haiku Eufemia -english version

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enclosed
in a soap bubble
the whole summer

*

tutta l’estate
racchiusa in una bolla
di sapone

*
Eufemia Griffo

(ringrazio Valeria Simonova per avermi suggerito una traduzione migliore di quella da me proposta, un grande onore per me)

Questo haiku nato in inglese, non rispetta la sillabazione tradizionale delle 17 sillabe. A tal proposito, nei commenti, troverete il mio botta e risposta, con la studiosa Valeria Simonova Cecon. Vi consiglio di leggerlo per capire e comprendere tutta una serie di errori, tipicamente “nostrani” che ci portiamo dietro da tantissimi anni.

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Questa voce è stata pubblicata da Eufemia Griffo.

6 thoughts on “haiku Eufemia -english version

  1. EUFEMIA
    Come ben sai, in Italia abbiamo fondato una sorta di ” credo” il fatto che uno haiku debba essere necessariamente di 17 sillabe. Nei concorsi di poesia, al massimo si può sforare di mezza sillaba, altrimenti sei fuori concorso. Io ho iniziato a leggere e scrivere i primi haiku ( o quello che poteva essere haiku) nel 2006. Tieni presente che prima di te e delle varie argomentazioni che ci stai proponendo, qua da noi, era arrivato ben poco.
    Cosa ne pensi di questa rigidità, a quanto pare, tutta italiana, delle 17 sillabe?
    Secondo te può essere una domanda interessante per l’ intervista?
    VALERIA
    La cosa difficile è che ogni lingua è diversa e possono esserci vari motivi per rispettare o non rispettare alcune regole. Ma considerando tutto ciò che ne ho letto ed dicui ho fatto esperienza, la forma non può mai essere più importande del contenuto. Squalificare un componimento per una sillaba e accetarne uno che ne ha precisamente 17 ma non segue lo spirito dell’haiku è assurdo. Non è la quantità delle sillabe a definire il genere nel caso delle forme piccole come haiku e senryu. Cmq sempre interessante chiedere il parere di un giapponese

    Eufemia

    Io la penso come te Valeria Simonova-Cecon, ma in Italia vale la regola delle 17 sillabe e molti conponimenti in effetti, vengono esclusi, benché abbiano un contenuto valido. Non so proprio come possa cambiare questo sistema. Noi abbiamo avuto la fortuna di avere te che hai aperto nuove prospettive, amplificate e rafforzate dagli studi di AIH ed altre persone, appassionate studiose di questo genere poetico.
    Magari potresti domandare a mister Fukuda un consiglio, potrebbe essere utile per futuri concorsi. Ho fatto parecchie volte la giurata e si potrebbe proporre un nuovo genere di valutazione, per non escludere poeti meritevoli che non rispettano la sillabazione.

    Valeria
    Bisogna chiedere ai giudici che ne pensano di componimenti di Basho (per prenderne uno) che non rispettano le regole di 575. Secondo loro sono squalificati come haiku? (Se vuoi ti dò qualche esempio). Ma ancora prima di questo bisogna chiederli che basi hanno per sostenere che le sillabe italiane corrispondono alle morae giapponesi? Si può chedergli, secondo loro quante sillabe ha la parola LONDON (solo un esempio). Perchè per la fonetica giapponese ci sono 4 morae
    Ma io a prescindere non capisco come qualcuno che non conosce nemmeno il giapponese (senza parlare di tutto il patrimonio dell’haiku che i giapponesi stessi devono STUDIARE prima di poter diventare i haijin rispettati) puo sostenere di SAPERE CHE COS’E UN HAIKU CORRETTO E QUALE NO!
    Poi si potrebbe chiedere perchè ci tengono tanto ad una sola regola? E invece usano i “kigo” che non sono registrati nel saijiki giapponese? Heinz? 😉
    Poi si potrebbe chiedere perchè ci tengono tanto ad una sola regola? E invece usano i “kigo” che non sono registrati nel saijiki giapponese? Heinz? 😉
    Mi piace · Rispondi · 1 h
    Valeria Simonova-Cecon
    Valeria Simonova-Cecon Potresti anche dire per farli felici che ci sono gli haijin giapponesi convini che i veri haiku possono essere scritti solo in lingua giapponese e rispettando le vere regole e tradizioni del patrimonio poetico giapponese! I loro componimenti scritti in una lingua strana, che non rispecchiano i hon’i dei riferimenti stagionali non sono mica gli haiku!
    Io penso che se qualcuno pensa che scrivendo in Italiano gli haiku bisogna contare (o no) le sillabe in un modo oppure in un altro dovrebbe fare gli studi e fornirci le prove concrete. Perchè pensa che proprio questo modo è il più opportuno per avvicinarsi nel modo migliore ai 575 giapponesi? Perchè esattamente i componimenti con sinalefe sono meno haiku di quelli senza? Forse rendono meglio la durata di 5 e 7 morae giapponesi? In inglese gli studi del genere sono stati fatti, a proposito
    Io ritengo assolutamente giusto che un gruppo particolare, vista la mancanza dei fonti di studio, decide di seguire le sue regole particolari che per qualche motivo ritiene comode. Ma queste devono essere viste come le regole di un gruppo, non come le regole assolute per tutti gli haiku in Italiano. A meno che non ci siano gli studi, le prove concrete oggettive che spiegano perchè è questo il miglior modo di scrivere haiku in Italiano. Perchè tra due lingue e culture così diverse non possiamo accettare ciecamente solo il 575 superficiale. Poi, se accettiamo 575, dovremmo forse accettare anche altre cose ammesse negli haiku giapponesi, come ku-matagari, per esempio? O jiamari, o jitarazu? O forse non sanno nemeno che cos’è? Allora perchè insistono tanto sul 575, senza sapere tutta la lista dei modi di scrivere in giapponese? 😉

    EUFEMIA

    Invece le regole di un gruppo, spesso sono le regole universali e divine.

    VALERIA

    Volevo aggiungere un’altra considerazione importante per chi conta esattamente 575. Sappiamo tutti che cos’è un kireji? Come noi lo imitiamo in Italiano? Con un trattino o solo uno stacco grammaticale. Cmq al di fuori delle 17 sillabe. Ma in giapponese le sillabe di kireji sono contate perchè i kireji sono parole, non trattini o puntini. Quindi in tutti gli haiku giapponesi contenenti kireji (ovviamente non tutti ce l’hanno anche se qui si dice spesso il contrario) abbiamo una o due sillabe (dipende dal kireji usato: ya, keri o kana) che non hanno un significato verbale, ma extra-verbale se si può dire. Vuol dire che di parole vere e proprie nel nostro senso quest haiku hanno 15 o 16 sillabe. E vuole anche dire che ogni haiku italiano in 575 con kireji espresso come trattino o lo stacco grammaticale formalmente avrà sempre più sillabe di un haiku giapponese contenente kireji.
    Possiamo parlare dell’uguaglianza dei 575 italiani a quelli giapponesi solo quando useremo le parole in funzione di un trattino (impossibile) oppure conteremo il trattino come una sillaba (o due)))).
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    • Beh, devo dire che quanto dice Valeria è molto molto interessante! Io ho smesso da tempo di partecipare a concorsi e cose varie perché mi sentivo troppo ingabbiata nella rigidità. Dovrebbe valere il senso, il suono, l’essenza dell’haiKu: la meraviglia, il sentimento, l’emozione, l’immagine, la risonanza che quell’istante cosa fotografato evocano nell’animo…
      E poi, forse, noi “non giapponesi” non potremo mai scrivere un haiku… chissà! Ciò che rimane, secondo me è l’emozione che quel click scatena….
      Condivido tutto quanto dice Valeria….

      • perla di luna, anche io penso come te! Nel senso che prima di tutto bisogna vedere l’effetto che fà uno haiku al lettore, che emozione trasmette (o non ci riesce?), se riesce a farci compatire, a dire anche noi: ahhh…)proprio la meraviglia di cui parli)
        Solo dopo si guardano (o no) le sillabe. In Giappone di uno haiku che ha qualche sillaba in più si dice “jiamari” (abbonzanza di sillabe) e di uno che ne ha qualchuna di meno si dice “jitarazu” (mancanza di sillabe). In vari club e circoli di haiku possono essere più o meno severi con questi due, ma prima di tutto guardono l’effetto intero del componimento, magari in questo caso jiamari o jitarazu sono pure usati per rafforzare un effetto particolare, per rendere il componimento più efficace? Oppure è talmente forte che non importa molto se ha una o due sillabe in più/o in meno? Ma sopatutto non ti diranno MAI che quello non è uno haiku perchè scritto con jiamari o jitarazu…
        Devo però aggiungere, che non condivido il pensiero che un vero haiku può essere scritto solo in Giapponese: NOOO! Ne ho visti troppi geniali in ogni lingua che conosco! 🙂

      • Mi fa tantissimo piacere questo tuo commento Valeria. E’ bello quanto hai scritto e se lo tu ritieni che esistono buoni haiku anche non scritti in giapponese… Allora sono doppiamente felice😄😄😄
        Arigatou Valeria- san

  2. Carissima Valeria, carissima Eufemia, sono più che contenta e rincuorata dall’affermazione che ci possono essere haiku veri anche in questo sconclusionato e un pò superficiale (per la massa, non per noi…. ) mondo occidentale! Adesso mi sento ancora più libera di far esplodere il mio cuore nella meraviglia, nell’incanto, nel sentire più profondo! È sempre il famoso istante e ciò che può suscitare nell’animo del lettore!
    Bene, concludo che è stata davvero una fortuna incrociarti e che avrei piacere di incontrarti, se anche tu lo vorrai!
    *
    stella del cielo
    barlume del tramonto –
    un cormorano
    *

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