Haisan

note d’autunno –
dieci cento mille dita
contro il mio vetro

– © Arashisei –

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Questa voce è stata pubblicata da Arashisei.

8 thoughts on “Haisan

  1. Caro Andrea
    è partendo dal tuo haisan, che ho pensato di proporre (e riproporre dato che già in passato lo avevo fatto), uno schemino utile per tutti coloro che amano scrivere in metrica. Molto molto bello questo haisan, a testimonianza che il verso e la sua bellezza, non devono “cedere” al computo metrico per sacrificare la perfezione, in mone delle sillabe e dei calcoli. Così si perde il vero significato di quello che scriviamo.
    Il secondo ku è strepitoso e a sua volta mi ha “suggerito” lo haikai che leggerai poco sopra al tuo haisan.
    Un abbraccio e bentornato (bello leggerti) 🙂
    Eufemia

  2. Leggo ora a ritroso il tuo commento Eufemia e mi si schiariscono le letture degli altri post, felice di esserti stato di ispirazione 🙂 . Un ringraziamento a tutte per la lettura partecipe.

    • Sono comunque daccordo con te sul fatto che per rientrare nei canoni di un genere -metrici ma non solo, anche di tradizione e di spirito- un verso possa essere adattato solo fino a un certo punto. In definitiva meglio un haisan semplice ma sincero, che un haiku corretto ma brutto. Mera questione pratica ;).
      Dall’altro lato c’è l’aspetto se vuoi un po’ più filosofico della questione, quello dell’approccio.
      Insomma, se si vive lo schema metrico, la presenza del kigo, il richiamo tra i versi, etc. come una costrizione entro cui se deve far entrare a forza il prodotto di un’ispirazione, forse si sta sbagliando concettualmente a voler scrivere un haiku: partendo dal presupposto “scrivo in una certa forma perchè la apprezzo” approcciarne gli elementi caratterizzanti come ostacoli puri e semplici è un nonsense. Il discorso chiaramente non si applica in fase di apprendimento, “nessuno nasce imparato” come si suol dire. Quel che forse in questi casi può aiutare a cambiar ottica è non vedere nei canoni dell’haiku delle rigide regole alle quali bisogna adattarsi, quanto il frutto di una tradizione secolare, che se possiede il suo particolare fascino è proprio grazie a quegli elementi costitutivi che la rendono tale :).

  3. quando una cosa è bella, è bella. Quando una cosa immensamente grande diventa piccola, in questo contesto è Haiku. esistono Fior Fior di maestrini che di fronte a un componimento del genere avrebbero commentato la metrica bocciando lo scritto e non vedendo invece quello che c’è oltre,,,e tutto sotto la bandiera dello Haiku. Siamo traduttori della natura, del creato, le regole sono state fatte dagli uomini per dare una direzione, ma il vero viaggio comincia dopo il computo metrico
    ,,,

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