione in giapponese di Mr. Nagata Mitunori)

Intervista ad Alessandra Delle Fratte, haijin di Memorie di una Geisha

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1) Presentati brevemente, indicando anche il tuo blog, se ne usi uno per pubblicare.

Sono una psicologa psicoterapeuta, con il sogno nel cassetto di diventare una scrittrice!

Sono nata a Roma una cinquantina di anni fa e vivo ancora nella mia casa dell’infanzia, dove ogni angolo – nonostante la vigorosa ristrutturazione – è ancora intessuto di generose memorie e caldi ricordi. La solidità – di valori, legami, sentimenti – è per me un caposaldo in ciò che mi orienta nel mondo e nelle relazioni; parimenti, concretezza e pragmatismo – uniti all’idea di “riuscire” rialzandosi, dopo ogni caduta – mi hanno resa la donna e la specialista che sono oggi.

Dedico il mio tempo alla prosa e alla lirica solo da alcuni anni: tutta la mia produzione artistica, anche quella inedita – o ancora in stesura – è pubblicata sulla mia pagina Facebook:

https://m.facebook.com/LullabyEmozionieParole/

2) Quando hai iniziato a scrivere cosa ti ha spinto e perché?

A 9 anni inizio con il mio primo diario segreto: come tutte le bambine della mia generazione, ne ricevetti anche io uno in regalo; su di esso descrivevo minuziosamente la mia piccola vita e trovavo molto liberatorio fare “cronaca” delle gioie e delle sofferenze tipiche del mio tempo.

Alle soglie dei vent’anni abbandono questa abitudine, riprendendola anni dopo con la nascita di mio figlio. A lui ho dedicato un diario diverso: quello della storia con lui e dei suoi progressi.

Gli eventi privati che via via toccheranno le mie corde emotive, non so come, faranno scattare qualcosa in me: nel 2011 inizio contemporaneamente a scrivere aforismi, piccoli brani di narrativa e a comporre le prime poesie; e a mio figlio dedicherò Quasi un fiore – intitolata così perché abbracciandomi al mattino, prima di andare a scuola, mi diceva sempre “profumi di mamma”.

Ho iniziato a scrivere per tenere memoria e far “parlare” le mie emozioni. Oggi posso dire che sono le emozioni a “parlare” per me: io le traduco, semplicemente, in versi.

3) Che genere di poesia scrivi? Se più di uno, in quale pensi di riuscire ad esprimerti meglio?

Come anticipato, ho iniziato scrivendo poesie di tipo occidentale. Nel 2015 però mi avvicino allo studio e composizione di poesie di ispirazione giapponese, haiku soprattutto: sarà amore a prima vista!

Premetto che alla base del mio scrivere – almeno per quanto riguarda la poesia e la narrativa – non vi è una preparazione “ragionata” che abbia portato alla ricerca e affinamento di uno stile: sono assolutamente un’autodidatta – e questo giustifica i limiti, sicuramente rintracciabili, nelle mie produzioni. Se un sentimento urla nel petto, io lo fisso per iscritto; scrivo di getto, e il mio orecchio scandisce la musicalità (spesso graffiante) di ciò che ho da dire.

Diverso è il caso dello haiku, dove l’affinamento della tecnica ha necessariamente richiesto una molteplicità di esercizi di stile, ed approfondimenti di lettura degli antichi maestri. Al riguardo trovo sempre una grande empatia con Kobayashi Issa – senza nulla togliere a Basho o a Buson e ad altri grandi maestri.

La scelta del tipo di poesia verso cui propendere risente del momento ispiratore: lo haiku mi permette di cogliere l’attimo e di descrivere, con profonda sintesi espositiva, il momento presente. Se il messaggio che voglio trasmettere necessita di un dialogo interiore (o con il lettore) di portata più ampia, opto per la poesia tradizionale, o la narrativa.

4) Il tuo lavoro è influenzato/ispirato da qualche poeta del passato? Se sì, chi è e in che modo t’influenza/ispira?

Lo devo ammettere: non ho mai sopportato le rime ed è per questo che ai tempi della scuola odiavo studiare le poesie: non avendo mai goduto di ottima memoria, è sempre stato un calvario per me dover sostenere una interrogazione su tali argomenti.

Che grande riscoperta in età matura, leggere con occhi diversi autori pregiati – come Calvino, Pirandello, Montale, Ungaretti – che anni prima avevo disdegnato, per il solo fatto che da loro poteva dipendere un buon voto a scuola.

Nello stile – diretto, immediato, lacerato/lacerante – che spesso mi caratterizza ritrovo sicuramente l’influenza della splendida Alda Merini, alla quale certamente m’ispiro.

5) Definisci il tuo stile poetico con un aggettivo e spiegane il motivo.

Non ho uno stile unico, ma riconosco di adottare una impostazione intimista ed essere un po’ crepuscolare nelle coloriture affettive, spesso nostalgiche, melanconiche o espressione di un senso di solitudine.

Questo nelle liriche tradizionali si traduce in versi che cristallizzano il dolore di una perdita, di una incomprensione, di un sogno interrotto; nella composizione di haiku il tutto trova un perfetto simbolismo nelle stagioni invernali, a me molto care.

6) Tutti i poeti hanno delle parole, delle frasi che non riescono a fare a meno di usare. Quali sono le tue parole o frasi più ricorrenti.

La mia scrittura è un po’ variata negli ultimi otto anni, ma il mio scrivere poesie, nella duplice ispirazione occidentale/giapponese, richiama oggi come ieri alcuni modi di dire più frequenti di altri.

Sicuramente “stanze dell’anima” è una locuzione che spesso utilizzo nelle mie liriche di impostazione occidentale: l’idea che in ognuno di noi alberghi un vissuto recondito – talvolta celato anche a noi stessi – è presente in ciò che scrivo, e riconduce alla parte di noi che cerca di proteggerci da quella sofferenza latente che non comprendiamo, ma che vogliamo dimenticare.

Quando il mio sentire abbraccia invece l’ haiku, mi accorgo che ricorro spesso al piccolo kigo “e si fa sera” – che ben descrive il lento fluire, indefinito, di un tempo semplicemente accolto senza giudizio, nel quale il poco (o molto) può comunque accadere.

7) Si dice che per vedere il mondo per quello che è veramente si dovrebbero guardare commedianti, artisti e poeti. Che cosa pensi emerga spontaneamente dalle tue opere?

Credo l’universalità di ciò che allieta – o tormenta – il genere umano. La capacità delle piccole cose di stupire la nostra parte bambina; o la conferma che sentirsi profondamente soli, o tristi, non è qualcosa che rende diversi, bensì accomuna l’uomo ad altri uomini.

La mia vita professionale mi ha sempre portata ad ascoltare tante storie di umana quotidianità: su alcune di esse ho composto versi che potrebbero appartenere anche a me, o al mio vicino di casa. Mi è stato detto che in ciò che scrivo “ci si riconosce”; ed è il complimento più bello che potevo ricevere perché avvicinare, condividere, comprendere è la medesima finalità che abbraccio anche quando lavoro.

8) Spesso i poeti sono attivi anche in altri campi creativi. Oltre alla poesia ti esprimi anche in altri campi artistici non-letterari? Quali?

Da bambina sono stata avvicinata alla musica e per alcuni anni ho studiato pianoforte. Pensando alla mia vena creativa, negli anni giovanili mi sono dedicata ad hobbies di piccola manualità: ricamo, disegno, maglia, composizioni di piante e fiori, e piccola pasticceria. Ancora oggi, se posso, i miei regali sono fatti a mano, col cuore.

Oggi compongo poesie per gli amici che si sposano, o diventano genitori, ad esempio; o se mi chiedono di rappresentarli in un mio scritto, dedico loro un personaggio e gli faccio vivere qualche avventura.

9) Quale tipo di letture preferisci?

Il mio rapporto con la lettura, come lo scrivere, asseconda ancora una volta l’umore del momento: sono la classica persona che sul comodino ha tre, quattro libri iniziati e che gusto in parallelo, a seconda se io voglia calarmi in un amore romantico, piuttosto che tra i versi poetici di un autore a me caro.

Sono una giallista fin dalla prima adolescenza. Le trame complicate da seguire con logica e la suspense mi sono sempre piaciute: ho iniziato con l’inquieto Edgar Allan Poe e le ambientazioni di Agatha Christie. In tempi moderni oltre alle storie magistralmente raccontate da Camilleri, seguo con interesse i giallisti del profondo nord: Nesbo, Camilla Lackberg e, prima di loro, il bravissimo Stieg Larsson.

10) In tempi recenti è sempre più frequente la pubblicazione di poesie su blog o social network. Molto spesso si possono trovare lavori interessanti e ben scritti. C’è qualche poeta che torni a leggere di frequente e che vorresti raccomandare? (se possibile aggiungi anche il link al blog).

Sinceramente non seguo nessun artista in particolare. Ho molti amici scrittori emergenti e senza indulgere in preferenze particolari sostengo ognuno di loro per come posso.

Gli amici di poesia li incontro ed apprezzo quotidianamente nei gruppi Facebook dove pubblico anche io. I blog sono una vera novità per me e Memorie di una geisha ne sa qualcosa!

11) Hai mai pubblicato una raccolta personale delle tue poesie? Se sì fanne una breve descrizione indicando anche i dettagli della pubblicazione (editore, distributore).

Si. Ho iniziato a pubblicare con piccole case editrici nel 2015. La mia prima silloge poetica, Impronte sul Cuore, è uscita nell’antologia collettanea “Tramontane” (Collana Parole in Fuga – Poeti del nuovo millennio a confronto, Edizioni Aletti).

Sempre nel 2015 ho contribuito all’antologia poetica “Odi et Amo. Essere donna tra poesie e pensieri d’autore” (vol. 2 a cura di M. T. Infante, Edizioni La lettera Scarlatta) con un capitolo specialistico sulla dipendenza affettiva patologica – Quando l’amore fa male – e tre liriche sul tema della violenza psicologica: Libero arbitrio, Il valore di una donna, Nulla più chiederò.

Ma la soddisfazione più grande è arrivata con l’uscita del mio primo libro di poesie Come una Fenice. Emozioni in versi (2016, Collana Nuvole, AUGH! – Gruppo Alter Ego), disponibile su Amazon e sullo shop online della casa editrice. In questo libro ho raccolto più di settanta tra poesie e aforismi: la fenice è l’animale mitologico simbolo del mio rinnovamento interiore che ho scelto per dare vita ad un intreccio di versi poliedrici, specchio di vite vissute – le mie, e quelle di chi ha intersecato fino ad oggi il mio cammino.

12) Spesso i poeti sono persone eccentriche. C’è qualcosa di te che rientri in questa definizione?

Eccentrica non so, sicuramente sono sempre stata definita una persona di “carattere”.

Pur essendo una persona attenta alle regole (di convivenza sociale, di rigore scientifico e metodologico) difficilmente mi adeguo se non sono convinta di ciò che sono chiamata a fare; e questo – in ambienti dove l’acquiescenza è preferita al pensare con la propria testa – non sempre ha girato il vento in mio favore.

Spontanea, diretta, allegra ed informale: nella vita come negli ambiti di mia competenza io sono così. Ricevo i miei pazienti in uno spazio privilegiato in cui, oltre al pianto, anche lo humor è il benvenuto; e dove la professionalità, nell’ascolto e nella guida verso una sofferenza minore, non impedisce di sorseggiare un buon te al gelsomino, seduti comodamente in poltrona.

13) Per chiudere l’intervista cita tre dei tuoi versi che credi siano i migliori (indicando tra parentesi il titolo della poesia e, se pubblicata, dove leggerla.)

Migliori, certamente, non posso dirlo io! Dovendo circoscrivere la scelta a soli tre versi non posso che optare per un haiku, tra i miei più affezionati, che dedico a Memorie di una geisha per la squisita ospitalità:

ombre autunnali –
di arabeschi dorati
parlano i muri

Grazie.

 

Eufemia Griffo – Okuribi Samhain 32

euuu

ancient stones
the wind whispers
ancestors names

antiche pietre
il vento sussurra
Il nome degli antenati
~

Eufemia Griffo

Antonio Mangiameli – Okuribi Samhain 31

cri

un uomo solo –

a terra il bastone

e un crisantemo

*

Antonio Mangiameli

Julia Guzmán – Okuribi Samhain 30

julia

Día de todos los muertos…
El niño absorto en
las lágrimas de su madre

All dead’s Day
The child absorted
in his mother’s tears

Giorno dei morti
il bambino assorbito
nelle lacrime della mamma

*

Julia Guzmán

Valentina Meloni – Okuribi Samhain 29

spr

ecco Calenda:
sorgono le Pleiadi
il Dio muore –

lunga notte del seme
giungono gli spiriti

*

Valentina Meloni

(pubblicato in “Alambic”)

Lucia Viola – Okuribi Samhain 28

ceci

Semina a mano 

il vecchio contadino

Zuppa di ceci

*

Lucia Viola

Tradizioni italiane – 2 Novembre

so

RIVIGNANO TEOR (Udine) – Un tempo che torna sempre immutato, in Friuli, a cavallo tra ottobre e novembre, con la Fiera dei Santi di Rivignano, l’unico paese dove si canta e si balla il giorno dei Morti, giovedì 2 novembre. Le origini di questa festa, unica, si perdono nei secoli, quando si credeva che le anime dei morti apparissero ai vivi, in un generale rimescolamento cosmico, in quel passaggio che per i celti era il vero Capodanno, quando la natura si addormentava, all’inizio della stagione fredda, per poi risvegliarsi in primavera, altro periodo cosiddetto “critico” del calendario.

​Un varco tra le dimensioni dei vivi e dei morti
Tra il 31 ottobre e il primo novembre, si racconta. si apriva un varco che metteva in contatto le dimensioni dei vivi con quelle dei trapassati. Solo una volta all’anno; da qui le leggende delle processioni delle anime, delle anime che si abbeverano alle fonti delle piazze, del cibo da lasciare sul tavolo per sfamare i fantasmi di chi visse un tempo in carne e ossa. Era il tempo degli esseri misteriosi e paurosi, nascosti nelle ombre, quando striis, orcui e cjalcjùts (orchi e streghe) diventavano reali, sbucando fuori, materializzandosi, dai quei paurosi racconti che gli anziani facevano ai bambini, nelle lunghe serate invernali.

​Ne scrisse anche Ippolito Nievo
Il 2 novembre del lontano 1856 Rivignano fu visitata anche da Ippolito Nievo che soggiornava allora nel Castello di Fratta: su consiglio di amici, il noto scrittore partecipò alla festa del giorno dei morti, così originale e famosa da essere già allora conosciuta in tutto il Friuli. La visita fu indimenticabile e il Nievo ne parlò così nel romanzo storico autobiografico “Le confessioni di un italiano”.

Le streghe buone
C’erano poi le Aganis, le streghe buone, creature bianche e irraggiungibili che apparivano spesso lunghi i corsi d’acqua delle Risorgive del Medio Friuli. La loro attività principale consisteva nel lavare le lenzuola per poi metterle ad asciugare sui greti dei fiumi e nei verdi prati adiacenti, creando una distesa bianca splendente ma anche inquietante.

Le leggende raccolte in un libro
Mercoledì primo novembre, alle 20, nella sala comunale di Rivignano sarà presentato il libro Agane Fate d’Acqua, leggende immortali fra mito e realtà, di Barbara Bacchetti e Tatiana Dereani. La giornata di domani, invece, il 31 ottobre, è dedicata alle zucche, prodotto tipico della fiera anche dal punto di vista gastronomico, nelle sue diverse forme, e alle streghe, in particolare quelle d’acqua dolce.

La fiera
Adulti e bambini truccati e mascherati si aggirano per le strade in un’atmosfera incantata e surreale, in attesa della pittoresca discesa della strega dal campanile. E il 2 novembre, giorno in cui ovunque si celebra il ricordo dei morti, alla tristezza e al silenzio a Rivignano si sostituisce una grande festa, con balli, musiche e un grande mercato che riempie le strade del paese: una peculiarità a livello nazionale. A Rivignano questo giorno è da secoli un giorno di festa. Il programma della Fiera, per chi vuole curiosare, è su Facebook o sul sito del Comune di Rivignano Teor.

​La fiera del bestiame dal 1400
Grazie a recenti indagini si è scoperto che la giornata è storicamente dedicata al mercato del bestiame il cui inizio risale, presumibilmente, alla fine del 1400. All’alba di quel giorno il proprietario del fondo su cui avveniva il mercato apriva i cancelli e presto il “brolo” veniva invaso per tutto il giorno da animali e persone. Questa tradizione è rimasta immutata negli anni: tutti hanno continuato ad andare al mercato per comprare non solo bovini o animali da cortile ma anche stoffe, vestiti o particolari generi alimentari.

Un momento d’incontro per la comunità
Era il momento d’incontro per la comunità del paese ma pure di quelli limitrofi e la fiera continuava fino a notte inoltrata. Una volta chiusi i cancelli del mercato, infatti, si aprivano quelli in legno del cosiddetto “brear”, cioè il tavolato per il ballo messo nella piazza principale sul quale si svolgevano le danze che coinvolgevano i ragazzi del paese: era un momento unico per conoscersi e socializzare.

Il banchetto funebre
​Il realtà, più in generale, la morte di una persona, in passato veniva in un qual modo festeggiata sempre con un rito particolare, che in alcune zone del Friuli si mantiene ancora, quello del banchetto funebre. Si mangiava, cioè, tutti insieme, parenti del morto e amici. Era un modo per stare insieme, dare coraggio a chi stava male per il lutto, incontrarsi. Il banchetto funebre, oltre a questa funzione sociale importante, affonda le radici della credenza della vita dopo la morte, tipica di tutte le popolazioni della terra, di ogni epoca. Un rito che poi, nei secoli, si è trasformato, modificato. Ma che si è sempre mantenuto, seppure in maniera sotterranea, a volte solo simbolica, come il mangiare i biscotti a forma di ossa. La fiera di Rivignano, oltre a essere legata al vecchio mercato delle vacche, di certo è una eredità di questo antichissimo rito. Un rito sacro, per pagani e poi per i cristiani, trasmesso in forme diverse, contaminate.

 

https://www.ilgazzettino.it/nordest/udine/fiera_morti_primo_novembre_zucche_halloween_rivignano_udine_tradizioni-3334546.html#

Margherita Petriccione – Okuribi Samhain 27

marghe

campi d’autunno-
tutt’intorno il silenzio
di un’attesa

*

Margherita Petriccione

Angiola Inglese – Okuribi Samhain 26

mela

la mela annurca* –
il gusto del passato
nel nuovo autunno

*

Angiola Inglese

 

* La mela annurca è collegata agli inferi, così racconta Plinio il vecchio; infatti essa ha un sapore così particolare e ha origini antichissime. Infatti possiamo trovarla  anche negli affreschi di Ercolano. Plinio il vecchio la chiamò mela orunca, perchè fece risalire le sue origini alla zona di Pozzuoli,dove era situato l’averno.

Elisa Allo – Okuribi Samhain 25

eli

notte di luna
è più chiaro il sentiero
per le anime

moon night
the path for souls
is clearer

*

Elisa Allo

Eufemia Griffo – Okuribi Samhain 24

euu

All Souls’ Day …
the snow and dust
fall together

Giorno dei morti …
la neve e la polvere
cadono insieme

*
Eufemia Griffo

 

(Scryptic – Magazine of Alternative Art Issue 1.2 September 2017)

 

 

Pasquale Asprea – Okuribi Samhain 23

pasqua

carta di riso

sciolta dentro il fiume

una fiammella

*

Pasquale Asprea

Angela Giordano – Okuribi Samhain 22

 

angela

Grande il silenzio

Salgono oltre la luna

lanterne accese

*

Angela Giordano

Valentina Meloni (nanita) – Okuribi Samhain 21

va

dispersa in mare —
ti accompagni la luna
in questa notte

*

Valentina Meloni (nanita)

Fabio Nasta – Okuribi Samhain 20

fabio

Luci sul mare

Stelle per il ritorno

viste dal cielo

*

Fabio Nasta

Anna Maria Domburg – Sancristoforo – Okuribi Samhain 19

anna

piccole luci –

sul fiume dei ricordi

quante preghiere

*

Anna Maria Domburg – Sancristoforo

Marina Bellini – Okuribi Samhain 18

marina

davanti all’uscio
dolcetto o scherzetto –
testa d’un topo

trick or treat
a headless mouse
on my doorstep

*
Marina Bellini

Nadine Léon – Okuribi Samhain 17

nad

Luna gibbosa

Scivola una barca

dentro la nebbia

*

Nadine Léon

Paola Martino – Okuribi Samhain 16

paola

Tra le lanterne

quella di mio padre

Festa di Obon

*

Paola Martino

Alessandra Delle Fratte – Okuribi Samhain 15

ale

fiaccole accese 

nel vento di okuribi –

ultimo viaggio

*

Alessandra Delle Fratte

Angiola Inglese – Okuribi Samhain 14

anggg

seme di zucca-
la luna qua e là
fra le nuvole

*

Angiola Inglese