Intervista a Maria Concetta Conti

MC

1. Presentati brevemente, indicando anche il tuo blog, se ne usi uno per pubblicare.
Sono nata a Catania e vivo a Tremestieri Etneo.
Sono laureata in Filosofia e insegno Lettere alla scuola secondaria di I grado.
Amo la poesia in tutte le sue forme, tuttavia in questi ultimi anni sono affascinata dalla poesia giapponese.

2. Quando hai iniziato a scrivere, cosa ti ha spinto e perché?
Scrivo versi sin dal l’adolescenza , ho sempre considerato il genere poetico l’atto creativo per eccellenza. Da bambina ascoltavo estasiata mia madre che mi leggeva i versi dell’Odissea o di alcuni passi della Divina Commedia. Ero affascinata da Ulisse e provavo tenerezza per Paolo e Francesca. Quel quinto canto dell’Inferno mi è rimasto dentro, lo trovavo tanto romantico.
Non ho mai pubblicato una mia raccolta perché non mi sono sentita pronta ad affrontare quel “so di non sapere “ che ha sempre
accompagnato una povera cercatrice. Ecco così mi definisco, e non per falsa modestia, piuttosto credo intensamente nell’incapacità umana di penetrare il significato profondo di un verso o di una parola, io in primis.

3. Che genere di poesia scrivi? Se più di uno, in quale pensi di riuscire ad esprimerti meglio?
Ho scritto versi liberi, canzoni, sonetti, ma nell’ultimo periodo mi sono dedicata, come già ho detto, alla poesia giapponese.
Prediligo la tanka, lo haiku e ultimamente lo haibun.
Non so bene in quale genere riesca meglio, anche perché non sono mai contenta dei miei componimenti, nonostante mi trovi più a mio agio con la tanka o con lo haiku.

4. Il tuo lavoro è influenzato/ispirato da qualche poeta del passato? Se sì, chi è e in che modo ti influenza/ispira?
Sicuramente Dante mi ha influenzata non poco, ma anche il mio amato Leopardi , Montale e sicuramente D’Annunzio.
Ho sempre studiato un modo per sfuggire all’interpretazione pedissequa di certi critici, la cui stigmatizzazione ha precluso la gloria di poeti che hanno toccato con mano l’immortalità.
Adoro, inoltre,Emily Dickinson, Ezra Pound, Eliot.
Ovviamente il mio interesse, forse una tappa obbligata, in questi ultimi anni è rivolto a Basho, a Issa, a Buson, a Shiki…

5. Definisci il tuo stile poetico con un aggettivo e spiegane il motivo.
Forse non ho un vero stile poetico o perlomeno non riesco a definirlo tale.
Dipende molto dagli stati d’animo, pervasi spesso da una tristezza che raramente traspare dal mio temperamento solare e vulcanico.
Qualcuno intravede in certi momenti poetici la mia formazione filosofica e di questo non sono del tutto contenta per il motivo che ciascun substrato culturale ha i suoi schemi e io rifuggo gli schemi.
Vedo un po’ d’amore in tutto, anche in questa tristezza del mio essere; trovo un messaggio in ogni manifestazione umana e nella natura in generale.

6. Tutti i poeti hanno delle parole, delle frasi che non riescono a fare a meno di usare. Quali sono le tue parole o frasi più ricorrenti?
Mi piacciono certe parole evocative e alcune parti del corpo che mi conducono allo stato di presenza. Alcune scelte lessicali mi arrivano spontaneamente, non so bene come, a volte ho la consapevolezza che la semplicità sia una mia prerogativa.
Uso spesso “alba “ perché è il mio momento di solitudine, “occhi” perché in uno sguardo si riflette un mondo di sensazioni e di emozioni, “luna “ perché la sua magia richiama significati universali.
Poi dipende molto dalle occasioni che mi si presentano o dagli eventi sincronici che vivo quando sono felice, triste o assorta.

7. Si dice che per vedere il mondo per quello che è veramente si dovrebbero guardare commedianti, artisti e poeti. Che cosa pensi emerga spontaneamente dalle tue opere?
Emerge un’anima pura, influenzata da un percorso intrapreso da tanti anni.
Ho faticato non poco per eludere certe imposizioni formali radicate da una cultura fin troppo accademica. C’è una ricerca continua in quello che scrivo, una curiosità infantile, il desiderio di rompere taluni schemi ingombranti di una formazione limitante.
Emerge, spero, un’apertura a continue sperimentazioni.

8. Spesso i poeti sono attivi anche in altri campi creativi. Oltre alla poesia ti esprimi anche in altri campi artistici non-letterari? Quali?
La creatività fa parte di me:
sono creativa nel mio lavoro, nel mio ruolo di madre, nell’approccio col quotidiano, nella cura delle amicizie e dei rapporti.
Adoro sperimentare, inventare le mie lezioni, coinvolgendo i miei alunni e ascoltando i loro bisogni.
Scrivo un diario da tanti anni per capire quanto mi sia evoluta nella mia essenza creativa.
Mi piace l’eleganza dei particolari e creo di giorno in giorno nuovi mondi paralleli.
Creo con la scrittura e con la lettura, soprattutto. Mi diverte leggere contemporaneamente più testi. È un modo per sentire un po’ mio il pensiero di altri. È l’atto creativo in sè che mi meraviglia e mi coinvolge.

9. Quale tipo di letture preferisci?
Oltre alle poesie, leggo di tutto: romanzi, saggi, riviste, testi storici e filosofici.
Sono una lettrice avida!
Ho una curiosità inesauribile e questo, spesso, mi conduce alla dispersione, lo ammetto con umiltà.
Probabilmente è sempre la stessa causa che porta a trovare risposte che puntualmente non trovo.
È quell’indomito flusso di domande che invadono i miei pensieri e che mi portano a cercare, cercare, cercare…

10. In tempi recenti è sempre più frequente la pubblicazione di poesie su blog o social network. Molto spesso si possono trovare lavori interessanti e ben scritti. C’è qualche poeta che torni a leggere di frequente e che vorresti raccomandare? (se possibile aggiungi anche il link al blog).
Provo ammirazione per molti autori presenti nei gruppi dei Social network o nei blog.
Consiglio di seguire certe riviste straniere o anche italiane, come Lumachine, i blog come questo e “La luna e il cancello “ di Cenisi che è molto esaustivo e illuminante, un vero compendio, secondo il mio punto di vista .
Gli autori che ammiro e che seguo sono tanti, dunque la lista sarebbe infinita.
Ritengo che basti indossare gli abiti del cercatore per trovare il modello più congeniale. La scelta è un fatto soggettivo, personale, periodico. Pertanto consiglio di leggere, leggere e ancora leggere per capire che non è possibile fermarsi. È questo l’importante, non pensare neanche per un minuto di essere arrivati o di essere maestri. Nessuno lo è, se non di se stesso.

11. Hai mai pubblicato una raccolta personale delle tue poesie? Se sì, fanne una breve descrizione indicando anche i dettagli della pubblicazione (editore, distributore etc.)
Non ho mai pubblicato autonomamente una raccolta personale per scelta. Forse lo farò, quando sentirò che ho qualcosa da dire o quando la mia anima sarà pronta ad accogliere questa esperienza. A volte mi capita di scrivere versi sui fazzolettini, su foglietti che reperisco in borsa, o persino sulle mani. Dunque molti scritti vengono dispersi. Forse mi ripeto dicendo che la scrittura è un fatto intimo, per me. Ultimamente, però, incoraggiata da un mio caro amico, mi sono messa in gioco e ho assistito felice alla pubblicazione di alcuni miei haiku su riviste e su blog, oltre che in un’antologia di una poetessa rumena. In questi giorni è stato anche pubblicato “ Storie per un anno in cento parole “, una raccolta di romanzi in cento parole di cui io faccio parte e che verrà presentata il 26 novembre.

12. Spesso i poeti sono persone eccentriche. C’è qualcosa di te che rientri in questa definizione?
Sono molto eccentrica, se per eccentricità intendiamo quella certa stravaganza che accomuna i cercatori. Mi riferisco ad una certa inquietudine del pensiero, alla modestia a volte esasperata dei miei comportamenti che si traduce nell’accettazione in toto del diverso, del mutevole e, contemporaneamente, nella trasparenza dei rapporti umani. La ricerca del bello in ogni cosa è inoltre la mia eccentricità, è il desiderio di soffermarmi sui dettagli sfiziosi, a volte sfuggenti. Riesco a percepire la bellezza in ogni situazione, anche se oggettivamente non c’è. Ad ogni incontro attribuisco un valore quasi Karmico perché arricchisce la mia conoscenza. Pratico yoga e meditazione da alcuni anni, e mi interessa la Fisica quantistica. La studio con i miei limiti, per cui ricorro spesso alle spiegazioni di un mio caro amico, professore di Fisica che mi ha avviata con entusiasmo, cogliendo al volo una sfida difficile, visto il sostrato culturale da cui provengo.

13. Per chiudere l’intervista cita tre dei tuoi versi che credi siano i migliori (indicando tra parentesi il titolo della poesia e, se pubblicata, dove leggerla).
Nel crepuscolo
Il rumore del mare
una preghiera

Questo è uno degli haiku che fa parte di un momento magico della mia vita, i versi sono fluiti con una spontaneità naturale. Quando l’ho scritto, mi sono sentita spettatrice incantata di un evento unico e forse irripetibile. È stato pubblicato su questo blog e sulla rivista Otata.

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Questa voce è stata pubblicata da Eufemia Griffo.

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