Oliviero Amandola, haibun

Haibun: sole e rugiada

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Sole invernale
L’amore per un fiore
mai più rivisto

In una delle sue ultime foto profilo sembrava una fotomodella. Con il suo abito più elegante, rosso, i suoi tacchi aperti e gli occhiali da sole della Gucci che gli avevamo regalato. Le curvature del suo corpo illuminate dai raggi del sole… ma è sempre stato il suo viso asiatico, i suoi occhi verdi, rari, in una donna filippina e il suo carattere dolce e generoso a renderla unica. La ricordo con lo sguardo fiero ma stanco di ricevere indifferenza e maltrattamenti da parte di suo marito. Ricordo la lucentezza dei suoi occhi, quando seduti su una panchina di legno del parco, mentre gli altri si perdevano in discussioni riguardanti la moto gp, il calcio e facevano a gara a chi tra di loro era il più macho nel preparare la grigliata, noi parlavamo delle Filippine, di poesia, di vita aprendo il libro a caso e leggendone una a testa, così come se parlassimo dei nostri sogni più intimi attraverso un altro linguaggio.

Il suo dito
sulla parola amore
Fiori di ibisco

I suoi consigli per il mio viaggio nelle Filippine mi tornarono di grande aiuto. I suoi occhi non mi abbandonarono mai. Ci sentimmo qualche volta tramite messenger con il computer della nipote di mia moglie per scambiarci gli auguri di Natale. Rientrato in Italia non ebbi più modo di vederla. Una sera, prima della partenza, su messenger mi arrivò un suo messaggio dal profilo di una sua amica chiedendomi se scrivessi ancora haibun e poesie.

Suoni d’autunno
Mentre cerco parole
fruscio di foglie

Per un attimo la mia mente torno’ a quella panchina nel parco, ai suoi occhi lucidi che fissavano il titolo del libro ” poesie d’amore e libertà” di Jacques Prevert.

La prima neve
Comincia a germogliare
anche il silenzio

Alla collanina che mi regalò di nascosto a settembre per il mio compleanno, con una foglia, una pagina e un cuore, dicendomi che ogni cosa è collegata ad un’altra, così le persone, seppure a volte, la vita di tutti i giorni, ci porta a pensare il contrario.

Va scomparendo
nel profumo del mare
Un’ altra estate

Non riesco a dormire questa notte. Fa troppo caldo. Anche se è inverno la temperatura qui a Manila supera i trenta gradi. Esco a fumare una sigaretta. Fuori dall’albero una piantina di rose e viole ha dei rami spezzati a causa di una recente tempesta. Un raggio di luna illumina la ferita. L’accarezzo… Lascio andare nel vento caldo I pensieri che non mi fanno dormire.

Anche se presto
ecco pare fiorire
la prima viola
Sembra che si nasconda
dietro un soffio di vento

Appunto qualcosa sul mio diario. La luna sopra i grattacieli e i quartieri poveri di Manila è bellissima. Sento la sua voce cantare nella mia mente. Stranamente è diventato più familiare il silenzio.

Cercando un nome
l’odore di un marinaio
sulla mia mano

Al mattino successivo il nostro arrivo a Palawan, faccio scorrere le tende e osservo l’arcobaleno abbracciare l’oceano. I suoi colori sembrano essere all’altezza della finestra di Dio. La tempesta ci ha regalato una tregua e dato l’opportunità di conoscere un signore con il quale domani farò un escursione attraverso le isole tra Palawan e Mindanao. Parliamo della guerriglia che affligge una parte di Mindanao. “Ci informeremo meglio questa sera dopo cena” , mi dice. Con un sorriso e una stretta di mano, ci salutiamo. Io tra me e me spero che siano già arrivati i soldi dell’ultima rata per l’assicurazione sulla vita.

Nuvole d’oro
Le onde segnano il tempo
la luce il luogo

Mi preparo un caffè nel cucinino che ogni camera ha a disposizione. Meditando, mentre l’oceano e la terra di queste isole si addormentano, mi rilasso alla brezza fresca lasciata dal temporale. Come in messaggio salvato nella memoria, penso al libro di erbe medicinali che mia nonna, quand’ero ragazzino, mi aveva lasciato. Colpito da un pensiero improvviso, mi alzo e prendo il mio diario per mettere al sicuro degli scritti lasciati finora solo sui foglietti sparsi nelle tasche:

Ho sognato il sole caldo degli oceani
l’improvviso blu che divora gli occhi,
il cuore che si esalta nel melodramma
delle foreste canore; ho voluto credere
che l’uomo non avesse rovinato tutto il mondo.

Ho seguito il canto luminoso degli uccelli tropicali, la corrente schiumosa che srotolava lentamente gli arcobaleni, i suoi fremiti fino al sale degli oceani, ho seguito il viola dei fiori; splendore dell’alba, ho sentito il suo delirio coagularsi nel corpo della notte.

Cieli spazzavano coralli di vele antiche,
pescatori, simili ad attori, tiravano su le reti
come per custodire il segreto del mare;
i loro piedi sabbiosi, i loro occhi illuminati,
ed io sognavo cullato dalle frasi dell’acqua:

Discendevo vortici di vocali trasportare maree nella mia mente.

molto dopo
la leggerezza dei fiori di seta

 

Oliviero Amandola

Questa voce è stata pubblicata da Eufemia Griffo.

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