Zuiganji La vita dei monaci Zen – haiku di Eufemia

il vecchio cedro

riflette  ombre antiche

– il saggio osserva

*

haiku di Eufemia

Sull’immagine del fotografo Fabio Massimo Fioravanti in “瑞巌寺 Zuiganji
La vita dei monaci Zen ” mostra di fotografia a Genova, museo di arte orientale

Questa voce è stata pubblicata da Eufemia Griffo.

4 thoughts on “Zuiganji La vita dei monaci Zen – haiku di Eufemia

  1. L’immagine scelta per i tuoi versi bellissimi, è stupenda…c’è una tranquillità infinita in questo scatto meraviglioso. C’è l’incanto e il silenzio. C’è la pace e la meditazione.
    Davvero colpita. E’ bellissimo!
    Lucia

    • Grazie a tutte e due, sto cercando e ricercando di sperimentare con le parole, quello che potevano sentire e sentono le persone che si impegnano e fanno della loro vita, una ricerca continua che culmina col satori.
      Difficile applicare questa filosofia di vita nella nostra frenetica vita quotidiana..

  2. Che bello questo haiku, un’ampissima pregnanza semantica di immagini e concetti concentrati e riportati allo sguardo della mente in pochi versi. Si svelano per gradi. L’impressione che ho avuto è che tutto ruoti attorno al tempo; l’albero è vecchio, non antico, dove vecchio non è sinonimo di brutto ma anzi raccoglie l’ideale estetico tipicamente orientale di wabi-sabi, del gusto delle cose vissute (le ombre che rievoca sono antiche), che hanno visto molto, rovinate dal tempo, sì, e in questo (non nonostante questo) perfette. Il cedro come può riflettere ombre? Giunge in aiuto la splendida fotografia, il cedro si riflette nell’acqua, il suo riflesso increspato da piccole onde. Appena si è giunti a contemplare il gioco di riflessi quando vien da pensare, in fin dei conti perchè non può riflettere ombre? Soge un dibattito, tutto interiore a chi legge, il saggio semplicemente osserva. E’ vecchio, antico, molto ha visto, ombre antiche, antiche memorie, forse non così antiche per chi così a lungo osserva, sembrano attuali, ricordi del giorno prima. Il cedro osserva, lo scorre degli anni e il suo stesso riflesso, si fa oggetto e soggetto della riflessione, non è poi diverso dal saggio. La riflessione verte sulle memorie del vissuto, sul tempo che scorre, per il mondo come per chi riflette, non c’è una vera separazione, non può esserci. Sorge aware, quel sentimento di transitorietà, di nostalgia, che non è poi terribile, ma coglie sempre alle spalle, e quella solitudine -pur nella ricchezza dei ricordi- quella solitaria contemplazione, e silenzio, e quiete, che chiamiamo sabi.
    Molto colpito da questo haiku, davvero bello.

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