Intervista ad Alessandra Delle Fratte, haijin di Memorie di una Geisha

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1) Presentati brevemente, indicando anche il tuo blog, se ne usi uno per pubblicare.

Sono una psicologa psicoterapeuta, con il sogno nel cassetto di diventare una scrittrice!

Sono nata a Roma una cinquantina di anni fa e vivo ancora nella mia casa dell’infanzia, dove ogni angolo – nonostante la vigorosa ristrutturazione – è ancora intessuto di generose memorie e caldi ricordi. La solidità – di valori, legami, sentimenti – è per me un caposaldo in ciò che mi orienta nel mondo e nelle relazioni; parimenti, concretezza e pragmatismo – uniti all’idea di “riuscire” rialzandosi, dopo ogni caduta – mi hanno resa la donna e la specialista che sono oggi.

Dedico il mio tempo alla prosa e alla lirica solo da alcuni anni: tutta la mia produzione artistica, anche quella inedita – o ancora in stesura – è pubblicata sulla mia pagina Facebook:

https://m.facebook.com/LullabyEmozionieParole/

2) Quando hai iniziato a scrivere cosa ti ha spinto e perché?

A 9 anni inizio con il mio primo diario segreto: come tutte le bambine della mia generazione, ne ricevetti anche io uno in regalo; su di esso descrivevo minuziosamente la mia piccola vita e trovavo molto liberatorio fare “cronaca” delle gioie e delle sofferenze tipiche del mio tempo.

Alle soglie dei vent’anni abbandono questa abitudine, riprendendola anni dopo con la nascita di mio figlio. A lui ho dedicato un diario diverso: quello della storia con lui e dei suoi progressi.

Gli eventi privati che via via toccheranno le mie corde emotive, non so come, faranno scattare qualcosa in me: nel 2011 inizio contemporaneamente a scrivere aforismi, piccoli brani di narrativa e a comporre le prime poesie; e a mio figlio dedicherò Quasi un fiore – intitolata così perché abbracciandomi al mattino, prima di andare a scuola, mi diceva sempre “profumi di mamma”.

Ho iniziato a scrivere per tenere memoria e far “parlare” le mie emozioni. Oggi posso dire che sono le emozioni a “parlare” per me: io le traduco, semplicemente, in versi.

3) Che genere di poesia scrivi? Se più di uno, in quale pensi di riuscire ad esprimerti meglio?

Come anticipato, ho iniziato scrivendo poesie di tipo occidentale. Nel 2015 però mi avvicino allo studio e composizione di poesie di ispirazione giapponese, haiku soprattutto: sarà amore a prima vista!

Premetto che alla base del mio scrivere – almeno per quanto riguarda la poesia e la narrativa – non vi è una preparazione “ragionata” che abbia portato alla ricerca e affinamento di uno stile: sono assolutamente un’autodidatta – e questo giustifica i limiti, sicuramente rintracciabili, nelle mie produzioni. Se un sentimento urla nel petto, io lo fisso per iscritto; scrivo di getto, e il mio orecchio scandisce la musicalità (spesso graffiante) di ciò che ho da dire.

Diverso è il caso dello haiku, dove l’affinamento della tecnica ha necessariamente richiesto una molteplicità di esercizi di stile, ed approfondimenti di lettura degli antichi maestri. Al riguardo trovo sempre una grande empatia con Kobayashi Issa – senza nulla togliere a Basho o a Buson e ad altri grandi maestri.

La scelta del tipo di poesia verso cui propendere risente del momento ispiratore: lo haiku mi permette di cogliere l’attimo e di descrivere, con profonda sintesi espositiva, il momento presente. Se il messaggio che voglio trasmettere necessita di un dialogo interiore (o con il lettore) di portata più ampia, opto per la poesia tradizionale, o la narrativa.

4) Il tuo lavoro è influenzato/ispirato da qualche poeta del passato? Se sì, chi è e in che modo t’influenza/ispira?

Lo devo ammettere: non ho mai sopportato le rime ed è per questo che ai tempi della scuola odiavo studiare le poesie: non avendo mai goduto di ottima memoria, è sempre stato un calvario per me dover sostenere una interrogazione su tali argomenti.

Che grande riscoperta in età matura, leggere con occhi diversi autori pregiati – come Calvino, Pirandello, Montale, Ungaretti – che anni prima avevo disdegnato, per il solo fatto che da loro poteva dipendere un buon voto a scuola.

Nello stile – diretto, immediato, lacerato/lacerante – che spesso mi caratterizza ritrovo sicuramente l’influenza della splendida Alda Merini, alla quale certamente m’ispiro.

5) Definisci il tuo stile poetico con un aggettivo e spiegane il motivo.

Non ho uno stile unico, ma riconosco di adottare una impostazione intimista ed essere un po’ crepuscolare nelle coloriture affettive, spesso nostalgiche, melanconiche o espressione di un senso di solitudine.

Questo nelle liriche tradizionali si traduce in versi che cristallizzano il dolore di una perdita, di una incomprensione, di un sogno interrotto; nella composizione di haiku il tutto trova un perfetto simbolismo nelle stagioni invernali, a me molto care.

6) Tutti i poeti hanno delle parole, delle frasi che non riescono a fare a meno di usare. Quali sono le tue parole o frasi più ricorrenti.

La mia scrittura è un po’ variata negli ultimi otto anni, ma il mio scrivere poesie, nella duplice ispirazione occidentale/giapponese, richiama oggi come ieri alcuni modi di dire più frequenti di altri.

Sicuramente “stanze dell’anima” è una locuzione che spesso utilizzo nelle mie liriche di impostazione occidentale: l’idea che in ognuno di noi alberghi un vissuto recondito – talvolta celato anche a noi stessi – è presente in ciò che scrivo, e riconduce alla parte di noi che cerca di proteggerci da quella sofferenza latente che non comprendiamo, ma che vogliamo dimenticare.

Quando il mio sentire abbraccia invece l’ haiku, mi accorgo che ricorro spesso al piccolo kigo “e si fa sera” – che ben descrive il lento fluire, indefinito, di un tempo semplicemente accolto senza giudizio, nel quale il poco (o molto) può comunque accadere.

7) Si dice che per vedere il mondo per quello che è veramente si dovrebbero guardare commedianti, artisti e poeti. Che cosa pensi emerga spontaneamente dalle tue opere?

Credo l’universalità di ciò che allieta – o tormenta – il genere umano. La capacità delle piccole cose di stupire la nostra parte bambina; o la conferma che sentirsi profondamente soli, o tristi, non è qualcosa che rende diversi, bensì accomuna l’uomo ad altri uomini.

La mia vita professionale mi ha sempre portata ad ascoltare tante storie di umana quotidianità: su alcune di esse ho composto versi che potrebbero appartenere anche a me, o al mio vicino di casa. Mi è stato detto che in ciò che scrivo “ci si riconosce”; ed è il complimento più bello che potevo ricevere perché avvicinare, condividere, comprendere è la medesima finalità che abbraccio anche quando lavoro.

8) Spesso i poeti sono attivi anche in altri campi creativi. Oltre alla poesia ti esprimi anche in altri campi artistici non-letterari? Quali?

Da bambina sono stata avvicinata alla musica e per alcuni anni ho studiato pianoforte. Pensando alla mia vena creativa, negli anni giovanili mi sono dedicata ad hobbies di piccola manualità: ricamo, disegno, maglia, composizioni di piante e fiori, e piccola pasticceria. Ancora oggi, se posso, i miei regali sono fatti a mano, col cuore.

Oggi compongo poesie per gli amici che si sposano, o diventano genitori, ad esempio; o se mi chiedono di rappresentarli in un mio scritto, dedico loro un personaggio e gli faccio vivere qualche avventura.

9) Quale tipo di letture preferisci?

Il mio rapporto con la lettura, come lo scrivere, asseconda ancora una volta l’umore del momento: sono la classica persona che sul comodino ha tre, quattro libri iniziati e che gusto in parallelo, a seconda se io voglia calarmi in un amore romantico, piuttosto che tra i versi poetici di un autore a me caro.

Sono una giallista fin dalla prima adolescenza. Le trame complicate da seguire con logica e la suspense mi sono sempre piaciute: ho iniziato con l’inquieto Edgar Allan Poe e le ambientazioni di Agatha Christie. In tempi moderni oltre alle storie magistralmente raccontate da Camilleri, seguo con interesse i giallisti del profondo nord: Nesbo, Camilla Lackberg e, prima di loro, il bravissimo Stieg Larsson.

10) In tempi recenti è sempre più frequente la pubblicazione di poesie su blog o social network. Molto spesso si possono trovare lavori interessanti e ben scritti. C’è qualche poeta che torni a leggere di frequente e che vorresti raccomandare? (se possibile aggiungi anche il link al blog).

Sinceramente non seguo nessun artista in particolare. Ho molti amici scrittori emergenti e senza indulgere in preferenze particolari sostengo ognuno di loro per come posso.

Gli amici di poesia li incontro ed apprezzo quotidianamente nei gruppi Facebook dove pubblico anche io. I blog sono una vera novità per me e Memorie di una geisha ne sa qualcosa!

11) Hai mai pubblicato una raccolta personale delle tue poesie? Se sì fanne una breve descrizione indicando anche i dettagli della pubblicazione (editore, distributore).

Si. Ho iniziato a pubblicare con piccole case editrici nel 2015. La mia prima silloge poetica, Impronte sul Cuore, è uscita nell’antologia collettanea “Tramontane” (Collana Parole in Fuga – Poeti del nuovo millennio a confronto, Edizioni Aletti).

Sempre nel 2015 ho contribuito all’antologia poetica “Odi et Amo. Essere donna tra poesie e pensieri d’autore” (vol. 2 a cura di M. T. Infante, Edizioni La lettera Scarlatta) con un capitolo specialistico sulla dipendenza affettiva patologica – Quando l’amore fa male – e tre liriche sul tema della violenza psicologica: Libero arbitrio, Il valore di una donna, Nulla più chiederò.

Ma la soddisfazione più grande è arrivata con l’uscita del mio primo libro di poesie Come una Fenice. Emozioni in versi (2016, Collana Nuvole, AUGH! – Gruppo Alter Ego), disponibile su Amazon e sullo shop online della casa editrice. In questo libro ho raccolto più di settanta tra poesie e aforismi: la fenice è l’animale mitologico simbolo del mio rinnovamento interiore che ho scelto per dare vita ad un intreccio di versi poliedrici, specchio di vite vissute – le mie, e quelle di chi ha intersecato fino ad oggi il mio cammino.

12) Spesso i poeti sono persone eccentriche. C’è qualcosa di te che rientri in questa definizione?

Eccentrica non so, sicuramente sono sempre stata definita una persona di “carattere”.

Pur essendo una persona attenta alle regole (di convivenza sociale, di rigore scientifico e metodologico) difficilmente mi adeguo se non sono convinta di ciò che sono chiamata a fare; e questo – in ambienti dove l’acquiescenza è preferita al pensare con la propria testa – non sempre ha girato il vento in mio favore.

Spontanea, diretta, allegra ed informale: nella vita come negli ambiti di mia competenza io sono così. Ricevo i miei pazienti in uno spazio privilegiato in cui, oltre al pianto, anche lo humor è il benvenuto; e dove la professionalità, nell’ascolto e nella guida verso una sofferenza minore, non impedisce di sorseggiare un buon te al gelsomino, seduti comodamente in poltrona.

13) Per chiudere l’intervista cita tre dei tuoi versi che credi siano i migliori (indicando tra parentesi il titolo della poesia e, se pubblicata, dove leggerla.)

Migliori, certamente, non posso dirlo io! Dovendo circoscrivere la scelta a soli tre versi non posso che optare per un haiku, tra i miei più affezionati, che dedico a Memorie di una geisha per la squisita ospitalità:

ombre autunnali –
di arabeschi dorati
parlano i muri

Grazie.

 

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Questa voce è stata pubblicata da Eufemia Griffo.

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