Mushin * -Tre senryu

senryu n. 1

classe guerriera
nell’essenza  del Buddha
luce divina

senryu n. 2

corpo e spirito
nella duplice unione
vinta è la morte

senryu n. 3

onore e lealtà
radici nel terreno
antiche querce

Eufemia

* Mushin significa “non pensiero”, ed è uno stato interiore perseguito dai samurai per unire corpo e mente.

Molti samurai si allenarono intensivamente tramite lo zen per raggiungere questo risultato e cio’ li liberava dalla paura della morte.

Gli elementi spirituali del bushido derivano dal buddhismo Zen e pratiche religiose Zen furono usate dai samurai per allenarsi mentalmente e fisicamente. Acquistarono cosi abilita’ nelle arti militari nel mantenere una mente calma, qualunque cosa accada… tramite Zen.

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Questa voce è stata pubblicata da Eufemia Griffo.

4 thoughts on “Mushin * -Tre senryu

  1. Nei tuoi versi c’è l’essenza del silenzio, la pace interiore, ma la consepevolezza che c’è anche un limite, bisogna solo cercarla quella pace insieme alla contetrazione interiore. Particolari e bellissimi i tuoi versi che trasmettono anche la fermezza di farcela sempre, malgrado tutto!
    Lucia

  2. Riporto gli sms di Massimo Baldi che ho ricevuto oggi a proposito di questo post che gli avevo a mia volta segnalato via e mail (essendo un argomento a moi molto caro)

    Brava Eufemia. Hai toccato un tasto fondamentale con i senryu : l’unione di corpo e spirito vince la morte.
    Se infatti il corpo è trafitto dalla lama, l’anima o spirito immune da lama d’acciaio d’ogni tempra, trasporta il corpo via e lo sottrae alla morte.
    Il nostro problema è che siamo attaccati al corpo e non ci fidiamo del puro spirito.

    Ci avviciniamo allo zen secondo me , piu’ di quanto tu creda! Le porte a poco a poco si aprono e con esse mille e mille dubbi.

  3. Belli questi tre senryu che portano l’attenzione sulla pratica del mushin, un tema di non immediata comprensione per noi occidentali, spesso frainteso o preso alla stregua di una questione che ha più del mitologico (o del mistico) che dello spirituale. La stessa idea del concetto di spirituale se ci facciamo caso cova in sè, nella concezione diffusa, una qualità in qualche modo negativa: spirituale è qualcosa di lontano, poco concreto, che poco ha a che fare con i problemi veri.
    Ecco la grande differenza culturale.
    Nelle filosofie orientali non c’è questa separazione tra materiale e spirituale, tra mente e corpo; lo stato a cui tendere è uno stato di armonia ed equilibrio delle dualità (delle quali il binomio mente-corpo è un esponente principe) e si tratta di un equilibrio dinamico non statico (ben differenti come qualunque chimico o fisico sa bene).
    Mushin in particolare è uno stato mentale la cui comprensione (comprensione, il raggiungimento è poi un’altra questione) è un passaggio obbligato per un praticante d’arti marziali, anche qui spesso frainteso. L’espressione completa (che trovo molto funzionale a comprenderne il significato, e di cui mushin è la contrazione), è mushin no shin, traducibile circa con “la mente senza la mente”, ma per render ancora meglio l’idea “la mente senza il pensiero”: generalmente interpretata in occidente come istinto, o peggio ancora come uno stato ebete, di semi coscienza, in cui però tutto va magicamente per il meglio. Nulla di più lontano dall’idea originale.
    Si tratta in realtà di raggiungere uno stato mentale (il medesimo ricercato durante la meditazione), in cui il praticante è invece molto ben cosciente di ciò che lo circonda, i pensieri più disparati continuano ad affacciarsi alla sua coscienza, ma egli non li segue, li osserva senza identificarvisi, e li lascia scorrere. L’attenzione non viene così calamitata dalla miriade di stimoli, esterni -i propri compagni che muoiono tutto attorno, pensando al samurai- o interni -quale sarà la mossa dell’avversario? quale deve essere la mia mossa in risposta alla sua?- …la mente rimane invece non violata dall’attività dei sensi e dai pensieri inconsci. In assenza del pensiero complesso quel che può allora svilupparsi spontaneamente e senza più ostacolo è la spontaneità di reazione data dal lungo allenamento nel dojo. Non si tratta quindi affatto di uno stato di rilassatezza, la mente è ferma, centrata, reattiva; e non è uno stato di tensione, non c’è concentrazione, stress, nè ansia…c’è solo presenza, tutto quel che conta è ciò che avviene qui e ora.
    Un guerriero che ti affrontava katana alla mano, ma soprattutto armato di questo stato mentale…hai voglia a spaventarlo!
    Chiedo venia per la digressione, un po’ nata sull’onda della lettura, un po’ dovuta alla convinzione che iniziare a conoscere questi temi che non siamo abituati a comprendere renda possibile godere ancor più e più a fondo questi tre splendidi senryu. Inutile dire quanto mi siano piaciuti e quanto li abbia trovati ispiratori di riflessione.

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