Carmela Marino – Haibun tratto da World Haiku Review December issue

HAIBUN

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È sabato di fine inverno, la voce di una bambina, corre, corre spensierata per i vicoletti del paese.
Alternato a un sommesso cinguettìo il tintinnìo dentro una tasca, di pochi spiccioli.
Ad un tratto sento l’eco del mio nome fondersi con il profumo del pane appena sfornato,di pomodoro e basilico.
Uno scialle sulla testa, sbuca da una finestra improvvisamente un sorriso rugoso, è la nonna,mi fa segno di salire su, non me lo faccio ripetere
A due a due risalgo i gradini, ho l’acquolina in bocca già sento sotto i denti la fragrante pizza della nonna.
I sogni in tasca
Là dove nasce l’alba
voce di nonna
In lontananza il ragliare di un asino, ora è vicino, ecco una coppola avvicinarsi, con passi ormai lenti ma sicuri, e in quegli occhi stanchi, (oh quanta strada hanno fatto!), è il nonno che torna dalla campagna.
Gli vado incontro, ha ancora l’odore di terra,sul viso il riflesso del sole che sta tramontando, ai piedi degli scarponi pieni di fango, segno di una dura giornata lavorativa, e quelle mani callose.
Allunga un braccio e sorridendo mi dà un secchio pieno di latte,delle sue due pecore e una cesta con delle verdure.
Luna di latte
L’odore di pecora
addosso al nonno
Rintocchi incessanti del campanile, si fa sera,tutti vicino al camino, e intorno a una storia in bianco e nero del nonno, della guerra e della fame che fu’,si consuma il ceppo…
Si è fatto tardi, ma prima di addormentarmi, mi affaccio alla finestra.
Qui sui monti sembra essere più vicini alla luna e alle stelle.
Raccolgo in un sguardo il cielo stellato, conto i miei sogni, ad uno ad uno, aspetto quella luna spuntare dal monte piano piano,e scivolare di tetto in tetto,fino a me
Il suo bagliore riempie il vuoto di molte case abbandonate e mette in luce il mio volto
Il capo chino
della nonna sui ferri
Le calze pronte
Accanto ad una bimba, io ragazza seduta su una panchina con gli occhi lucidi, guardo oltre il verde della collina, fino a laggiù dov’è il mare.
Non posso sentire lo stridere dei gabbiani ma lo posso immaginare
E tra me e me penso: “Un giorno purtroppo dovrò lasciare tutto questo, ma niente sradicherà questa radice profonda”.
È arrivato il giorno della partenza.
Chiudo la valigia con dentro i suoi profumi, albe e tramonti, l’eco della mia montagna, e il rumore del fiume laggiù che scorre, scorre senza fermarsi.
Guardo la mamma, è dentro una lacrima riflesso l’intero cielo, con il cuore in gola e un abbraccio forte, i miei passi si allontanano.
L’ultima curva
Si allontana un tramonto
nello specchietto
Carmela Marino

Questa voce è stata pubblicata da Eufemia Griffo.

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