Mattina

l’alba alla fonte
ruscellando recita
accenti di luce

~

gocce nell’aria
ubriaco di sole
le sparge un passero

~

primo mattino
nella vasca dell’acqua
riflette un raggio

~ © Arashisei ~

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Questa voce è stata pubblicata da Arashisei.

5 thoughts on “Mattina

  1. Hai continuato i primi tre versi che già conoscevamo rendendolo ancora più bello. Uno scenario all’alba alla fonte e come protagonista l’acqua che è vita che è speranza…ed accenna Luce che è positività…nella quiete e nel silenzio delle prime ore di un giorno nuovo….Splendido haiku….bellissimo

  2. Riconoscendo il primo haiku, il tuo proseguimento lo rende ancora più bello e visibile agli occhi di chi legge; ci si può immergere in quell’acqua trasparente, pura e viva per poi passare alla fresca aria del mattino, raggi di sole e atmosfera che lo rendono davvero bellissimo nel suo insieme.
    I miei complimenti Andrea, perchè spesso riesci a sorprendermi, e credimi non è facile!
    Un caro saluto, Lucia 😉

  3. Non conoscevo il primo haiku. Ho letto i versi come un tutt’uno e trovo che tu sia riuscito a comporre un quadro talmente vivido che non avrebbe neppure bisogno dell’immagine.
    Ciao, Andrea, le tue gocce di poesia sono sempre stupende.
    Un caro saluto
    flavia

  4. Riprendo il commento al primo haiku già trascritto tempo fa e ad esso mi aggancio per proseguire nel commento 🙂

    ********

    Questo haiku nasce dalla consapevolezza di una continua ricerca di pace, pace interiore, ed ecco di nuovo il sabi, lo stato d’animo che prediligo poiché nella poesia, così come nella vita reale, ciò che realmente ricerchiamo è la quiete e spesso anche la solitudine, che non presuppone un allontanarsi dal mondo, ma calarvisi all’interno con profondo rispetto, in punta di piedi.
    Il secondo verso è di una bellezza che toglie il fiato: c’è musica, ricerca della parola che ben si sposa l’una all’altra, è come un canto che attraversa la mente e che dalla fonte giunge alla memoria dell’uomo.
    La luce è il tocco finale: è la speranza, il sole dopo la notte, è l’argentea alba che si riverbera in raggi dorati.
    Ma sono “accenti” , appena accennati e che solo uno spirito intriso di profonda pace puo’ apprezzare.

    Il secondo haiku che si aggancia al primo, è un tripudio di luce, scintillante e riverberante, come piccole perle preziose che diventano acqua. Ed ecco il verso finale, che diventa sorpresa (inatteso momento): un passero si avvicina, bevendo acqua, come se fosse preziosa bevanda, al sole, saggiando gocce di acqua e allo stesso tempo di luce.

    Ed ecco infine, che quella accecante luce che nel secondo haiku diventa essenziale per la vita degli abitanti del bosco, si cheta, e la luce riverberante si “perde” o disperde nella bellezza del primo mattino. Lo immagino silenzioso, quasi come se giungesse in punta di piedi, ed un unico raggio splende sulla prima alba. Prezioso ed unico, come unici sono questi tre momenti narrativi che infondono nel lettore, calma e pace.
    Bellissimo tributo Andrea, bentornato!

  5. Vi ringrazio per la lettura attenta e i profondi commenti. Questo è una sorta di esperimento: vero è, infatti, che un haiku è un vero e proprio poema in tre versi, autonomo, compiuto, ma ho voluto provare a mettere in sequenza haiku in sè finiti che però se letti uno via l’altro raccontano una storia, un dipanarsi di eventi nel tempo (da cui haiku narrativi). In realtà questo travalica lo spirito originario dell’haiku. E’ tuttavia impossibile non notare come quando leggiamo più di un haiku, volenti o nolenti, nel nostro immaginario essi tendano a sovrapporsi, come se ognuno di essi lasciasse un’impronta, e ognuna di queste andasse a sovrapporsi alle altre. Per riuscire di volta in volta a ricreare il vuoto mentale dovremmo leggerne al massimo, quanti, uno al giorno? Alla settimana? Difficile a dirsi, difficile a farsi. E se queste impronte mentali, così difficili da evitare, fossero orientate a crearne una più ampia? E’ quel che ho provato a sperimentare.
    In fin dei conti come amava dire lo stesso Basho, non seguiamo le impronte degli antichi, ma quello che essi cercarono :).

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