Intervista a Santino Cicala, haijin di Memorie di una geisha

santinoin

 

1) Presentati brevemente, indicando anche il tuo blog, se ne usi uno per pubblicare.
1) – Risposta – Non mi so presentare brevemente. Sono già avanti negli anni e ho la sensazione di avere tanto da raccontare.

2) Quando hai iniziato a scrivere cosa ti ha spinto e perché?
2) – R. – Da bambino, a scuola. I poeti del mio ‘libro di lettura’ erano Renzo Pezzani, Ada Negri, Angiolo Silvio Novaro. Decisi allora che da adulto avrei voluto essere poeta.

3) Che genere di poesia scrivi? Se più di uno, in quale pensi di riuscire ad esprimerti meglio?
3) – R. – Ho avuto tre periodi: da giovane la dimensione simbolico-surreale che ha dato vita al mio primo libro;poi dopo lunga pausa, con annessa impassecreativa, l’incontro con taluni poeti che i manuali di storia letteraria chiamano antinovecentisti, la riscoperta della metrica che in tutta franchezza ritenevo esperienza conclusa all’inizio del secolo scorso. Oggi esaurita l’una e l’altra esperienza sto importando nella mia smania creativa la metrica giapponese, con quotidiana disperazione, e quotidiano proposito di smettere subito. Come vedi, non ho ancora smesso. Fermo restando che nel mondo dell’haiku e altri generi giapponesi mi sento un intruso, sono curioso di vedere come andrà a finire.

4) Il tuo lavoro è influenzato/ispirato da qualche poeta del passato? Se sì, chi è e in che modo ti influenza/ispira.
4) – R. – Io per fortuna non sono andato a scuola, diceva Alberto Moravia. Dostoevskij invece che la scuolaera stata l’ esperienza più tragica della sua vita. Io potrei usare per me le stesse parole di Dostoevskij ma ahimè non quelle di Moravia. Dunque ho dovuto detestare la quasi totalità dei professori e quando mi si profila all’orizzonte un sedicente, o così detto, Maestro potresti vedermi dribblaremeglio di un’ala destra.Se un autore dovesse avermi influenzato a mia insaputa, sono affari suoi non miei.

5) Definisci il tuo stile poetico con un aggettivo e spiegane il motivo.
5) – R. – Ho vissuto tre fasi. E dunque uno stile per ogni periodo della mia vita e della mia vita creativa: simbolico-surreale, antinovecentista, poesia italiana su metrica giapponese. Ma se dovessi spiegarne il motivo, come chiedi, dovrei scrivere tre saggi.

6) Tutti i poeti hanno delle parole, delle frasi che non riescono a fare a meno di usare. Quali sono le tue parole o frasi più ricorrenti?
6) – R. – Non saprei. Ognuno ha i suoi marchi di fabbrica che colloca consapevolmente o no in vari punti della propria espressione poetica. Per quanto mi riguarda al momento non ne ho in mente nemmeno uno.

7) Si dice che per vedere il mondo per quello che è veramente si dovrebbero guardare commedianti, artisti e poeti. Che cosa pensi emerga spontaneamente dalle tue opere?
7) – R. – Garbata controproposta: chiedi ai miei quattordici lettori. Diceva così il tuo concittadino nei Promessi Sposi?

8) Spesso i poeti sono attivi anche in altri campi creativi. Oltre alla poesia ti esprimi anche in altri campi artistici non-letterari? Quali?
8) – R. – Un aneddoto. Un paio di decenni orsono. Roma. Una festicciola tra amici. Tra un pezzo di pizza e un supplì vedo una chitarra in un angolo, sola e dimenticata. La prendo per farle compagnia e comincio a suonare a volume bassissimo. Quasi subito si avvicina un uomo, sui trentacinque, ascolta con serietà e competenza, e apprezza con parole specifiche la mia tecnica chitarristica. Chiedo chi sia e perché può esprimere un giudizio del genere; risponde, referenziandosi, di essere un violoncellista dell’orchestra della Rai. Lo faccio parlare, insinuo domande; e lui fa il possibile per convincermi che sta dicendo sul serio. Finisco per credergli. Alla sua domanda iniziale rispondo di essere un dilettante. Ma lapidario risponde: “Lei è un dilettante per sua libera scelta. Se no avrebbe potuto fare un’ottima carriera da professionista”.
Lo ringrazio.
Dai quattordici ai vent’anni ho scritto centocinquanta canzoni, circa, dieci anni fa mio fratello – istruzione da maestro, grandissimo fisarmonicista, e tastierista – mi ha fatto conoscere un software musicale; ho composto alcune decine di standard jazz.

9) – Quale tipo di letture preferisci?
9) – R. – Ahimè devo parlare al passato. Cioè continuo ad amare gli autori che ho amato per tutta la vita. Senza ordine cronologico o di preferenza: Joyce, Proust, Kafka, Thomas Mann, Pirandello, Verga, Dostoevskij, Flaubert, Faulkner, Steinbeck, Ungaretti, Saba, Betocchi, Luzi, Rilke. Eliot, Borges…
Alcuni siciliani universali: Tomasi di Lampedusa, Sciascia, Bufalino, Brancati.
Li metto alla fine e li definisco ‘siciliani’ per distanziarli dalla mia terra natale
e lanciarli nella dimensione universale. Personalmente non ho senso d’appartenenza, non amo più la Sicilia dell’Australia o del Portogallo, tanto per capirci, mi sento tra il cosmopolita e l’apolide con assoluta naturalezza.

10) In tempi recenti è sempre più frequente la pubblicazione di poesie su blog o social network. Molto spesso si possono trovare lavori interessanti e ben scritti.
C’è qualche poeta che torni a leggere di frequente e che vorresti raccomandare?
(se possibile aggiungi anche il link al blog)
10) – R. – Autori no. Qualche singola poesia forse…

11) Hai mai pubblicato una raccolta personale delle tue poesie? Se sì fanne una breve descrizione indicando anche i dettagli della pubblicazione (editore, distributore)
11) – R. – Candida Suite, 1986, Pellicanolibri. Menzione speciale al Premio Viareggio, notoriamente massimo premio nazionale, da qualche anno internazionale.
Aggrappàti alla parola Amore – romanzo – 1999, edizione privata fuori
commercio.
Vita – Ed. Progetto Cultura, vincitore dell’omonimo premio (2012)
Scherzi – Irda Edizioni (2014)
Vorrei che fosse haiku – Irda Edizioni (2015)
Riccioli – Irda Edizioni (2016)
Per distribuzione e relativi link vedi motori di ricerca.
Uscirà in dicembre un libro di versi dal titolo significativo (Il Trasloco).
Ho pronto un altro volume, da compilare, di versi sparsi;tre romanzi ancora inediti e un libro di racconti altrettanto inediti.

12) Spesso i poeti sono persone eccentriche. C’è qualcosa di te che rientri in questa definizione?
12) – R. – Eccentrico è una parola che non amo. Scherzando e rivolgendomi a me stesso parlo di ‘estrofollia’. Ma c’è una cosa, non richiesta, che mi permetto di aggiungere: riguarda taluni sedicenti poeti veramente eccentrici.
Mi riferisco alle tante, troppe persone che mi avvicinano oggi come decenni orsono e con finta discrezione dicono che hanno scritto poesie che passeranno alla storia.
Nel tempo mi si è creato dentro uno slogan, o qualcosa del genere. E’ diventato poi una massima: “Chi ama se stesso come poeta non ama la Poesia. Chi ama la Poesia non sparge incenso su se stesso poeta”.
Per quanto riguarda me: non mi ritengo un poeta.
bye bye
Grazie.

Le domande rivolte agli haijin sono state tratte dal blog Poeti d’ombra, col consenso dell’autore Francesco Vitellini, quale form generico per gli Artisti di Memorie di una Geisha, avendolo trovato assai stimolante e
———

Nota Biografica
Sono nato, questo è sicuro, ma a Santa Teresa di Riva, e anche questo – mannaggia – è sicuro. A dieci anni scrivo un romanzo in forma epistolare, genere che abbandono- ora vedrete perché – e mi do anima e corpo a scrivere versi:decido con la solenne serietà del bimbo che sarò poeta.
Primo evento che può condizionare una vita e costringere per vendetta un bambino a diventare poeta: avevo nascosto il quaderno con il mio romanzo epistolare, in un posto segreto, sicuro che nessuno lo avrebbe visto. Invece una delle 379 zie lo trovò e pensò bene di parlarne una domenica a pranzo – avete presente le tavolate meridionali? Giuro: giurai che per tutta la vita non avrei mai più scritto niente. Durante l’adolescenza, invece annovero diversi e svariati tentativi poetici, tutti abortiti, smetto un’altra volta e inizio un altro romanzo che avrà identica sorte.
Pochi anni più tardi, nel ‘75, inizio a scrivere Candida Suite, opera poetica che completerò nel 1981 e che nel 1986 verrà pubblicata da Pellicanolibri con prefazione di Dante Maffia. Il libro mi apre le porte dell’ambiente letterario romano ma caspita non del business editoriale. Brutta cosa… in compenso conosco gente. Da Giacinto Spagnoletti a Dario Bellezza, da Elio Pecora a Mario Lunetta, Alberto Toni, Dante Maffia: sono alcuni di una lunga schiera di intellettuali con i quali entro in contatto nella capitale. Col capitale, invece, mai. E’ così che si rischia. Credetemi, ho rischiato di pensare che fossi un poeta vero. Povero, senza successo economico, rischiavo di credere che questo disastro fosse la mia patente di grandezza. Ma poi, per fortuna, nel libro di letteratura avevo letto che questo si chiama vittimismo eroico. Non mi andava di essere vittima e nemmeno eroe, e oggi posso dire, falsamente, che la cosa mi sfiorò la mente solo per un istante. Ah, prima che mi dimentico… Su consiglio di Dario Bellezza, Candida Suite viene spedito anche a Maurizio Cucchi.
Presentato a mia insaputa al Premio Viareggio, Candida Suite ottiene una menzione per l’opera prima.Evvaaiiiiiiiii, stavolta sì che si balla, quella volta sì, ragazzi, cominciai a ballare in giro per il salotto della casa dove avevo una stanzetta in sub-affitto e ballavo senza musica.
Senza musica. Ma ero giovane dai…
Poi la gioia passa. E ti lascia svuotato, incluso lo stomaco che reclama. Quando non ce l’hai serve tutto: non solo il cibo, ma anche i fazzolettini di carta !
Intanto nell’estate del 1983 scrivo un romanzo, tuttora inedito – Pierfulvio Gomena – ilarotragica storia di un intellettuale che ha letto troppi libri, ma non riconosce la propria follia né si vede come figura tragica che rinvia all’archetipo letterario del Don Chisciotte.
Verso la fine degli anni ’80 inizio a scrivere brevi poesie, Scherzi, ovvero piccoli componimenti senza importanza, versi che, anni dopo, usando una piccola stampante, o via mail, distribuisco ad amici e amici di amici. Stop. Ma ecco la fortuna delle fortune: una breve silloge, estrapolata dagli Scherzi, viene presentata al Premio Letterario Naturalmente, presidente Remo Croce, e ottiene ancora una volta una menzione della giuria. Quanto a soldi, stavolta, finalmente si parlò anche di soldi: dovetti pagare una piccola somma per l’iscrizione.
Voi volete sapere come facevo a mangiare. E’ così? Facevo varie cose, come nel film di Nanni Moretti ‘vedo gente, faccio cose’ quel modo per non dire ‘non faccio un tubo da mattina a sera gironzolo per l’Urbe guardando i negozi – ho detto guardando, nient’altro -e osservando la gente’. In realtà insegnavo in un Istituto per il recupero anni perduti. Contemporaneamente mi occupavo di uno psicotico grave e facevo il guest (o ghost) writer. Poi una bella sera di marzo ebbi un disastroso incidente stradale. Ah che fortuna. Mi diedero un pacco di soldi. Decine di milioni. Tutto quello che la letteratura non mi aveva dato, mi veniva dall’assicurazione di un tizio che guidava veramente male.
Poi la madre dello psicotico – anziana vedova – vedendo che il figlio migliorava sentenziò che se lui guariva e recuperava la sua autonomia e andava via di casa lei sarebbe rimasta sola. Il figlio doveva restare malato per farle compagnia. Mi aizzò il figlio contro, il figlio una volta mi stava quasi massacrando di botte e io me ne andai. Punto e basta. Roba da manuale, nessuno si stupirà. Solo che a me è capitato fuori dal manuale.
Ah c’è una cosa che mi diverto sempre a raccontare: sono stato iscritto da uditore a parecchie facoltà universitarie nel seguente ordine cronologico: Lettere Classiche, Lettere Moderne, Psicologia, Teologia.
Oh però sia chiaro: mai una laurea però. Mai. Posso vantarmene. Ma quando volevano assegnarmela honoris causa, ci si mise di mezzo… vediamo come posso dirlo… insomma, il preside di Facoltà di uno stato estero – lo Stato Pontificio – mi diede la cattedra di Tecnica della comunicazione interpersonale. Qui sì ci vuole, ci vorrebbe, un altro evvaiiii. Evitiamo.E.v.i.t.i.a.m.o.
Tutti i professori che pescavano nel medesimo bacino d’utenza (gli allievi che si iscrivono ai loro corsi) mi si scatenarono contro. Io non sapevo niente. Nemmeno il preside poté. Gli studenti che si erano iscritti al mio corso si cancellarono senza preavviso e il primo giorno delle lezioni la cattedra era pronta ma i banchi completamente vuoti. E’ da allora che vado dicendo che il sottoscritto nato in terra di mafiosa – e aggiungo che dove vivo, non esistono strutture economiche tali da attirare il parassitismo mafioso – ebbene nella mia zona niente mafia; in Vaticano invece… Nessuno dica per favore: e ora che fai ti scandalizzi?
Mi scandalizzo?
Mi scandalizzerei a sentirlo dire, non a viverlo.
Ebbene io l’ho vissuto.
Nel ’99 intanto edito in forma privata il romanzo Aggrappàti alla parola Amore dove tra humour e tristezza racconto i disagi di una vita passata tra gente che vive la raggelante consuetudine di una vita senza amore.Il libro propone evidenti risvolti autobiografici e le tre latitudini antropologiche, Messina, Roma, Bologna, dove sono vissuto e fatto esperienze umane (e letterarie).
Il tempo passa. Torno in Sicilia. Il 2011 mi vede tra i 10 vincitori del Premio di Poesia “Città di Porto Recanati” e i miei versi vengono inseriti nell’antologia, Oltre l’ostacolo, come l’anno precedente altri versi erano stati inseriti in altra antologia, Istanti d’Infinito, prodotta dall’associazione Culturale “Leopardian Community”. Il 2012 è l’anno dell’opera poetica Vita e del Premio Progetto Cultura, la cui giuria è presieduta da Franco Ferrarotti.
È del luglio 2014 un nuovo libro di versi, Scherzi, pubblicato da Irda Edizioni e lo stesso editore sei mesi più tardi, nel gennaio 2015, pubblica Vorrei che fosse Haiku; l’opera riceverà un riconoscimento di prestigio poiché il presidente della Associazione Italiana Haiku, Luca Cenisi, mi contatta personalmente notificandomi l’inserimento del mio libro “Vorrei che fosse haiku” nella Biblioteca dell’AIH. Ragazzi… ho sentito nella mia testa mambo bossa e cha-cha-cha… ma non ho ballato eh no, felice sì stupido no. Non vedrete mai la versione di me… ridicola ! E poiché qui non potreste vederla io non la lascio nemmeno immaginare. Ok? Comodi.
Nell’ estate del 2016 versi trascurati per trent’anni vengono proposti in volume con il titolo di Riccioli,ancora dalle EdizioniIrda.
Mentre miei versi vengono tradotti in inglese e in russo da una donna il cui nickname è Vale, il soprannome Valeria e il vero nome Cuccagna (al secolo Valeria Simonova-Cecon)il dicembre2016(pre)vede l’uscitadi un libroconil titoloestremamente,direi estremisticamente, significativo: Il Trasloco. E forse inizia, dopo il primo periodo simbolico-surreale e il secondo antinovecentista, il periodo della metrica giapponese integrata nella poesia italiana.
Ragazzi non c’è altro se non un senryu che non ho dedicato a me stesso ma che suona espressamente così
sei un poeta –
caspita mi dispiace:
che ti è successo?
Questa voce è stata pubblicata da Eufemia Griffo.

6 thoughts on “Intervista a Santino Cicala, haijin di Memorie di una geisha

  1. Caro Santino, complimenti per la tua carriera letteraria e per questa intervista: intensa, autoironica, dotta.
    È stato un piacere leggerti e mi sento onorata della tua amicizia.
    Chapeau!

  2. Fantastico Santino Cicala, una bella intervista, in cui si palesa il lato umano di uno scrittore di cui emerge una vena ironica che spesso attraversa i suoi versi. Ringrazio il nostro amico scrittore per le belle risposte date, per altro molto esaurienti.
    Un onore averti su Memorie di una geisha👋👋👋

  3. Dopo tutto questo posso dirti solo grazie. Un grazie pieno, ricco della nostra amicizia e collaborazione. E soprattutto gratitudine per le tue molteplici attività e perché sei altruista e infaticabile 🙂 ❤

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