Oliviero Amandola – Haibun

Haibun: corde di luce

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Vento tra i pioppi
La corrente trascina
l’ombra dei fiori

Prima che fiorì di nuovo, mia madre vagò
a lungo entro le curve strette del giardino;
il tempo, come un petalo, soffice come seta, ruvido come carta, improvviso come un fulmine, un’emozione…quando ogni frutto fu pronto balzò  fuori dal suo boccio. Non avendo più nulla da crescere, rivive quel fiore come una stanza. Più nessun dolore, nessuna distanza; senza infrangere nulla, nella sera
– una finestra in fondo al cuore. Osserva – mi dice – il tempo come una clessidra, un sorso di luce nel bosco, un batter d’ali al tramonto… ogni cosa che si spezza, si può ricomporre. Vedi il vaso rotto, i battiti dell’acqua sulle sponde del torrente, lo scorrere del loro suono nel silenzio delle pietre sul fondo.
Mio padre, invece, mi mostra lavorando la terra la fatica segreta di un sorriso; che nulla rimane, ma che ogni cosa rinasce tra noi e la verde ombra degli alberi.

Spargendo pezzi
di pane per gli uccelli
Raffica estiva

Oliviero Amandola

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Questa voce è stata pubblicata da Eufemia Griffo.

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