L’intervista a Maria Laura Valente, haijin di Memorie di una geisha

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1) Presentati brevemente, indicando anche il tuo blog, se ne usi uno per pubblicare.

Mi chiamo Maria Laura Valente, sono nata a Campobasso nel 1976 ma oggi vivo a Cesena, con mio marito Valerius e mia figlia Lorelei. Dovendo trovare una definizione che mi rappresenti, direi che sono una donna innamorata: della mia famiglia, del mio lavoro di insegnante di Letteratura Italiana, della lettura, dello studio e della scrittura. Ho un blog letterario di ispirazione giapponese, chiamato Komorebi (https://marialauravalente.wordpress.com/)

2) Quando hai iniziato a scrivere cosa ti ha spinto e perché?

Scrivo da sempre, in modo spontaneo e personale. Credo che la passione per la scrittura sia la conseguenza del mio amore smodato per la lettura, nato in tenera età. Ho iniziato a scrivere fiabe sin da bambina, inventando mondi fantastici dove mi sentivo a mio agio. Da adolescente scrivevo racconti i cui protagonisti vivevano avventure avvincenti a me precluse. Credo dunque che l’inizio della mia scrittura sia stata una forma di evasione dalla routine quotidiana. Crescendo, le cose sono cambiate. Sono approdata alla scrittura poetica negli anni universitari e mi sono accorta che ormai non scrivevo più per inventare un mondo esteriore ma per esprimere, in modo simbolico e figurato, il mio mondo interiore. Oggi coltivo ancora la scrittura in prosa, sia narrativa (favolistica, novellistica, occasionalmente teatrale) sia critica ma la poesia è diventata il mio canale privilegiato di comunicazione letteraria.

3) Che genere di poesia scrivi? Se più di uno, in quale pensi di riuscire ad esprimerti meglio?

Fino a 10 anni fa, componevo solo poesia in stile occidentale. Poi, un carissimo amico, studioso e scrittore, Pier Luigi Camagni, mi iniziò alla conoscenza della poesia giapponese. Per la me stessa di allora, votata ad una versificazione metricamente libera, lessicalmente preziosa e costellata di figure retoriche, l’incontro con la limpida essenzialità dello haiku è stata come un’illuminazione, la scoperta di una via poetica alternativa che poteva dare voce a componenti del mio animo che non riuscivano ad emergere negli stilemi poetici occidentali. Da allora, dopo non meno di due anni trascorsi unicamente a leggere i Grandi Maestri, ho iniziato a comporre haiku e, occasionalmente, tanka. Oggi, percorro entrambe le strade poetiche, occidentale ed orientale. Onestamente, non saprei dire se in uno dei due ambiti io ottenga migliori risultati, forse perché sono iper-auto-critica, quindi non sono mai soddisfatta della qualità del mio lavoro letterario, quale che sia.

4) Il tuo lavoro è influenzato/ispirato da qualche poeta del passato? Se sì, chi è e in che modo ti influenza/ispira.

Nella scrittura poetica di stampo occidentale, penso di risentire alquanto di suggestioni ascrivibili a Baudelaire e ai simbolisti francesi; a poetesse quali Silvia Plath, Alda Merini e Mariangela Gualtieri; alla ricercatezza lessicale di D’Annunzio; all’introspezione di Borges e alla sensualità visionaria di Anais Nin. I miei scritti, tuttavia, sono distanti anni luce dallo splendore di questi modelli.

Per quanto concerne, invece, gli haiku, non oso, in verità, associare i miei modesti componimenti a nessuno dei Grandi Maestri. Posso però dire che apprezzo in particolare la lettura di Basho, Buson e Shiki. Da quando sono diventata mamma, compongo spesso haiku di carattere intimistico e familiare, che risentono forse della mia recente scoperta dei ‘family haiku’ di Teijo Nakamura, per la quale ringrazio Uematsu Naotaka san, fine conoscitore e divulgatore della poetica haikai nipponica. Per i tanka, che compongo molto più raramente, il mio modello dichiarato – ma mai neanche lontanamente raggiunto – è Midaregami di Yosano Akiko.

5) Definisci il tuo stile poetico con un aggettivo e spiegane il motivo.

Intimistico (per il mio sempre crescente dar voce alle piccole cose della mia quotidianità, riconducendo tutto ciò che mi circonda al piccolo universo del mio endocosmo) ed egocentrico (nell’accezione neutra di tale termine, poiché io non riesco in alcun modo ad annullare la mia presenza all’interno dei miei componimenti, neanche – ahimé! – negli haiku).

6) Tutti i poeti hanno delle parole, delle frasi che non riescono a fare a meno di usare. Quali sono le tue parole o frasi più ricorrenti?

Nella scrittura poetica di matrice occidentale, credo prevalgano termini come fragilità e introspezione. Nella composizione di haiku, i concetti più ricorrenti sono forse l’impermanenza e mia figlia. I vocaboli che più spesso vi ricorrono sono la luna, le foglie cadute, l’autunno (la mia stagione totemica). Negli haiku in lingua inglese, noto il mio frequente ricorrere, in vari contesti stagionali, al termine starlight, la luce delle stelle.

7) Si dice che per vedere il mondo per quello che è veramente si dovrebbero guardare commedianti, artisti e poeti. Che cosa pensi emerga spontaneamente dalle tue opere?

Premesso che sarebbe più interessante conoscere a tal proposito l’opinione di quanti hanno la bontà di dedicare un po’ del loro tempo alla lettura dei miei versi, ipotizzo che dai miei testi emerga il desiderio di sentirsi parte del cosmo non annullandosi in esso bensì affermando la propria presenza, lasciando affiorare la propria interiorità e mostrando tutte le sfaccettature, spesso contrastanti e incongruenti, che compongono l’io umano.

8) Spesso i poeti sono attivi anche in altri campi creativi. Oltre alla poesia ti esprimi anche in altri campi artistici non-letterari? Quali?

Onestamente, no. La letteratura è la mia vita. Tutto il tempo che non dedico alla mia famiglia e al mio lavoro, lo trascorro a leggere, a studiare e a scrivere. Adoro la musica ma non sono capace di suonare. Amo l’arte ma solo come spettatrice. Da giovane ho recitato in teatro ma è un’esperienza che appartiene, ormai, al passato.

9) Quale tipo di letture preferisci?

Sono una lettrice onnivora, poiché, in caso di necessità o di penuria di libri, riesco a leggere di tutto. Però, quando posso scegliere, preferisco: la narrativa giapponese (Kawabata e Mishima sopra ogni altro), la poesia giapponese (oltre agli haiku, amo i waka di periodo Heian e i tanka di Yosano Akiko), il fantasy colto di Tolkien (di lui ho letto quasi tutto e ormai ho perso il conto delle frequenti riletture del Signore degli anelli, letto per la prima volta a 13 anni), l’horror di Lovecraft e Poe, il giallo d’autore di Conan Doyle e Agatha Christie, la poesia di Emily Dickinson, Anais Nin, Silvya Plath, Alda Merini…

No, è impossibile elencare tutte le mie letture preferite. Passo🙂

10) In tempi recenti è sempre più frequente la pubblicazione di poesie su blog o social network. Molto spesso si possono trovare lavori interessanti e ben scritti. C’è qualche poeta che torni a leggere di frequente e che vorresti raccomandare? (se possibile aggiungi anche il link al blog)

Mi sono imbattuta in diversi autori contemporanei che hanno suscitato il mio interesse e che seguo con piacere. Sono tra i miei contatti face book e ciò mi dà il privilegio di leggere quotidianamente i loro versi. Citerò solo alcuni nomi: E. Griffo (Blog: Memorie di una geisha, Il fiume scorre ancora), A. Inglese, M. Petriccione, G. Cantone. P. Asprea (Blog: Nuvola Vagante), E. Infantino ed altri ancora. Ma confesso di avere una particolare passione per i versi di A.M. Domburg-Sancristoforo.

11) Hai mai pubblicato una raccolta personale delle tue poesie? Se sì fanne una breve descrizione indicando anche i dettagli della pubblicazione (editore, distributore).

Se tralasciamo le varie pubblicazioni in antologie – di cui vorrei citare solo la più recente, che considero particolarmente prestigiosa, ossia Haiku in Italia (Empiria, 2016), che ospita 9 miei componimenti – di sillogi poetiche personali ne ho pubblicate due:

Giochi d’Aria (Rupe Mutevole, 2010), dove compaio con il nom de plume Emel Mamiya e che raccoglie testi miscellanei composti in gioventù.

LustraliaAbluzioni Liriche (LunaNera, 2016), non una semplice raccolta di poesie bensì un prosimetrum in frammenti, un viaggio autobiografico di purificazione in 13 passaggi, corrispondenti a 13 liriche ti taglio occidentale, precedute da 13 brevi prose di carattere isagogico-narrativo (la scelta del numero 13 ha un valore fortemente simbolico sia nella numerologia tradizionale sia in relazione alla Teoria della Armoniche dell’Alfabeto). Un progetto, questo, che coltivavo da lungo tempo e che oggi, a seguito della vincita di un concorso poetico nazionale, si è finalmente concretizzato.

Questo volume, per me così importante, è impreziosito dalla tua splendida prefazione, Eufemia, cosa per la quale ti sono oltremodo grata.

12) Spesso i poeti sono persone eccentriche. C’è qualcosa di te che rientri in questa definizione?

Fino a qualche anno fa, adoravo definirmi bizzarra. Ed ero, in effetti, spesso un po’ sopra le righe, nello stile di vita, nel look, nella conversazione. Oggi, a seguito di tanti avvenimenti personali, sono diventata una creatura molto più pacata e tranquilla. Aderisco meglio al mio ruolo di prof, di moglie e di madre. Però continuo a collezionare i robottoni di Go Nagai e le bambole kokeshi, adoro le session infinite di giochi da tavolo, guardo assiduamente i cartoni animati giapponesi e sono una Trekker (fan di Star Trek; sono stata ad una convention vestita con l’uniforme rossa della Setie Classica, quella del tenente Uhura, per capirci). A tal proposito, anticipo che sto cercando di avvicinare l’universo dei fan di Star Trek alla conoscenza dello haiku, curando, sull’Inside, il periodico ufficiale dello STIC-AL, il fan club italiano di Star Trek, una rubrica bimestrale di Trek-Haiku, una settorializzazione degli Scifaiku, gli haiku fantascientifici, che io e mio marito abbiamo ideato ispirandoci ai principi di Tom Brinck (autore, nel 1995, del Manifesto degli Scifaiku) ma personalizzandoli in chiave Trekker. Si tratta di un esperimento letterario di natura ludica, dedicato specificamente agli amanti della saga di Star Trek, la cui prima puntata verrà pubblicata a breve. Ovviamente, tutto ciò è ben distante dalla poetica haiku classica ma ci lusinghiamo di sperare che ciò possa suscitare, in alcuni lettori, il desiderio di approfondire l’argomento e di passare, gradualmente, dalla lettura dei Trek-Haiku a quella degli Scifaiku e poi a quella degli haiku veri e propri.

13) Per chiudere l’intervista cita tre dei tuoi versi che credi siano i migliori (indicando tra parentesi il titolo della poesia e, se pubblicata, dove leggerla.)

Come ho detto in precedenza, poiché sono iper-auto-critica, non mi riesce facile considerare “migliori” alcuni dei miei versi: tutti mi appaiono, in qualche misura, perfettibili e suscettibili di rivisitazioni e miglioramenti. Tuttavia, posso citare dei versi che mi sono particolarmente cari, a prescindere da un giudizio di merito. Dovendo limitarmi a soli 3 versi, opterò direttamente per uno haiku, che in quella breve misura è in sé conchiuso.

luna crescente –
sto plasmando il futuro
nel mio grembo

Questo è uno haiku composto durante la mia gravidanza, nel corso di una lunga notte insonne, costellata di riflessioni sul mio imminente (e, in verità, fino ad allora mai da me auspicato) ruolo di madre.
La traduzione inglese di questi versi

crescent moon –
I’m moulding the future
in my womb

è stata recentemente pubblicata (11 Novembre 2016) su The Mainichi: http://mainichi.jp/english/articles/20161028/p2g/00m/0fe/076000c
Oltre che sul sito di The Mainichi, è possibile leggere lo haiku in ambedue le lingue sul mio blog Komorebi: https://marialauravalente.wordpress.com/2016/11/11/crescent-moon-my-haiku-on-the-mainichi-un-mio-haiku-su-the-mainichi/

Le domande rivolte agli haijin sono state tratte dal blog Poeti d’ombra, col consenso dell’autore Francesco Vitellini, quale form generico per gli Artisti di Memorie di una Geisha, avendolo trovato assai stimolante e originale.

Nota biografica

Maria Laura Valente (Campobasso, 1976). Laureata in Lettere Classiche, vive a Cesena, in Romagna, con il marito Valerius e la figlia Lorelei. Insegna letteratura italiana all’Istituto di Istruzione Superiore ‘Marie Curue’, di Savignano sul Rubicone. Lettrice instancabile, bibliofila e bibliomane. Amante della scrittura, segnatamente sul carta. Favolista, narratrice, autrice di versi in stile occidentale ed orientale. Si cimenta, di recente, nella composizione di haiku in lingua inglese, alcuni dei quali sono stati pubblicati su riviste internazionali. Selezionata per la pubblicazione in numerose antologie poetiche per varie case editrici. Autrice di due sillogi personali: Giochi d’Aria (Rupe Mutevole, 2010); Lustralia – Abluzioni Liriche (LunaNera, 2016).
Premi e riconoscimenti recenti:
Prima Classificata al Premio Nazionale La coleur d’un poème (sezione haiku), Milano, 2016.
Prima Classificata al Premio Nazionale ChiaroScuri di Luna (sezione poesia), Gorgonzola, 2016
Seconda Classificata al Premio Nazionale Gustavo Pece (sezione haiku), Roma, 2016
Seconda Classificata al Premio Internazionale Erato (sezione haiku), Genova 2016
Seconda Classificata al Premio Internazionale Stellina (sezione haiku), Viareggio, 2016
Seconda Classificata al Premio Internazionale L’Arcobaleno della Vita (sezione haiku), Rovigo, 2016
Finalista (quarta classificata su 15) al Premio Nazionale Haiku in Italia, Empiria Edizioni (sezione individuale), Roma, 2016
Menzione d’Onore al Premio Nazionale L’Arte in Versi (sezione haiku), Jesi, 2016
Segnalazione di Merito al Concorso Nazionale La Luna e il Vigneto (haiku), Rovescala, 2016
Suoi haiku sono apparsi, oltre che in antologie, su riviste del settore, italiane e straniere. Tra queste ultime, ricordiamo soprattutto il The Mainichi e lo Asahi Haikuist Network.

 

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Questa voce è stata pubblicata da Eufemia Griffo.

7 thoughts on “L’intervista a Maria Laura Valente, haijin di Memorie di una geisha

  1. Ed è la volta di Maria Laura Mamiya Valente. Un’intervista a 360 gradi in cui si racconta e ci racconta la sua nascita come artista e haijin. Una lettura piacevole che condivido con gioia con tutti gli amici del blog e di FB. Ringrazio infinitamente Maria Laura per il tempo che mi ha dedicato. Ad maiora amica cara ❤

  2. Grazie di cuore, Eufemia. Rileggendo l’intervista mi sono accorta di non aver menzionato tanti altri haijin che ammiro, come Elisa Allo, Lucia Fontana, Maria Pina Belfiore ed altri ancora…
    Per il resto, è stata una esperienza interessante ed emozionante, raccontarmi per Memorie. Grazie di avermi concesso questa possibilità ❤

  3. Che bello poter scoprire che dietro ai versi poetici si celano delle personalità diverse ed interessanti, a volte con interessi a me in comune (che non avrei potuto immaginare!). Ottima idea ed intervista molto piacevole!
    Un caro saluto ❤

    • Ti sono molto grata, Elisa, di aver letto ed apprezzato l’intervista. Sono anch’io contenta di questa iniziativa di Eufemia, che ci permette di conoscerci meglio cone autrici ma anche come persone. Vedo che c’è anche una tua intervista: la leggerò al più presto, per conoscerti meglio. Un caro saluto, grazie ancor a e a presto! ♡

  4. Non avevo ancora avuto tempo di leggere fino in fondo. Che dire… ti ammiro davero tanto e adora il tuo modo di scrivere, non solo gli haiku. Abbiamo molte passioni letterarie in comune, non mi stupisco, ma tu approfondisci ogni cosa da vera letterata, io da neofita. Complimenti per i tuoi successi e per la tua famiglia. :-*

    • Elisa carissima, grazie di cuore di aver letto l’intervista e di aver lasciato un tuo pensiero. Sono felice ed onorata di essere ospitata anche sul tuo bellissimo multiblog Ama no Gawa, cercherò di essere più presente sia lì sia su Memorie, lavorare letterariamente con artiste del calibro tuo e di Eufemia è un privilegio. Sono lieta di avere con te tante passioni in comune, spero di avere un giorno l’occasione di incontrarti di persona e di conversare insieme. Nell’attesa, un grande abbraccio. A presto. ❤

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