L’intervista ad Antonio Mangiameli, su Memorie di una geisha

antonio

1) Presentati brevemente, indicando anche il tuo blog, se ne usi uno per pubblicare.

Antonio Mangiameli, sono nato nel 1955, di professione medico, lavoro a Lentini dove, a periodi, abito.

2) Quando hai iniziato a scrivere cosa ti ha spinto e perché?

Sino a qualche anno addietro mi vantavo di essere uno dei pochi lettori in purezza rimasti,mai avevo scritto. Quando capitava di riflettere qualcosa la tenevo a mente oppure la appuntavo su fogliettini che regolarmente smarrivo. Recentemente,quando per caso ho conosciuto la poesia haiku, ho realizzato che gran parte di quelle cose erano o potevano essere degli haiku così ho messo in ordine quanto sono riuscito a ricordare,man mano (ri)nascevano i miei primi haiku.

3) Che genere di poesia scrivi? Se più di uno, in quale pensi di riuscire ad esprimerti meglio?

Ecco,adesso che andiamo avanti con le risposte da dare le cose si complicano. Come rispondere a questa domanda,le poesie le scrivono i poeti,io sono altro,sono un curioso innamorato delle cose belle,sono uno che ricorda con nostalgia il maestro della scuola elementare,le lezioni di grammatica di allora,le sillabe,gli accenti.Oggi scrivo haiku perché le regole di metrica,di conteggio sillabico, hanno stimolato in me il desiderio del ripasso, dello studio per cose che via via andavo perdendo.Li scrivo forse perché, probabilmente, rimangono complementari alla mia formazione professionale,al mio lavoro fatto di regole,di protocolli e linee guida.Mi piacciono perché li ritengo quanto di più attuale ci possa essere in scrittura, La comunicazione oggi è fatta di byte,è essenziale,spesso non ha frasi di circostanza o formule di stile.Gli haiku,schietti e nudi come sono,rappresentano la modernità in poesia. Il tanto interesse verso gli haiku che si sta avendo in questi anni forse è dovuto anche a questo . Scrivo pure haibun,essi soddisfano,almeno nel racconto, il lato nomade del mio carattere,assecondano i miei desideri,le mie illusioni, mi permettono di raccontare come forse mi piacerebbe vivere o vorrei essere. Per un tempo assai breve ho scritto pure petit onze,adesso non più.

4) Il tuo lavoro è influenzato/ispirato da qualche poeta del passato? Se sì, chi è e in che modo ti influenza/ispira?

Rispondessi affermativamente a questa domanda mi sentirei ingeneroso con chi poeta è davvero. Io,lo ripeto,non mi reputo poeta,sono uno che scrive per piacere e nemmeno con costanza.Certo,le letture segnano anche se non ti accorgi,Le mie letture preferite,dico per la poesia,sono state gli stilnovisti,i romantici, gli scapigliati,gli ermetici,i cantautori della generazione precedente la mia.

5) Definisci il tuo stile poetico con un aggettivo e spiegane il motivo.

Dovessi definire il mio stile con un aggettivo direi naif perché scrivo in maniera spontanea,senza pensarci su,senza ricerca.

6) Tutti i poeti hanno delle parole, delle frasi che non riescono a fare a meno di usare. Quali sono le tue parole o frasi più ricorrenti?

Nei miei haiku ricorre spesso l’articolo,sia esso determinativo che indeterminativo.Lo utilizzo solitamente per introdurre il primo ku. Altro termine che ricorre spesso è “ombra”. Amici che mi conoscono bene lo hanno notato,si stupivano del perché utilizzassi un termine che sottintende significati lontani dal mio carattere. Non so bene,forse le ombre esprimono le mie inquietudini,la mia visione del mondo. A me piace pensare che le racconto perché ne vedo tante e sempre diverse,la mia è una terra con tanto sole ed altrettante ombre.

7) Si dice che per vedere il mondo per quello che è veramente si dovrebbero guardare commedianti, artisti e poeti. Che cosa pensi emerga spontaneamente dalle tue opere?

Ho sempre pensato che ogni cosa dopo essere stata scritta diventi di chi la legge,sono gli altri a dovere stabilire se qualcosa emerge oppure no. A me piacerebbe che i miei haiku venissero letti ed apprezzati per la loro essenza semplice che, in un mondo che corre senza guardare, porta a fermarsi su cose apparentemente banali, a raccontarle, a farne quasi un elogio.

8) Spesso i poeti sono attivi anche in altri campi creativi. Oltre alla poesia ti esprimi anche in altri campi artistici non-letterari? Quali?

Del tempo che ho a mia disposizione ne dedico tanto al lavoro.Esso ha aspetti che si possono benissimo definire artigianale,ecco, qui esprimo la mia arte,sempre nel rispetto della deontologia professionale, con scienza e coscienza.

9) Quale tipo di letture preferisci?

Dipende dai momenti,dagli stati d’animo,leggo in maniera disordinata. Fra gli autori preferiti ci sono i neorelisti italiani, Kundera, Terzani.

10) In tempi recenti è sempre più frequente la pubblicazione di poesie su blog o social network. Molto spesso si possono trovare lavori interessanti e ben scritti. C’è qualche poeta che torni a leggere di frequente e che vorresti raccomandare? (se possibile aggiungi anche il link al blog).

Trovo i blog ed i social molto dinamici,è proprio questa peculiarità che non permette di leggere sempre quello che desideri,spesso devi accontentarti di quello che trovi.Adesso che ho imparato a selezionare le frequentazioni sui social debbo dire che di autori davvero bravi e piacevoli a leggere ne trovo,a volerli indicare basta scorrere questo blog, ce ne stanno parecchi.

11) Hai mai pubblicato una raccolta personale delle tue poesie? Se sì fanne una breve descrizione indicando anche i dettagli della pubblicazione (editore, distributore).

No,non ci penso nemmeno,chi leggerebbe?Mi basta ed avanza essere presente in un paio di collettanee haiku ,avere avuto qualcosa pubblicata anche in spazi non dedicati,qualche altra pure tradotta.Sono cose che fanno bene alla divulgazione del genere haiku ed a chi scrive .

12) Spesso i poeti sono persone eccentriche. C’è qualcosa di te che rientri in questa definizione?

Tutti siamo eccentrici,ognuno a modo proprio. Si,io ritengo di esserlo.Quanto lo sono?Dipende da dove mi trovo.Lo sono poco o niente quando trascorro periodi in luoghi o città culturalmente libere,senza pregiudizi.Lo sono tanto,per come mi pongo, quando mi trovo, per lavoro od altro,in contesti che vivono di perbenismo.

13) Per chiudere l’intervista cita tre dei tuoi versi che credi siano i migliori (indicando tra parentesi il titolo della poesia e, se pubblicata, dove leggerla.)

Credo che i migliori siano quelli che debbo ancora scrivere e che quando li avrò scritti saranno gli altri che verranno. Se così non fosse perderei il piacere di scrivere,della scoperta,della novità,forse pure lo stimolo a continuare.Se poi debbo proprio indicare qualcosa la scelgo per il contenuto,per il tema. Sono tre ku , o tre versi,che scrissi la scorsa estate,stavo in campagna, vicino ad una base militare. Forse è un haiku perché ha l’immediatezza, ha il “qui ed ora”,ha il kigo,forse rimane soltanto un esercizio per via delle sillabe:

cicala dove sei
sento soltanto rombi di aerei,
com‘è dolce il tuo canto

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Questa voce è stata pubblicata da Eufemia Griffo.

15 thoughts on “L’intervista ad Antonio Mangiameli, su Memorie di una geisha

  1. Ti ringrazio tantissimo Antonio. Bella questa intervista in cui ti racconti e ci racconti del tuo amore per la poesia giapponese e di come ti sei approcciato ad essa.
    Queste interviste hanno lo scopo di farci conoscere non solo come poeti, ma anche come persone. Infine conta soprattutto questo.
    Bellissimo il tuo haiku finale, da Mainichi, secondo il mio modesto parere😌

  2. Con uno splendido haiku, si chiude questa intervista che ho trovato molto interessante.
    Ho apprezzato la scrittura di Antonio fin dal primo momento! Dai suoi haiku, traspare quella genuinità essenziale, all’essenzialità dello haiku stesso!

  3. Un’immagine mi ha colpito e la deriva potente in essa, la profondità del reale che vive e si nasconde nel banale per essere vista solo da chi va oltre. Bella intervista.

  4. Grazie Eufemia,per l’ospitalità e per gli apprezzamenti.Grazie agli amici che si sono fermati a leggere ed hanno apprezzato..

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