Intervista a Dolores Santoro, haijin di Memorie di una Geisha

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1) Presentati brevemente, indicando anche il tuo blog, se ne usi uno per pubblicare.

Sono nata nel 1983 in terra salentina; mi occupo di benessere (massaggi, psicosomatica, rimedi naturali, nutrizione) e sono vicepresidente dell’associazione “NotteBlu”, che svolge attività di formazione e informazione sull’autismo attraverso incontri, convegni e laboratori.
Da maggio 2017 impegnata nell’amministrare il gruppo “Haiku, tre versi di luna crescente”, assieme a Paola Martino (abbiamo viaggiato insieme già in altro gruppo, a partire dall’ottobre del 2015, e devo a lei l’imprinting e buona parte del mio percorso).

Amante della lettura – poesia in particolare – e delle culture straniere; mi piace osservare le sfumature di ogni mente che incontro nel mio cammino (perché le reputo ciascuna preziosa anche all’evoluzione e alla comprensione del mondo) e mi entusiasmano gli anagrammi, infatti collaboro con altri sei autori nella pagina “L’Oracolo delle Parole” in cui, lasciati dei componimenti, se ne ricavano di nuovi, permutandone le lettere.

La mia pagina personale di poesie e riflessioni è disponibile al seguente link:

https://www.facebook.com/Voli-di-Luce-1477673299211334/

La maggior parte del mio impegno tecnologico/virtuale è però riversato nel gruppo di cui sopra

https://www.facebook.com/groups/133248500549651/?ref=bookmarks

e al sito ad esso associato, raggiungibile a questo indirizzo:

http://treversidiluna.simplesite.com/

2) Quando hai iniziato a scrivere cosa ti ha spinto e perché?

Ho iniziato a scrivere da piccolissima, con le prime poesiole in rima dedicate esclusivamente ai miei genitori, cui allegavo qualche nastro colorato e l’immancabile fiore di campo.
Ho interrotto per poi riprendere durante la frequenza della scuola superiore, al momento del primo amore non ricambiato.
E’ seguita una nuova pausa conclusasi all’età di 24 anni; da allora non ho più smesso.
Ciò che mi spinge alla scrittura è cambiato nel corso del tempo: è passato dalla necessità di tradurre uno stato d’animo molto intenso in parole – con lo scopo di ridimensionarlo – alla necessità di riscoprirmi attraverso ciò che osservo, ampliando la mia (prima) percezione.

L’osservazione diretta è ciò che mi sprona verso uno slancio maggiormente autentico ma più contenuto, e quando mi trovo in un momento molto carico d’emozione preferisco aspettare per evitare di vagliarne solo la superficie, ossia quell’esubero di tensione che in questo caso allontanerebbe dalla verità.

3) Che genere di poesia scrivi? Se più di uno, in quale pensi di riuscire ad esprimerti meglio?

Sperimento il necessario: più che cimentarmi in qualunque genere mi capiti, faccio una prima selezione – se così posso dire – attraverso una visione periferica e soltanto dopo scendo nel dettaglio.

Citando Chuang-tzu:
“ Il bambino guarda tutte le cose tutto il giorno senza batter ciglio; questo perché i suoi occhi non si concentrano su qualche oggetto particolare. Egli cammina senza sapere dove va, e si ferma senza sapere cosa fa. S’immerge nelle cose che lo attorniano e procede con esse.
Questi sono i principi dell’igiene mentale”
(estratto da: La via dello Zen, Alan W. Watts)

In sostanza sono passata dalla poesia romantica (pur non abbandonandola del tutto) alla poesia d’ispirazione giapponese ed è stata una scelta che ho sentito congeniale: nella mia poesia mi trovavo sovente rinchiusa, nonostante la libertà dei versi; la disciplina dell’haiku, invece, mi ha aiutato a canalizzare meglio e, dopo un primo conflitto da ribellione agli schemi, me ne sono letteralmente innamorata.
Trovo che abbia un’energia particolare e che sia tanto universale da poterne scoprire sempre nuove sfaccettature e dinamiche.
Questo è più o meno rappresentativo (anche) della mia idea di libertà.

4) Il tuo lavoro è influenzato/ispirato da qualche poeta del passato? Se sì, chi è e in che modo t’influenza/ispira?

Sono e sono stata certamente influenzata da diversi autori, in particolare dai poeti romantici, ma anche decadenti ed ermetici.
Ci sono poesie, racconti o a volte anche immagini che segnano moltissimo: nella mia memoria è incisa quella manina tesa al melograno (come non ricordare Carducci?) così come il mio stupore alla lettura de “Il treno ha fischiato” di Pirandello: quante volte ho provato ad immedesimarmi, anche a distanza di anni, nel Belluca.
Mi sono chiesta come possa essere sentire quel fischio: “svegliarsi” e poter ribaltare ogni prospettiva.
Sembra una divagazione, ma non lo è: nei miei componimenti cerco sempre di dare percezione della tenerezza di quella mano e della scossa di quel fischio.

Nella poesia giapponese leggo molti Maestri ma in parallelo, proprio per cercare di non essere influenzata da alcuno in particolare.
Poiché lo stesso Bashō diceva “Non sforzarti di imitare le imprese dei grandi uomini del passato, ma preoccupati di scoprire che cosa li ha ispirati” (citazione da un contributo di Stefano d’Andrea, estratto da: Millepiedi-Yasude, maggio 2002, foglio informativo dell’Associazione Italiana Amici del Haiku) ho cercato di seguire la sua indicazione nel modo per me più spontaneo, come faccio, da sempre, con le letture serali: non c’è un solo libro in corso accanto a me.

5) Definisci il tuo stile poetico con un aggettivo e spiegane il motivo.

Liquido, mi piace definirlo così.
Amo il movimento nelle composizioni, e trovo che l’acqua, da cui per associazione deriva il mio aggettivo, sia perfetta a definire un continuo fluire e rinnovarsi.
Qualunque immagine io vada a proporre, anche se apparentemente immobile, deve avere una “via d’uscita”; mentre ne parlo mi rendo conto che potrebbe essere con molta probabilità la traduzione di una mia costante ribellione.
Personalmente, non attribuisco valore negativo a questa parola: ribellione per me non è (solo) reazione violenta o rumorosa, ma un modo per non perdere il contatto con se stessi; è una riserva della mente che segue il proprio arbitrio, fermo restando che ci si ribella anche con la non-azione.

6) Tutti i poeti hanno delle parole, delle frasi che non riescono a fare a meno di usare. Quali sono le tue parole o frasi più ricorrenti?

Nei miei scritti sono abbastanza frequenti gli aggettivi, per l’insita caratteristica di definire meglio immagine e/o emozione, e tra essi prediligo quelli che suggeriscono sensazioni tattili; spesso li utilizzo nella sinestesia, figura retorica a me cara, quanto la metafora.
Se devo scegliere un termine che ricorre, però, direi flesso (in questo caso più visivo) perché trasmette forza e fragilità allo stesso tempo.
Mi entusiasmano da sempre i contrasti, e cerco di far giungere al lettore questo tipo di sensazione, non necessariamente con le sole parole, devo ammettere, ma con le differenti parti del componimento: di solito la dimensione più leggera è inserita alla fine del lavoro.

Mi piace molto anche la parola ritorno, a cui attribuisco una sorta di consapevolezza: spesso tornare (sui propri passi, su un’idea, accanto ad una persona…) non è indice di debolezza ma di diversa comprensione; come ritornano le stagioni, e gli eventi, allo stesso modo si può fare un passo indietro e far vacillare qualche nostra sicurezza.

7) Si dice che per vedere il mondo per quello che è veramente si dovrebbero guardare commedianti, artisti e poeti. Che cosa pensi emerga spontaneamente dalle tue opere?

Certamente una malinconia di fondo che reputo sia, nonostante il mio atteggiamento positivo nei confronti della vita, il segno inequivocabile della volontà di lasciarsi attraversare da ogni tipo di emozione, ma punto sul fatto di non intristire chi mi legge perché dovrebbe giungere anche (e sempre) un chiarore che acquieta l’anima.
Scrivo secondo queste sensazioni, in questo ordine, come già accennato, ma non posso garantire di riuscire a portarle a destinazione tali e quali.

8) Spesso i poeti sono attivi anche in altri campi creativi. Oltre alla poesia ti esprimi anche in altri campi artistici non-letterari? Quali?

Sicuramente la fotografia è una mia passione: mi piace immortalare qualunque cosa, soprattutto durante le passeggiate; provo lo stesso entusiasmo nel “fermare” un tramonto o una serie di sassolini.
Credo sia un grande strumento per far passare l’emozione di chi scatta e suscitarne di nuove in chi osserva; la reputo quindi poesia in piena regola.
Adoro cantare.
Qui siamo lontani anni luce da un potenziale vero, ma il canto mi aiuta ad esternare emozioni molto forti per le quali trovo insufficienti o più elaborati altri canali.
Con i miei figli, oltre che per la ninna nanna, mi piace utilizzare il canto (talvolta) per comunicare, e loro sembrano seguire – e gradire – questo mezzo.
Il mio primogenito ha imparato ad esprimersi a parole proprio partendo dalle canzoni.

9) Quale tipo di letture preferisci?

Prediligo poesie, letture su meditazione e Zen, ma anche testi didattico/educativi, psicoanalitici e romanzi autobiografici.
Per ciascun genere mi piace leggere attivamente: ritrovare uno stato o un’idea, oppure divergenze con una personale prospettiva o ancora scoprire un aspetto che mi è sconosciuto; per me la lettura in sostanza inizia quando elaboro le mie riflessioni, non prima.
Il mio libro preferito è ancora “Il Codice dell’Anima”, di Hillman.

10) In tempi recenti è sempre più frequente la pubblicazione di poesie su blog o social network. Molto spesso si possono trovare lavori interessanti e ben scritti. C’è qualche poeta che torni a leggere di frequente e che vorresti raccomandare? (se possibile aggiungi anche il link al blog).

Ci sono diversi autori che danno forti emozioni e porgono senso estetico, musicalità e contenuto in buona od ottima sinergia, ma citarne qualcuno comporterebbe il rischio di sminuirne altri, quindi preferisco lasciare all’intelligenza e sensibilità di ognuno la scoperta di poeti e haijin che meritano in modo particolare.

11) Hai mai pubblicato una raccolta personale delle tue poesie? Se sì fanne una breve descrizione indicando anche i dettagli della pubblicazione (editore, distributore).

Ho pubblicato un’unica raccolta, edita nel luglio del 2015 da Irda Edizioni: si tratta di una silloge di poesie d’amore in cui ha un ruolo predominante la Natura; una sorta di osmosi tra essa e la coppia donna/uomo.
Il titolo è “Voli di Luce”, e giunti a questo punto non credo occorra spiegare le motivazioni: ho descritto nelle precedenti risposte sia il Volo della libertà che la Luce sopra la malinconia.
In ogni lirica ho cercato di lasciare un volo, ossia un momento che abbia il sapore di accoglienza verso l’amore e che chiuda il suo librarsi a fine lettura.

12) Spesso i poeti sono persone eccentriche. C’è qualcosa di te che rientri in questa definizione?

Lo sento un po’ stridente come termine che possa definirmi, ma se vogliamo prendere la sfumatura più moderata, e quindi puntare a identificarci un atteggiamento sveglio nei confronti del proprio cammino di vita, con l’intenzione di esprimere il proprio pensiero anche se divergente dai più oppure di assumere un comportamento differente, allora sì, sono un pochino eccentrica.

13) Per chiudere l’intervista cita tre dei tuoi versi che credi siano i migliori (indicando tra parentesi il titolo della poesia e, se pubblicata, dove leggerla.)

I migliori, ammesso che ci siano, non potrei riferirli io!
Mi viene in mente uno tra i lavori che mi sembrano ben riusciti; in questo componimento ho raccolto più dimensioni temporali – come piace a me – e ho puntato su diverse suggestioni: il calore della temperatura esterna (lasciato intuire) a contrasto con il gusto freddo/rinfrescante di un gelato, una sensazione nell’udire che può essere di interesse, commozione o noia ( a discrezione del lettore) e il periodo di vita narrato; su quest’ultimo aspetto secondo me entra in gioco una ulteriore apertura tra l’input che ha fatto scaturire il racconto e il contenuto dello stesso: potrebbe essere che il padre stia raccontando quanto ai suoi tempi fosse raro mangiare un gelato, oppure potrebbe trattarsi di qualunque altra vicissitudine rievocata da una situazione presente, o ancora, un’abitudine (spesso i papà, o i nonni, tendono a non parlare quasi d’altro che del loro tempo…).
E’ stato pubblicato nel gruppo haiku di cui ho lasciato il link nella risposta alla prima domanda.

Cono gelato
Mio padre racconta
la sua infanzia

(maggio 2017)

Grazie di cuore, Eufemia, per la disponibilità e la squisitezza, nonché per questo bel progetto (tra i tanti che porti avanti) che punta alla condivisione e alla conoscenza tra noi scrittori.
Sono onorata di occupare un posto nel tuo blog.

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Questa voce è stata pubblicata da Eufemia Griffo.

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