Metrica orientale – haiku e altro (tratto dal sito www.rossovenexiano.com)

HAIKU

 
L’ Haiku è un componimento poetico rigorosamente composto di tre versi rispettivamente di 5 – 7 – 5 sillabe. Deve contenere il Kigo (un riferimento alla stagione) o il Piccolo Kigo
(un riferimento ad una parte del giorno)

 SENRYŪ

Il Senryū è un componimento poetico rigorosamente composto di tre versi rispettivamente di 5 – 7 – 5 sillabe che non contiene il Kigo, né il Piccolo Kigo.

 

HAIKAI

 
L’ Haikai è un componimento poetico rigorosamente composto di tre versi rispettivamente di 5 –7 –5 sillabe con connotazione decisamente umoristica, comica, demenziale. Può o no
contenere il Kigo o il Piccolo Kigo. Non bisogna confonderlo con l’haiku pervaso dallo stato d’animo Karumi (la delicatezza, la leggerezza, l’innocenza, il piccolo sorriso, la piccola ironia, il piccolo umorismo, la visione leggera, fanciullesca, libera dal peso della cultura e della tecnica). Nell’haikai la connotazione umoristica è decisamente marcata.

 

HAIBUN

è un componimento poetico costituito da parti in prosa intercalati da haiku o senryu.
In genere è il resoconto di un viaggio. Il testo in prosa è asciutto, essenziale, semplice.
Gli haiku che lo intercalano non sono il riassunto di ciò che è stato scritto in prosa, ma aggiungono altri significati e lo completano. Famosi gli Haibun del poeta Basho.
 

 
HAIGA

è ogni composizione poetica (Haiku, Senryu, Haikai) abbinata ad una immagine.
L’immagine può essere una fotografia, un disegno, una pittura, un pittogramma, un frattale,
un film, e qualsiasi altro genere di “immagine”.

 

RENGA

Col passare del tempo, questa struttura si frammenta in una serie di battute, raggiungendo i suoi apici nell’XI e nel XII sec., sino a divenire una sorta di dialogo virtuosistico in versi tra un poeta che compone la prima strofa, ed il suo interlocutore che risponde con la seconda. Ad essi si aggiungono via via altri partecipanti, trasformando il tanka in un kusari-renga, ossia una poesia a catena. Ciascuna strofa deve richiamare solo quella precedente, creando così un variegato movimento all’interno della composizione, che poteva raggiungere le oltre cento strofe, seguendo un meccanismo simile a quello delle scatole cinesi. Già da questa fase, si può comprendere l’importanza della prima strofa, che finirà poi per emanciparsi prendendo il nome di hokku. La composizione della prima strofa, essendo la principale dell’intera composizione, veniva generalmente affidata al poeta più esperto, sancendone l’autorità e la bravura.

Inizialmente destinato solo all’ambiente della corte, il renga divenne così popolare da diffondersi anche al di fuori, riscuotendo successo ancora una volta: nasce così il chika-renga, ossia le composizioni redatte da persone non nobili. Da tempo, per reazione ai rigidi canoni della poesia tradizionale, si era sviluppata una certa insofferenza per le regole. Nuovi contenuti e nuove forme si svilupparono, liberandosi, almeno in parte, dalle convenzioni e dai manierismi, lasciando spazio alla spontaneità: ecco quindi l’haikai-no-renga¸diffusissimo nel XVII secolo, in cui lo stile sia abbassa sino a divenire umoristico e leggero (mushin, “senza cuore”), a volte persino triviale.

 

 

TANKA

 

Il tanka è formato da 31 sillabe, distribuite in 5 versi secondo lo schema 5,7,5,7,7 e costituisce un piccolo poema, e questa sua brevità gia di per sé costituisce un elemento di bellezza (poiché, secondo Sei Shonagon, “tutte le cose piccole sono belle”). I primi tre versi del tanka costituiscono il kami-no-ku (lett. “parte superiore”), e gli ultimi due il shimo-no-ku (“parte inferiore”). Le due parti devono risultare contrapposte.

 

HAISAN

E’ un componimento poetico formato da tre versi.
Il termine è composto dall’unione della prima parte della parola Haiku: HAI e dalla parola
SAN che in giapponese vuol dire TRE. Quindi semplicemente “tre versi”.
Sono gli haiku liberi, che non rispettano le sillabe, che non rispettano il Kigo. E’ un termine
migliore di “pseudo-haiku” o “quasi-haiku” o “haiku impuro” che in qualche modo
esprimono un giudizio negativo, quasi definendo con un risolino l’intenzione del poeta che
voleva scrivere un haiku ma non ci è riuscito. La parola che proponiamo non ha connotazione
negativa. Rispetta la scelta dei poeti che vogliono scrivere haiku moderni, con sillabe libere e
senza essere vincolati dalla stagione. Ci sembra opportuno dare dignità a questa forma di
poesia che molti poeti occidentali, ma anche giapponesi, hanno scelto consapevolmente e che
con vigore propugnano. Ma ci sembra anche opportuno non chiamare questi componimenti
Haiku. Il termine Haisan, che proponiamo, ci sembra dignitoso e appropriato, e rispecchia la
volontà degli Haijin che hanno scelto questa via.
8) il componimento Haiku deve essere composto inderogabilmente da tre versi
9) il primo verso deve essere composto inderogabilmente da 5 sillabe
10) il secondo verso deve essere composto inderogabilmente da 7 sillabe
11) il terzo verso deve essere composto inderogabilmente da 5 sillabe

SILLABE ORTOGRAFICHE – SILLABE METRICHE

 

Per il conteggio delle sillabe distinguiamo un conteggio ortografico (numero reale delle sillabe) e un conteggio metrico (che tiene conto dei versi tronchi, dei versi sdruccioli, delle
sinalefi interversali, della crasi, dello iato etc.). Riteniamo che nella composizione di Haiku
l’autore ha la libertà di conteggiare a piacere le sillabe: con il criterio ortografico, o con
quello metrico. Il criterio metrico è quello che riteniamo si debba preferire. La possibilità di
usare anche il criterio ortografico ci sembra opportuna per salvare Haiku bellissimi che a
volte per una sola sillaba potrebbero non rientrare nello schema classico.

Articolo tratto da Rosso Venexiano

qua

Questa voce è stata pubblicata da Eufemia Griffo.

14 thoughts on “Metrica orientale – haiku e altro (tratto dal sito www.rossovenexiano.com)

  1. Interessantissimo contributo!
    Da annotare ^^ Quindi io all’inizio scrivevo haisan senza saperlo…credo sia la metamorfosi per giungere allo haiku puro 😉

    • Ancora persistono dubbi però, soprattutto sulla catena di senryu o sulla mescolanza di senryu ed haiku. Secondo me come dice Corselli, o li etichettiamo come “poesia in metrica” o “haiga”.
      Mumble mumble!

      • Lì si torna sempre al problema di base, trattandosi di sperimentazione non è possibile inquadrarli in generi di cui magari condividono lo spirito ma che seguono caratteristiche proprie, di forma e tradizione, molto specifiche (come il renga ad esempio).

        Le catene di haiku mi sono abituato a vederle come haiku narrativo, a patto che ogni anello della sequenza sia un haiku compiuto, e che lo sviluppo della sequenza si dipani sul piano temporale, dando vita effettivamente a una narrazione (altrimenti non si vede perchè quell’attributo, “narrativo”). Spero di riuscire a postare prossimamente un esempio di quel che intendo così che riesca anche più facile ragionare sull’argomento.

        Per le serie di senryu o miste effettivamente la domanda si pone. Io per non saper nè leggere nè scrivere al momento le sto classificando in via generale come renraku, termine preso in prestito -guardacaso- dalle arti marziali in cui è utilizzato semplicemente come “concatenamento” -sottointeso di tecniche- , ma che assume anche significato di comunicazione/connessione (per andare più a fondo bisognerebbe interpellare Elisa che ne sa sicuramente più di me). Mi piace perchè ricorda molto haisan, semplice nelle intenzioni.
        In ogni caso, non rientrando in nessun genere tradizionale, credo sia solo questione di convenzione.

    • Caro Andrea,
      Hai ragione renraku 連絡 significa appunto contattare.

      Per ció che concerne il senryu, avevo letto che non è legato alla stagione ( puó essere privo di kigo) ma include soprattutto l’elemento del fuoco, e l’personificazione di animali.

  2. Io condivido la scelta di Arashisei e di Elisa. Inoltre il termine è molto bello e armonico.

    🙂

    Posto a seguire un preziosissimo contributo di Antonietta Filippini sul Senryu:

    Come lo Haiku e lo Haikai il Senryū è un componimento poetico formato di soli tre versi: cinque sillabe nel primo, sette nel secondo e ancora cinque nel terzo.
    Come l’Haikai ha una connotazione umoristica e ironica, ma descrive
    soprattutto la natura umana. Anche quando descrive animali, insetti, piante, oggetti inanimati pone l’attenzione sugli attributi “ umani ”; il fuoco è sempre sulla natura umana.
    Nelle raccolte più antiche, parlavano della vita quotidiana dei chōnin di Edo del XVIII secolo, che aspiravano ai piaceri fuggevoli delle feste, della moda e del mondo che gravitava intorno ai teatri del Kabuki e alle case di piacere, veri salotti in cui accanto ai mercanti si incontravano attori, letterati, artisti, editori ed anche samurai, magari in incognito.

    Insieme si discuteva di poesia e si leggevano i testi, fatto del tutto impensabile nei secoli precedenti.
    Il mondo dei Senryū era concreto, impregnato di realismo, rigorosamente laico, con un sano gusto per i piaceri della vita: amore, sakè e denaro.
    In particolare il Senryū:
    • é generalmente anonimo;
    • non contiene il Kigo;
    • può non avere il kireji;
    • si serve di artifici retorici come la metafora, l’analogia, l’iperbole, la personificazione;
    • è intensamente personale;
    • non dichiara semplicemente un evento che avviene, né giustappone immagini, ma argomenta, assumendo anche toni filosofici e moraleggianti;
    • il tono oscilla tra la satira e l’ironia, tra il divertimento e il fastidio, ma a volte è anche triste, malinconico. Insomma, di fronte alle debolezze umane il riso può diventare amaro;
    • soprattutto, e questo è il suo tratto più distintivo, focalizza l’attenzione sulla gente, ne ritrae le caratteristiche, la psicologia, le motivazioni, i comportamenti.

  3. Collegandomi a quanto spiega Fabrizio, ho notato una moda sugli haiku contemporanei da parte dei giapponesi, sono spesso senryu, frivoli e ridicoli ai nostri occhi, noi invece che seguiamo le orme degli antichi maestri….evidentemente i giapponesi non sanno più su cosa scrivere, dato che ci hanno consegnato tanto in tutti questi secoli 😉

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