băishù

ai piedi del mandorlo
i semi del tempo passato –
il fiume scorre lento
sulla riva gli anni, come onde
*
Eufemia

Il băishù (dal cinese, letteralmente, “cipresso”) è un componimento poetico in quattro versi e trentadue sillabe, redatti secondo lo schema metrico 7-9-7-9.
Generalmente incentrato, quanto al suo contenuto, su temi amorosi o meditativi, questo genere lirico non presenta particolari vincoli rimici né titolo. Anche il băishù è un genere poetico inventato daLuca Cenisi
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Questa voce è stata pubblicata da Eufemia Griffo.

4 thoughts on “băishù

  1. E’ bello poter contemplare la nostra vita, che ci passa davanti, seduti di fronte ad un mandorlo. C’è molta potenza in questi versi insieme all’immagine scelta. Sono un inno all’unione e alla vita. Quel fiume scorre lento, ma l’onda che arriva ci fa aprire gli occhi. Bellissimi e dimpatto.
    Lucia

  2. I commenti dal gruppo Keiryu

    Luca Cenisi Gasp! Evaporo per mezza giornata e mi ritrovo a leggere una poesia splendida come questa, al mio rientro! Pennellate poetiche delicatissime per trascinare il lettore in un mondo di riflessioni e significati!!
    17 ore fa · Mi piace · 1
    Maria Bergadano bellissimo!
    16 ore fa · Mi piace
    Anna Maria Zanetti Davvero splendido!
    15 ore fa · Mi piace
    Francesco Chiovelli Sembra una cosa dei grandi Maestri,delicato e poetico…complimenti.
    3 ore fa · Mi piace

    Luca Cenisi
    Che paesaggio naturalistico splendidamente tratteggiato dalla penna, Eufemia!! 😀 Eh, mi sembrava di aver già sentito nominare il baishu! 😉 😉 Un’opera delicatissima e ricca di significati metaforici!

  3. Evocativo e straordinario. Ha ragione Luca. Il talento ci vuole, e oltre a questo ci vuole anche una attitudinale quanto istintuale capacità di recepire il genere che è proprio di quell’artista. Molti di noi sono fortunati a trovare per elezione il proprio “strumento”, altri ne sono ancora alla ricerca. Questi sono generi davvero appropriati al tuo modo di essere, cara Eufemia Griffo. Come ho scritto nell’articolo su Cenisi per la rivista In-Arte, a lui il merito di essere riuscito a coniugare un genere che fosse il medium fra la concettualità e la sinteticità contemplativa della poesia giapponese e la maggiore ampiezza del “verso”.

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