Yama, poema a 4 mani di Eufemia Griffo e Massimo Baldi


fugace la vittoria
del possente Ramses il grande
dalla corona di Sole –
quale sconfitta sulla sabbia
tra gli spettri senza più voce

tra le dune sabbiose
feroce infuria la battaglia
gli eserciti ormai allo stremo
il tramonto e il cocente khamsin
sul campo nessun vincitore
*

© Eufemia Griffo e Massimo Baldi

*Lo yama è un componimento a carattere contributivo ove il contenuto spirituale non deriva dalla penna di un unico poeta, ma da più voci.
Il “mattone base” di questo particolarissimo genere è il proprio il keiryū. Per tutte le notizie clicca  qua


Anche lo yama è un componimento poetico inventato da Luca Cenisi.

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Questa voce è stata pubblicata da Eufemia Griffo.

4 thoughts on “Yama, poema a 4 mani di Eufemia Griffo e Massimo Baldi

  1. Massimo Baldi Il senso di questo meraviglioso e nuovo esperimento letterario con Eufemia vuole essere uno soltanto: in una battaglia chi è il Vincitore? E ancora, c’è un vincitore oppure soltanto Vinti ?
    8 minuti fa ·

    Luca Cenisi
    Come anticipato nel commento a “L’occhio di Ra”, trovo che reinterpretare la storia, la mitologia e la tradizione egiziane in chiave orientale (in questo caso, mediante uno yama straordinario, come i suoi autori) sia una delle idee più orig
    inali che abbia letto negli ultimi anni! C’è poi una comunanza concettuale profonda che lega i due keiryu: “tra gli spettri senza più voce” e “sul campo nessun vincitore” portano il lettore a meditare non soltabnto sull’epilogo storiografico, ma ad un livello più ampio di significanze! Bravissimi!!

    Susanna Varese Veramente bella questa poesia collegata alla storia, con un messaggio sempre valido ed attuale: purtroppo l’uomo non ha ancora capito l’inutilità della guerra,qualunque sia la motivazione. Nessun vincitore ci potrà mai essere,perchè nell’odio e nella distruzione la dignità umana viene offesa, calpestata, annullata per lasciar posto agli istinti peggiori e nulla di buono può scaturire da questo.

  2. Complimenti Eu e Max. Mi è molto piaciuto questo Yama che mi riporta immancabilmente alle atmosfere de l’Occhio di Ra, e affronta e interpreta un tema che come sai ricorre anche nel mio immaginario. Devo dire che come sempre vi trovo sulla stessa lunghezza d’onta, ma parte del merito credo vada anche alla forma poetica che avete scelto. Credo che negli intenti lo Yama riprenda la tradizione del renga, in cui le voci di più autori si avvicendano a comporre un quadro non preordinato quanto frutto di una spontanea evoluzione, ma in virtù dell’inclinazione all’analisi interiore sono convinto che lo Yama si presti ancor più al particolarissiomo effetto a metà tra “stream of consciousness” e disvelamento di una verità meditata che tanto affascina della poesia orientale (per lo meno è uno degli aspetti che più affascinano il sottoscritto).
    Leggendo il vostro due mani mi convinco sempre più delle potenzialità di questa forma poetica. Da sperimentare senza dubbio (vi proporrei una sperimentazione “live” qui sul blog come facemmo per lo Tsunami ma sapete quanto sia tormentata la mia fase creativa keiryu 😉 ).

  3. E’ stata una grande emozione tornare a scrivere su un tema tanto affascinante e a me tanto caro e poterlo fare insieme al caro amico Massimo, scrittore e poeta di talento, con il quale nascono autentici capolavori, che sanno fare sognare il lettore e condurlo per mano, attraverso le storie, presenti o passate.
    In questo poema yama, come abbiamo già avuto modo di commentare, l’interrogativo è se il potere debba necessariamente passare attraverso il dolore. Purtroppo la storia questo ci insegna e la conclusione dello yama è intrisa di aware, uno stato d’animo irreversibile e in questo caso crudele.
    Ringrazio Massimo per avere completato la mia ispirazione, compagno ideale di scrittura col quale da anni mi confronto nel vasto campo dell’Arte e della poesia in generale. Grazie a tutti!
    Eufemia

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