VU #5

fradicio volto
senza più curarmene
bevo la notte

~ © Arashisei ~

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Questa voce è stata pubblicata da Arashisei.

4 thoughts on “VU #5

  1. E’ forse un volto bagnato dalla pioggia o forse dalle lacrime o forse è solo
    Il calore di una notte d’estate?
    In ogni caso qualsiasi sia la risposta, il ku finale pone fine alla domanda che il lettore si pone. La notte diventa liquida, come una bevanda da bere e metaforicamente, essa “entra “ nello spirito del protagonista che la vive. I dubbi scompaiono o riemergono e dunque si ritorna di nuovo alla situazione di partenza. La notte è amica o nemica? Il suo è un buio tetro o quell’oscurità diventa una sorta di mantello dell’anima?
    Una curiosità: cosa significa il titolo? Sono davvero curiosa caro Andrea e soprattutto felice di rileggerti (perdona le mie interpretazioni, probabilmente errate, ma queste sono le suggestioni legate alla lettura).
    Un grande abbraccio
    Eufemia
    ps. volevo lasciare lo stesso commento sul tuo blog, ma vedo che non hai ancora inserito il post.

  2. Vi ringrazio per le impressioni, muovendosi nel campo del senryu a mio parere è ancor più importante per chi scrive confrontarsi con l’impressione di chi invece legge. Non serve scusarsi per le interpretazioni Eu, anzi non è necessario per come la vedo io nemmeno distinguerne; le suggestioni si sovrappongono e contribuiscono a creare un quadro composto da ognuna di esse, negarne una, anche solo a livello ipotetico, equivale a perdere parte del quadro. Il titolo si riferisce all’esperimento narrativo (non lo chiamo haiku narrativo perchè sarebbe improprio) iniziato tempo fa, che sviluppa un succedersi di impressioni di vita urbana, e di cui questo senryu è proseguimento. In quest’ottica, tornando al discorso delle impressioni, ogni senryu della catena amplia la sua sfera di suggestioni anche in virtù di quelli che precedono (e seguono), giocando con quell’inevitabile traccia che rimane nella mente, mai del tutto eliminabile, quando si leggono haiku o senryu in sequenza.

  3. Associo il “fradicio” del primo ku al “bevo” dell’ultimo e penso a una delle tante figure tristi che popolano la città: persone sole, infelici, che cercano di ingannare la solitudine e il buio della notte affogando nell’alcol la loro disperazione, incuranti di sè e del disprezzo che spesso li circonda. Questa è l’immagine che mi si para davanti agli occhi nel leggere il tuo senryu, e giusta o sbagliata che sia l’interpretazione, la mia sensazione di tristezza e di umana compassione per questo “fradicio volto” credo sia la stessa che ha spinto te a scrivere, e quindi perdonami se magari ho travisato il senso delle tue parole.
    Amo molto questo tuo “viaggio” attraverso la realtà urbana, vorrei che tu lo proseguissi all’infinito…
    Ciao, Andrea, un caro saluto
    Flavia

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