Antonio Sacco: “Un caso di haiku polisenso: esempio del ruolo della Kakekotoba nello haiku italiano”

anto

È relativamente raro trovare in lingua italiana haiku che fanno uso di quello che i giapponesi chiamano “kakekotoba” (掛詞; kakeru= agganciare, kotoba= parola) o “parola perno”, ossia una parola che presenta più piani di lettura grazie all’omonimia delle stesse. Gli omonimi sono due o più parole che presentano la stessa pronuncia ma che rappresentano significati diversi non essendo correlati né semanticamente né etimologicamente fra essi. Mentre per i giapponesi la kakekotoba è una peculiarità linguistica tipica della loro poesia, facendone ampio uso negli haiku, in italiano questo succede di rado. Propongo qui di analizzare un mio haiku in cui si utilizzano due parole omografe (rappresentate cioè dagli stessi segni grafici) ma non omofone (che non presentano la stessa identica pronuncia), ovvero un esempio in cui viene usata la kakekotoba ed il significato del componimento resta, quindi, libero di fluttuare fra i due possibili significati:

eppur perdono
il profumo dei fiori
ormai schiacciati

(Antonio Sacco)

Volutamente non si è inserito lo stacco perché a seconda di dove verrà posto il significato del componimento varierà. Poniamo ora attenzione alla parola “perdono” al kamigo (primo ku): se intesa come parola sdrucciola sarà “pèrdono”, cioè terza persona plurale presente indicativo di perdere, e se al nakashichi (secondo ku) interpretiamo “dei” come proposizione articolata aggiungendo lo stacco interno al secondo ku (chukangire) prima di essa, avremo una prima possibile versione del componimento:

eppur pèrdono
il profumo – dei fiori
ormai schiacciati

La prima interpretazione di questo haiku vuole quindi significare che proprio perché sono stati calpestati alcuni fiori pèrdono la loro fragranza. Qui, con questa specifica toriawase (i. e. il collegamento di due immagini distinte in uno stesso componimento haiku), lo haijin vuole suggerirci che la bellezza e le caratteristiche dei fiori potrebbero essere vanificate con lo schiacciarli.
Mentre la seconda possibile versione è di significato completamente diverso se si considera la parola “perdono” con accento tonico sulla penultima sillaba (parola piana e non sdrucciola come testé visto):

eppur perdòno –
il profumo dei fiori
ormai schiacciati

Ora perdòno è inteso come prima persona indicativo presente del verbo perdonare, il kireji è posto alla fine del kamigo. Secondo questa versione lo haijin vuole porre l’accento sul fatto che i fiori nonostante siano calpestati emanino profumo in segno di perdono verso chi li ha schiacciati o che lo stesso autore perdona come i fiori quando vengono pestati.
Possiamo riscrivere il componimento come un monoku o haiku monoverso lasciando che i due diversi significati e le due diverse interpretazioni siano libere di passare da un senso all’altro:

eppur perdono il profumo dei fiori ormai schiacciati

Come espresso da Susan Stewart esempi come questo rappresentano “the clash of two levels of abstraction” (“lo scontro di due livelli di astrazione”) giocando un ruolo importante nell’economia verbale di una poesia haiku. Per chi fosse interessato ad approfondire tali tematiche suggerisco questo articolo che tratta, appunto, di kakekotoba, polisemia e omonimia negli haiku: https://www.elisabernardinis.com/1159-2/

Antonio Sacco

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Questa voce è stata pubblicata da Eufemia Griffo.

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