Lucia Viola – Haibun

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Visita al Père Lachaise (20 maggio 2019)
HAIBUN

È il mio ultimo giorno di vacanza a Parigi e m’incammino in salita verso il celebre, ma per me ancora sconosciuto, Père Lachaise. Stamattina il cielo è grigio e pioviggina lentamente, l’atmosfera più appropriata per una visita a questo particolarissimo cimitero. Dopo aver attraversato l’ultimo incrocio mi trovo davanti ad uno dei muri perimetrali, tutto ricoperto da file e file di nomi dei caduti nella Prima Guerra Mondiale. Ai suoi piedi, una lunga ed esile striscia di terra con ciuffi di viole, fiori di campo ed altre piantine spontanee, sobrie e anonime così come tante di queste povere anime sacrificate.

Boccioli bianchi
sfioriti anzitempo
Pioggia sottile

Arrivo nel cimitero dall’entrata principale, dalla quale si ramificano viali e vialetti. Rimango colpita dall’impressionante quantità di verde: muschi, edere, rampicanti, foglie ed erbe di vario tipo. Numerosissimi, alti e vetusti gli alberi: cipressi , platani, aceri, faggi, castagni. Il cimitero è quasi deserto e il silenzio è rotto soltanto dalle gocce d’acqua che cadono dalle fronde, intervallate dal cinguettio di tanti uccelli e dai miei passi sull’acciottolato bagnato.

Canti remoti
Sull’alto ippocastano
gli uccellini

Dal primo vialetto a destra mi addentro subito in mezzo alle tombe. Non sento il bisogno di seguire la mappa, né di scattare fotografie. Mi aggiro a caso, in silenzio, sola con la mia curiosità. La disposizione delle tombe sembra non seguire alcun ordine, né cronologico, né geometrico, né architettonico, né di ceto. Accanto ad aulici mausolei, cappelle sfarzose e statue imponenti si trovano sepolcri semplici e umili. Nomi illustri e nomi sconosciuti. Tombe grandiose che ospitano intere generazioni di familiari e tombe piccolissime con un solo occupante. Tombe recenti di marmo lucido, curate e adorne di fiori freschi accanto a lapidi vetuste di pietra grezza, ormai abbandonate, logore e fatiscenti, segno probabile che la dinastia si è interrotta.

Germogli nuovi
L’edera avvinghiata
a pietre antiche

Poco distante dal romantico tempietto dove riposano i resti di Eloisa e Abelardo mi colpisce la piccola tomba di una bella ragazza di ventuno anni che ha perso la vita nell’attentato al Bataclàn.

Crude realtà
e tenere leggende
Rose sul muschio

Rondini in volo
Le ali di un angelo
toccano il cielo

Silenzio e quiete
In un raggio di sole
le margherite

Girovago così qua e là per lungo tempo in silenzio e solitudine, quasi dimentica dell’amica che mi accompagna. È un luogo davvero magico e misterioso, dove il tempo sembra essersi fermato, che mi trasmette un grande senso di raccoglimento e di pace. Molto lentamente, quasi non volessi ancora lasciare quelle anime addormentate,mi avvicino all’uscita; le nubi si sono diradate, mi rituffo nel caos cittadino per raggiungere l’aeroporto.

Continua il viaggio
al di là del cancello
Verso l’estate

(Foto mia, all’esterno del cimitero)

Haibun e foto di Lucia Viola

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Questa voce è stata pubblicata da Eufemia Griffo.

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