The rains of Castamere*

geme la pioggia
nelle sale in rovina –
inascoltata

~ © Arashisei ~

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Questa voce è stata pubblicata da Arashisei.

6 thoughts on “The rains of Castamere*

  1. Geme la pioggia fra quelle sale in rovina e il suo pianto si unisce al nostro per il desolante abbandono in cui versa un castello così antico, ora ridotto a uno scheletro inanimato,
    Verso molto intensi, molto tristi, molto belli.
    Un caro abbraccio
    Flavia

  2. Fra i ruderi di questo castello e le note di questo bellissimo brano cade la pioggia gemendo quasi come un lamento che purtroppo non viene ascoltato…Stupendi versi Andrea

  3. Il primo aspetto stupendo che mi suscita quest’haiku di una bellezza straordinaria è lo stridente contrasto tra la pioggia gemente, al di fuori del castello e quella parola che può avere mille significati (terzo verso): ‘inascoltata’. Ora mi chiedo: come può una pioggia sferzante e il suo ticchettio continuo, noioso, martellante, essere una voce senza suono, al punto da restare inascoltata? La risposta più semplice sembrerebbe orientarsi sulla nudità del castello, sulle stanze vuote, sull’assenza dell’uomo e dello spirito dell’uomo che sappia ascoltare o che sia in grado di farlo veramente; se questo è vero, io penso che quella pioggia possa restare inascoltata perché il castello in rovina ha, ed è, un corpo in rovina, il corpo dei suoi abitanti di un tempo, la cui anima si aggira nelle sale in rovina, un corpo che ha perso la capacità di fondersi con i suoni meravigliosi ed i colori provenienti dal cosmo. Ma una chiave di lettura ancora differente, di chiara collocazione taoista, mi indice a pensare invece e quel castello è un corpo che ha perso la primigenia debolezza dell’uomo, si è liberata di tutte le contraddizioni e le limitatezze degli esseri umani, per cui la pioggia, leggasi eventi inattesi ed opposti alla luce e al suo fulgore, non possono nulla contro quel castello che regna in perfetto equilibrio con se stesso. Insomma, il castello si piega ma non si spezza.
    Tuttavia, il secondo verso ‘nelle sale in rovina’, riporta ad un corpo che ha perso tutto, anima, corpo, mente e cuore; e se c’è o ci sarà una salvezza, forse sarà proprio grazie a quella pioggia che ha un sapore catartico e spiritualmente salvifico.
    Andrea, un complimento: i tuoi haiku sono tutto ed il contrario di tutto, hanno una sufficiente dose di impenetrabilità e questo li rende misteriosi, avvolgenti ed affascinanti.
    Bravo, un saluto caro
    Massimo

  4. Un ringraziamento a tutti per i commenti, in particolare a Max per la lettura così strutturata e attenta. Cerco sempre instillare in quel che scrivo, oltre all’impressione della scena, anche i semi delle riflessioni che ha suscitato, e quel che ne emerge sono spesso più piani di lettura, che io però non vedo in contrasto tra loro, uno alternativo all’altro, quanto coesistenti (anche quando di significati apparentemente distanti tra loro). Nella mia esperienza il più delle volte una lettura non esclude l’altra, anzi spesso sono connesse in maniera quasi sequenziale, similmente a come lo sono l’impressione dell’immagine originaria e le riflessioni che attraversano la mente dell’haijin. E’ la magia della poesia haiku, uno dei motivi per cui l’apprezzo.
    A volte questo aspetto multivalente si spinge oltre, come dotato di volontà propria, e vengon suscitate suggestioni che nemmeno l’autore aveva considerato. Mi ha affascinato la seconda lettura che hai dato, quella di ispirazione taoista, una sfaccettatura che appunto non avevo considerato. In effetti quando ho scritto quell’ “inascoltata” (al di là dell’immagine che ruota attorno alla nudità delle rovine che hai avuto anche tu come prima impressione) stavo riflettendo, complice la ballata ispiratrice, sulla ciclicità degli errori umani nel corso della storia. Guardando le rovine vi ho visto più l’opera dell’uomo che quella del tempo. Come hai giustamente scritto è paradossale che quella pioggia risulti realmente inascoltata, foss’anche solo da chi scrive dev’esser stata avvertita (altrimenti ci ritroviamo nella situazione dell’albero che nella foresta deserta cade senza far rumore), o come hai ancor più giustamente notato è il messaggio (nella mia prospettiva il monito) della pioggia a non trovare orecchio in grado di intendere veramente. Tornando alla tua lettura vero è che la loro condizione rende le rovine impervie agli eventi perturbatori, come anche che il secondo ku suggerisce quel che hai colto, che esse rimangono, in ogni caso, prive di vita.
    A riprova di quanto dicevo prima ecco che la tua lettura, che io non avevo in principio considerato, si concilia senza attrito con la mia impressione, collocandosi in una posizione di complanarità.
    Sulla scia delle riflessioni, facendo un ulteriore passo sulla strada che io ho iniziato e tu hai proseguito, vien allora da chiedersi cosa rappresentino quelle rovine, qualcosa di tragico o un equilibrio perfetto?
    Per come la vedo, nè l’una nè l’altra cosa, entrambe, non c’è giudizio in quella scena, solo la pioggia, messaggera e messaggio.
    A valle del post chilometrico ti ringrazio dunque, oltre che per il commento, per esserti lasciato portare dalle suggestioni che han generato l’haiku, e per aver proseguito con me su questa strada.
    Un saluto

  5. Andrea
    in primis GRAZIE per il link a youtube, perché non conoscevo questo canto della casata Lannister (poi ci torno, una cosa alla volta, troppa emozione nell’ascoltare queste parole e leggere i tuoi ku mentre sono immersa nella atmosfere della antiche ballate).
    Pensa solo che da quel link sono risalita a tutta una serie di contributi originali e ad omaggi vari dei fan (detto tra noi, sto iniziando a collezionare di tutto relativamente a “A Song of Ice and Fire”.
    Ma veniamo al tuo haiku…prima ancora di leggere il commento che hai riportato, la mente è corsa immediatamente alle scene descritte da Martin.
    La pioggia simbolicamente sono le lacrime, lacrime che sgorgano sui vinti ma anche sui volti dei vincitori, poiché ogni guerra reca seco morte e disperazione. Al gioco del Trono c’è chi vince e chi muore, ma in fondo, in ogni guerra ci sono solo dolore, sconfitte, lacrime, pioggia nera che cade sulle sale in rovina, là dove un tempo sorgevano sale, dimore di Re e Regine, e che ora sono ridotte a cumuli di macerie decadenti.
    Nessuno ascolta la pioggia che come il canto di una madre, sgorga sul viso colmo di disperazione e come lacrime, anche la pioggia, pulirà il mondo dal sangue, forse purificandolo.
    Attendo con ansia il tuo spoiler, ma sono ancora al terzo libro e sto leggendo attentamente ogni riga per non perdemi nulla di nulla dell’immensa storia tratteggiata e scritta da Martin.
    I miei complimenti !!!!!
    Eufemia

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