INTERVISTA a Valentina Meloni (nanita)

 

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1) Presentati brevemente, indicando anche il tuo blog, se ne usi uno per pubblicare.

Sono nata a Roma nel 1976, dal 2007 vivo in Valdichiana, tra Umbria e Toscana. Scrivo poesie e racconti da diversi anni. Ho pubblicato per la poesia: Nei giardini di Suzhou, Le regole del controdolore, Alambic; e Storia di Goccia, fiaba illustrata. Altre poesie, racconti, saggi sono pubblicati in riviste di settore e raccolte antologiche. Sono redattrice editoriale per la rubrica interviste della Rivista di Letteratura Euterpe e per le rubriche InSistenze e InDicazioni (Saggistica e Recensioni) in Diwali-rivista contaminata. Scrivo in altre riviste di letteratura e cultura come L’area di Broca e La Recherche e sui miei blog di eco-poesia, ecologia profonda e haiku: Poesie sull’albero, Quelli che parlano agli alberi, Nei giardini di Suzhou. Da poco tempo ho aperto delle collaborazioni con riviste specializzate sulla natura. Il mio sito e blog principale porta il nome del mio eteronimo: n a n i t a

2) Quando hai iniziato a scrivere cosa ti ha spinto e perché?

Ho iniziato a scrivere non appena ne ho avuto la possibilità. A cinque/ sei anni avevo un piccolo quaderno in cui scrivevo storie illustrate sulla natura. La mia prima poesia (d’amore) a sei anni: un fallimento totale e melenso, per fortuna non la ricordo. Poi ho smesso improvvisamente, a causa di un trauma, e ho ricominciato altrettanto improvvisamente soltanto a 33 anni, e dopo la nascita di mio figlio. Una ri-nascita interiore. La spinta che mi ha motivato è stata la necessità di ritrovare e rimettere in ordine ricordi e vissuti di una memoria frammentata e incompleta. Durante questa lunghissima pausa non ho, però, mai smesso di leggere, anche gli haikai ma, ho trovato il coraggio per cimentarmi, soltanto pochi anni fa: nutrivo un grandissimo timore reverenziale verso questo bellissimo genere di poesia. In realtà, però, un poeta, uno scrittore, prende appunti mentali ogni secondo della sua vita. Tutto è materia di scrittura, anche e soprattutto quando non è impegnato a scrivere e può osservare il mondo.

3) Che genere di poesia scrivi? Se più di uno, in quale pensi di riuscire ad esprimerti meglio?

Scrivo poesia. Il genere, se parliamo di forma, mi serve per arrivare a esprimere meglio un concetto o una visione, un’intuizione a cui il linguaggio si piega. Amo la poesia breve, non a caso la mia prima monografia è di haiku, tuttavia scrivo anche senryu, tanka, haibun, landai, petit onze, filastrocche, ninne nanne, ballate, monologhi in versi  e poesia lineare  in diversi stili, in lingua italiana, inglese e in dialetto romanesco. I temi sono quelli a me cari: ecopoesia, natura, spiritualità, poesia civile e fabula, intesa come racconto del sacro e del mitologico. Non so in quale genere posso dare il meglio di me. Sono sempre in via di trasformazione e il mio linguaggio si adatta a ciò che la poesia desidera narrare. Credo di essere la somma di tutto questo e soffermarmi solo su una parte potrebbe dare una visione parziale di ciò che sono. A molti piace il racconto della natura che porto nei miei versi, forse riesco in quello, anche se io lo considero un meraviglioso fallimento: ciò che più ci sta a cuore, infatti, difficilmente riusciamo a esprimerlo con efficacia.

4) Il tuo lavoro è influenzato/ispirato da qualche poeta del passato? Se sì, chi è e in che modo ti influenza/ispira?

Tutta la poesia del passato e del presente ci ispira, anzi tutta la letteratura e non solo. Certamente è un’influenza segreta e inaccessibile, anche a noi stessi a volte. Cos’altro è il mito se non la condensazione di speculazioni, sensazioni e vissuti in un simbolo chiarificatore? Una egrégora di pensiero, che avvicina alla kalokagathìa, al misticismo e ad Anima. Ho conosciuto la poesia orale da piccolissima: mia nonna era una poetessa a braccio e io potevo ascoltare oltre alle sue canzoni, filastrocche, stornelli e poesie improvvisate in ottava rima, i capolavori di Dante, Pascoli, Carducci e tantissimi altri poeti che la maggior parte dei bambini conosce, forse, molto più avanti. Questo per quanto riguarda la lingua materna. Più avanti ho conosciuto la poesia scritta con Herman Hesse, una volta i libri erano preziosi e rari, e poi Federico García Lorca, di cui tuttora mi nutro e che non finisce di essere fonte e ispirazione. Di lui amo la passione, ciò che Lorca chiamava duende, lo spirito misterioso della terra che ti porta e ti trascina, un richiamo oscuro che entra nel sangue. Ma potrei fare una lunga lista, ne cito alcuni soltanto: Gary Snyder, Akiko Yosano, Janet Frame, Evtusenko, Olav H. Hauge, Issa,  Emily Dickinson… molti (non tutti) sono nel mio blog Poesie sull’albero.

5) Definisci il tuo stile poetico con un aggettivo e spiegane il motivo.

Il mio stile l’ho definito ecopoesia profonda che è l’unione di due termini semi sconosciuti in Italia. L’ecopoesia si è sviluppata maggiormente nei paesi anglofoni, a partire dall’ultimo decennio del XX secolo, per questo è conosciuta e praticata più all’estero, ma ci sono esponenti anche in Italia. Profonda è l’aggettivo che mi sono fatta prestare dall’ecologia profonda, perché, oltre ai temi ecologici della natura e la sua salvaguardia, vi si aggiungono i temi spirituali legati alla terra, al mito, alle leggende, alla divinazione del Genius Loci, sempre diverso e multiforme. Un sentimento panico diffuso che torna al paganesimo e ai culti femminili più o meno antichi attualizzandoli con i nostri desideri di riunificazione con la natura.

6) Tutti i poeti hanno delle parole, delle frasi che non riescono a fare a meno di usare. Quali sono le tue parole o frasi più ricorrenti?

Questa è una domanda difficile. Albero, sicuramente, ma certamente ve ne sono altre. Più che le parole e le frasi, sono le immagini attinte all’inconscio collettivo che ricorrono, quelle, però,  vorrei lasciarle scoprire a chi desidera avvicinarsi alla mia poesia.

7) Si dice che per vedere il mondo per quello che è veramente si dovrebbero guardare commedianti, artisti e poeti. Che cosa pensi emerga spontaneamente dalle tue opere?

Dalle mie opere credo che emerga l’invisibile, le piccole cose. Una delle mie raccolte dell’inizio 2016, non a caso, l’ho intitolata “Millimetri”. Il poeta ha uno sguardo allenato a ciò che ai più passa inosservato, si meraviglia ancora, e questo gli conferisce uno sguardo pulito e incisivo, attraverso cui apre spiragli di visione. Una visione che non necessariamente è piacevole o serena…

8) Spesso i poeti sono attivi anche in altri campi creativi. Oltre alla poesia ti esprimi anche in altri campi artistici non-letterari? Quali?

Ho studiato pianoforte per alcuni anni e da bambina danza classica. Ho sempre disegnato, ma solo per piacere personale e da autodidatta, tuttavia alcuni mie libri sono accompagnati da miei disegni o acquerelli. Dipingo quando ne sento la necessità. Ho curato particolarmente il rapporto tra poesia e immagine e poesia e oralità anche attraverso video-poesie e registrazioni. Scrivo saggi, recensioni e articoli, racconti, romanzi, canzoni, poesie musicate, e libri illustrati per bambini… Sono assolutamente convinta, infatti, che la poesia sia in rapporto stretto con tutte le altre forme d’arte. Amo la fotografia, soprattutto la fotografia analogica (sono una nostalgica eh!) e spero di riprendere in mano anche questa mia vecchia passione.

9) Quale tipo di letture preferisci?

Leggo molta poesia, anche poesia contemporanea. Saggi, filosofia e romanzi, classici e non, per lo più sulla natura e biografie avventurose. In realtà sono curiosa e, un libro, se è un buon libro, spesso si ramifica in mille altre letture in cui, dispersiva come tutti i gemelli, mi perdo felicemente. Mi piace moltissimo la letteratura russa, il mio preferito è Il maestro e Margherita e la letteratura ispano-americana a partire dalla poesia: sono innamorata di Octavio Paz, Antonio Machado, Isabelle Allende, grande scrittrice del sacro femminino contemporaneo, Gabriel García Márquez e lui, il multiforme Alejandro Jodorowsky, principe della psicomagia. L’ultimissimo romanzo letto che mi ha incantata è Hokusai, dita d’inchiostro di Bruno Smolarz che narra l’avventurosa e libera vita del maestro, un uomo affetto da “follia da disegno.”

10) In tempi recenti è sempre più frequente la pubblicazione di poesie su blog o social network. Molto spesso si possono trovare lavori interessanti e ben scritti. C’è qualche poeta che torni a leggere di frequente e che vorresti raccomandare? (se possibile aggiungi anche il link al blog).

Avendo, io stessa, più di un blog ne seguo molti altri, non vorrei fare torto a nessuno ma ultimamente, per la poesia haikai, oltre al tuo, sto seguendo il neo nato Cuccagna di Valeria Simonova, che già conoscete. Leggo con molto interesse, inoltre, già da un po’ di tempo, un poeta mistico,  Wuji Seshat (https://seshatwuji.wordpress.com)  la cui produzione è ispirata soprattutto alla poesia Sufi di Sri Aurobindo Ashram. Il blog è in inglese, è stata una delle più belle scoperte di wordpress degli ultimi anni. Se decidete di seguirlo non vi annoierete: in soli quattro anni ha scritto più di ottocento poesie tutte pubblicate nel suo blog, il suo stile è unico e originale.

 11) Hai mai pubblicato una raccolta personale delle tue poesie? Se sì fanne una breve descrizione indicando anche i dettagli della pubblicazione (editore, distributore).

Ho pubblicato nel 2015 la mia prima monografia “Nei giardini di Suzhou” per FusibiliaLibri (il libro si riceve scrivendo a  fusibilia@gmail.com), una raccolta di duecento haiku completati da note, che hanno come filo conduttore il sentimento Karumi e la visione semplice della natura. Particolare attenzione la rivestono gli alberi da me incontrati negli anni. A corredo dei componimenti alcune tavole sumi-e di un amico e artista siciliano di grande talento, Santo Previtera. Nel 2016 esce il mio primo libro rivolto a lettori di ogni età: “Le regole del controdolore” (Temperino Rosso, nei maggiori canali distributivi anche in e-book) in cui la protagonista è la fabula e la voce del bambino interiore; la raccolta di poesie, dallo stile semplice ma curato e intensamente proiettato al metafisico, è corredato da alcune mie tavole illustrate a carboncino e matita. A settembre invece uscirà Alambic per l’editore romano (torno a casa!) Progetto Cultura. Mauro Limiti avrebbe dovuto pubblicarmi già nel 2015 ma essendo questa una raccolta antologica contenente quattro miei libri e le mie poesie più vecchie, abbiamo allungato un po’ i tempi. Il libro contiene una raccolta di haiku editi e inediti (Naturalia), una raccolta di Tanka (Piccoli canti pagani), due raccolte di poesia lineare in versi liberi: Il canto del bosco e  Alambic, che dà il titolo all’intera antologia. Il tema è quello a me più caro, quello che definisco, poco sopra, eco-poesia profonda. Anche questo libro conterrà alcuni miei studi di pigna a matita e carboncino.                                                 A fine anno uscirà anche “Eva” raccolta di poesia con le fotografie di Annalisa Marino, sui temi del femminicidio e la violenza di genere, che ha già vinto alcuni premi. Nel frattempo sto lavorando a una collana di libri per l’infanzia, rivolta anche a bambini con disturbi specifici dell’apprendimento attraverso un progetto di alta leggibilità, assieme all’amica pittrice/illustratrice Sara Stradi, tenete d’occhio il mio editore Temperino rosso. I prossimi anni usciranno anche: “Sottopelle, landai versi ribelli”, “Millimetri” (petit onze) e “Corpo sonoro, Ipotetico Sé” (poesia lineare in versi liberi), editore permettendo, perché l’editoria oggi è sempre più un terreno instabile e poco rassicurante.

12) Spesso i poeti sono persone eccentriche. C’è qualcosa di te che rientri in questa definizione?

Parlo agli alberi, forse potrebbe bastare… In realtà oggi non è più considerato qualcosa di eccentrico, se viene inserito nelle pratiche di ecologia profonda e non nella schizofrenia, ma dieci anni fa, quando ho aperto il mio blog, il primo sull’argomento in Italia, me ne hanno dette di tutti i colori. Ho poi scoperto, negli anni, che quasi tutti i poeti e moltissime insospettabili persone parlano agli alberi… ma è un segreto. Sostanzialmente ho infranto un antico tabù con tutte le conseguenze del caso. Le altre mie manie le tengo ben nascoste.

13) Per chiudere l’intervista cita tre dei tuoi versi che credi siano i migliori (indicando tra parentesi il titolo della poesia e, se pubblicata, dove leggerla.)

Forse non è neppure la mia migliore ma è l’ultima che ho scritto. Per i poeti l’ultima poesia è sempre la migliore…

 

...When you’ll take them into your hands

remember to read the little poems

written between ribs.There I am.

 

…Così, quando le prenderai nelle tue mani

ricorda di leggere le piccole poesie

scritte tra quelle nervature. Io sono lì.

 

(Sono i versi di chiusa tratti da “A flower is never the same”, Un fiore non è mai lo stesso, poesia contenuta nella raccolta Alambic, in uscita a settembre; è un’anteprima per Memorie: si potrà leggere presto sul mio blog nanita e in alcuni siti di poesia in lingua inglese.)

 

Grazie per la tua generosa ospitalità Eufemia, un saluto a tutti i lettori di Memorie di una Geisha.

 Castiglione del Lago, 21/07/2017

Le domande rivolte agli haijin sono state tratte dal blog Poeti d’ombra, col consenso dell’autore Francesco Vitellini, quale form generico per gli Artisti di Memorie di una Geisha, avendolo trovato assai stimolante e originale.

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Questa voce è stata pubblicata da Eufemia Griffo.

5 thoughts on “INTERVISTA a Valentina Meloni (nanita)

  1. Molto interessante quello che hai scritto nell’intervista , Valentina , da tempo ci incontriamo sulle pagine di Fb : abbiamo n comune Isabel Allende e Marquez, oltre al fatto di parlare con gli alberi . Non ho la tua cultura letteraria , ho fatto il liceo clessico e poi i sono iscritta a Matematica….niente fantasia e miti, ma il primo libro che ho letto, dopo Pinocchio,è stato Achille e Patroclo. Apprezzo molto la tua passione e…adesso vado a chiederti l’amicizia su fb , ciaoo

    • Cara Angiola, grazie per la tua presenza e per essere venuta a leggere qui in casa di Eufemia che ringrazio per averci unito nell’incontro in nome della poesia e dell’amicizia.
      Ti leggo sa un po’ e quindi mi fa molto felice la tua richiesta.
      Non credere che io abbia chissà quale cultura, sono curiosa, leggo e studio, anche io come te ho fatto il liceo classico ma non ho potuto continuare, mi sono poi iscritta a media e comunicazione qualche anno fa ma preferisco sempre trovare altre strade oltre quelle già tracciate…
      Pinocchio è uno dei miei libri culto… 🙂
      Grazie a rileggerci a presto

  2. Complimenti di cuore, Valentina! Una vita letteraria ricca e varia. Mi piace tantissimo il tuo approccio alla natura e questo tuo “parlare agli alberi”, quasi fossi una fatina dei tempi moderni. Pensa che il mio primo blog si chiama “La musica dei boschi”, quindi in qualche modo ti sento uno spirito affine. Grazie anche per il link al blog di poesie, le leggerò con interesse e per l’anteprima della tua poesia.Tienici aggiornati sulle tue pubblicazioni, mi interessa in particolare la collana per bambini.
    Un abbraccio a te e ad Eufemia!

    • Cara Elisa/Eitan sono proprio felice di sapere di questa nostra affinità con i boschi … boschi selvatici e boschi immaginari di parole 🙂 Grazie per avermi voluta conoscere meglio e per le tue parole di apprezzamento e vicinanza che mi nutrono di presenza sincera. Ti terrò aggiornata sulla collana per bambini che mi sta particolarmente a cuore…
      Il mio abbraccio a te e alla tua dolce accoglienza.

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